ALTO APPENNINO: Chiusura del punto nascita, una scelta sbagliata che è necessario rivedere

3
36

parto2

I tre recenti casi rappresentano un  campanello d’allarme

di Igor Taruffi

Dalla chiusura del punto nascita dell’ospedale di Porretta Terme ad oggi sono passati cinque mesi.

In questo relativamente breve periodo, si sono però già verificati tre parti d’emergenza.

Nel primo caso il personale medico che avrebbe dovuto trasportare la partoriente (residente a Gaggio Montano) all’ospedale Maggiore, ha invece ritenuto necessario fermarsi al Pronto Soccorso di Vergato, dove poi è avvenuto il parto.

Nel secondo il parto è avvenuto al Pronto Soccorso di Porretta Terme e nell’ultimo la partoriente è stata assistita direttamente in casa.

Tre casi simili in soli 5 mesi rappresentano sicuramente molto di più che un campanello d’allarme e dovrebbero obbligare tutti i soggetti interessati ad una seria e profonda riflessione.

La controversa scelta di chiudere il punto nascita dell’ospedale di Porretta Terme è sempre stata motivata, tanto dai vertici dell’Ausl quanto dall’Assessorato alle Politiche per la Salute della Regione, con la necessità di rispettare gli standard di sicurezza stabiliti in almeno 500 parti l’anno.
Soglia sotto la quale il punto nascita di Porretta Terme aveva da sempre operato.

Inutile nascondere quindi che la scelta di chiudere sia stata il frutto di una riorganizzazione in cui hanno avuto il loro peso sia il risparmio economico che la ricollocazione del personale di ostetricia impiegato a Porretta Terme.

Allora inutile negare che i tagli alla Sanità, decisi in particolar modo dai Governi Berlusconi e Monti nel biennio 2011-2012, abbiano avuto un ruolo importante.

Parliamo infatti di un taglio nei trasferimenti statali al Servizio Sanitario Regionale dell’ordine di 250 mln per il triennio 2013-2015.

Com’è inutile negare che l’Assessorato alle Politiche per la Salute della Regione, di comune accordo con la Direzione Generale dell’Ausl di Bologna, in un quadro più generale di riorganizzazione dei servizi sanitari provinciali, abbia volutamente e fortemente spinto per la chiusura del punto nascita.

Stupisce che ciò sia avvenuto con il beneplacito della Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria provinciale nonchè della maggioranza del Comitato di Distretto di Porretta Terme, organi composti rispettivamente dai Sindaci Presidenti dei 6 Distretti socio-sanitari in cui è suddivisa la Provincia di Bologna e dai 13 Sindaci del nostro territorio.

Sindaci del nostro territorio che tra l’estate del 2012 e quella del 2013, per un intero anno, sono tutti rimasti chiusi in un lungo e colpevole silenzio (anche quelli che poi hanno presentato ricorsi alla Magistratura…), quando pure gli elementi per capire cosa sarebbe successo, se solo si fosse prestata più attenzione, erano ben visibili.

Tanto da poter essere denunciati pubblicamente dal sottoscritto sia sui mezzi di informazione che in incontri pubblici a nome del gruppo “Progetto Alto Reno”.

Allora però anche le forze politiche, comprese quelle di centrodestra i cui Consiglieri regionali oggi non perdono occasione per rilasciare dichiarazioni di fuoco, rimasero in silenzio.

Personalmente, continuo a pensare che se le Amministrazioni locali si fossero mosse per tempo forse qualcosa sarebbe potuto cambiare.

Anche perché il punto nascita di Porretta Terme non era l’unico a non raggiungere la soglia di 500 parti l’anno.

Secondo i numeri dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), tra gli ospedali emiliano-romagnoli che attualmente non raggiungono il limite di 500 parti all’anno ci sono il Sant’Anna a Castelnovo ne’ Monti, nel reggiano (194), l’ospedale di Pavullo (407), la Casa di cura Città di Parma (370) e il Santa Maria di Borgo Val di Taro (200), sempre nel parmense.

La domanda viene spontanea: perché la stessa determinazione mostrata dall’Assessorato alle Politiche per la Salute della Regione per ottenere la chiusura del punto nascita di Porretta Terme non è stata utilizzata anche nei confronti delle altre strutture?

E’ lecito pensare che le Istituzioni locali di quei territori siano state capaci di mostrare una coesione diversa e si siano mosse per tempo senza aspettare che le decisioni fossero assunte per poi ricorrere ai Tribunali?

E’ lecito supporre che quei territori siano rappresentati in Regione in modo diverso da quanto non succeda al nostro?

Ad esempio è forse utile sapere che la parte della provincia reggiana in cui si trova Castelnovo , al contrario della nostra, sia stata in questi anni rappresentata nella maggioranza del Consiglio regionale da Roberta Mori, che proprio di Castelnovo è stata Sindaco per due mandati…

Ma al di là degli errori commessi dalle Amministrazioni locali e della mancanza di una adeguata ed incisiva rappresentanza politica del nostro territorio nelle sedi regionali, un dato è certo: la scelta di chiudere il punto nascita si sta rivelando, nei fatti, oltre modo sbagliata e deve essere necessariamente rivista.

In autunno ci saranno le elezioni regionali e cambieranno molti dei protagonisti di questa vicenda, a partire dall’Assessore alle Politiche per la Salute della Regione, Carlo Lusenti.

Credo che potrebbe essere l’occasione giusta per ridiscutere molti indirizzi contenuti nel Piano Sanitario Regionale.

Il nostro territorio deve dimostrare di avere la forza per riaprire una partita che non può e non deve essere considerata chiusa.

L’unica strada però è data dalla capacità di invertire le scelte politiche di fondo che hanno originato queste scelte.

E alla politica si può rispondere solo con la politica e non pensando di affidarsi a scorciatoie giudiziarie.

Dobbiamo avere la forza e la rappresentanza politica per chiedere a chi si candiderà a guiderà la Regione nei prossimi anni di rivedere quella scelta.

Dopotutto, anche se in un contesto ben diverso, il punto nascita di Porretta Terme rimase chiuso tra il 2000 ed il 2001, poi grazie all’impegno e alla volontà politica di chi allora guidava le scelte politiche sanitarie regionali, riaperto e rilanciato.

Oggi come allora abbiamo il dovere di provarci.

 

SHARE

3 Commenti

  1. http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/parto-prematuro-casa-porretta-1.84309

    meno male che c’era l’automedica a Marano.

    Come siamo pecorecci qui in montagna.

    siamo costellati di strutture doppie e poi dobbiamo contare sulla “levatrice”. Senza togliere nulla alla professionalità degli equipaggi delle auto mediche. Vuol essere una provocazione.

    http://notiziefabbriani.blogspot.it/2014/07/normal-0-14-false-false-false-it-x-none_28.html

    Non so se si debbano vergognare di piu’ politici e dirigenti o noi che andiamo ancora a votare dando loro credito.

  2. I Sindaci (escludo la Focci) vanno ai compleanni, ai centenari, alle feste paesane con la fascia e ricompaiono poi alle elezioni.
    I tagli mi sembrano lineari; lineari anche dove l’età media è più alta (in montagna): ricordiamoci anche degli anziani; in città ci sono tutte le comodità. Siamo RISERVA INDIANA !
    W l’automedica! Taruffi, Sindaco!

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here