ALTO RENO TERME: “Dov’è finito lo scimmiottino rosa ?”

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“Una storia nella storia dal bianco e nero all’euro”di Edgardo Ferrari.

SABATO 25 MARZO 2017 alle ore 17.00 ci sarà presso la Biblioteca Martinelli di Porretta Terme la presentazione di due libri importanti per la montagna, uno è quello di Edgardo Ferrari.

Edgardo è nato a Bologna nel 1958 ed è laureato in lingue e letterature straniere. Figlio di Gastone, Medico Condotto e partigiano della zona, nonché Sindaco di Granaglione prima, durante e dopo il 25 aprile del 1945. Appassionato di auto storiche, collezionista e pubblicista ha collaborato con il mensile  “Auto d’epoca”di Treviso per il quale ha compiuto numerose ricerche dal 1988 al 1993. Nel 1969 fonda il Club Automoto Storiche Bagni della Porretta assieme ad altri appassionati del luogo. Vive a Sambuca Pistoiese e la sua grande passione di scrivere l’ha portato dopo un po’ di anni di lavoro dal 2004 al 2011, alla pubblicazione di questo libro dal titolo “Dov’è finito lo scimmiottino rosa, una storia nella storia dal bianco e nero all’euro” edito dalla Casa Editrice Andromeda. Sono molteplici le sue attività giornalistiche e di ricerca storica, infatti ha collaborato anche con la rivista Gente di Gaggio e la Gazzetta dell’Appennino. con il Comune di Sambuca Pistoiese ha collaborato per la stesura del Dizionario Toponomastico del Comune.

In questo volume l’autore “porta per mano il lettore” parlando della sua storia familiare ma descrivendo anche eventi esterni ad essa e cercando di dare al lettore una contestualizzazione nella macrostoria in modo che ci sia una piena “immersione” negli eventi del XX secolo.  Lo stesso autore specifica che è proprio questo uno degli scopi che si è prefisso scrivendo questo libro.” Va poi specificato che quest’ opera è basata su fatti realmente accaduti, poiché l’autore intende dare pure lo “spaccato” di un’epoca (più o meno il XX secolo) da trasmettere anche alle generazioni future. Tuttavia, permane nello stesso tempo il prodotto della fantasia dell’autore  essendo la presente anche un’opera letteraria. E’ perciò possibile che alcune situazioni o alcuni fatti appartenenti alla cosiddetta microstoria vengano riportati con riferimento a leggende non provate storicamente. Altri capitoli potrebbero riguardare fatti realmente accaduti che vengono descritti in modo differente dal loro svolgimento per ottenere un miglior effetto narrativo, per suscitare un maggior interesse nel lettore o per esprimere meglio il lirismo dell’autore.   I capitoli di introduzione storica, sociale e culturale dei vari periodi invece cercano di essere fedeli alla verità dei fatti descritti, ma ovviamente può sempre esserci qualche inesattezza dovuta alle fonti utilizzate”.

La struttura dell’opera è alquanto originale e rivoluzionaria e denota il fatto che l’autore ha fatto la sua tesi di laurea analizzando proprio la nascita del romanzo e in particolare il “Tristram Shandy” di Laurence Sterne, romanzo settecentesco inglese che ha precorso le moderne opere di Joyce e Proust.

Edgardo Ferrari

Ma anche qui lo stesso autore ci viene in soccorso nelle sue considerazioni conclusive: – “Chi ha avuto la pazienza di seguirmi finora si sarà accorto che quest’ opera è piuttosto atipica e originale. Innanzi tutto, per ciò che riguarda la sua struttura, ho cercato di seguire le orme dei più moderni narratori che si ispirano a “pietre miliari” del romanzo moderno come Joyce, Proust e il loro grande precursore Laurence Sterne, al quale ho dedicato la mia tesi di laurea. Ho così mandato all’aria tutte le varie disposizioni aristoteliche sulle unità di tempo, di luogo ecc. ecc. La trama è perciò di tipo “aperto” e digressivo: il che significa che quest’ opera non è mai terminata perché si può aggiungere sempre qualcosa, soprattutto facendo uso dello stratagemma narrativo del “flash-back” non appena affiora qualche ricordo dalla nostra memoria.   Se ci sarà qualche volenteroso, potrà essere continuata anche quando io non sarò più qui. C’è poi da dire che quest’ opera non è inquadrabile in alcun genere letterario preciso perché ha un po’ l’aspetto del romanzo, un po’ del saggio storico, contiene un pizzico di ricerca dialettologica ed etnografica, sono presenti in essa anche alcuni tratti dallo stile più giornalistico mentre alcune parti sono anche in versi o espresse come vere e proprie testimonianze. Ho poi ripescato da alcuni grandi narratori russi e inglesi dell’ottocento il “multiple point of view” della narrazione che era ormai in disuso nel romanzo moderno. Ritengo che ospitare in questo mio libro punti di vista di altre persone sia un arricchimento dell’opera stessa sotto l’aspetto culturale, soprattutto se alcune esperienze non ho potuto farle personalmente per ragioni anagrafiche (vedi le testimonianze dirette di Antonio Presi e di Bruno Mengoli). Ma il fine principale di un’opera che sfugge ad ogni catalogazione è quello di dimostrare che la nostra storia e la cultura non procedono a compartimenti “stagni” come sostengono tanti intellettualoidi che pensano che il romanzo sia un’espressione della nostra personalità di serie A, mentre un articolo giornalistico è di serie B e una canzone di serie C, ma tutto è interconnesso come nella nostra vita”.

In ogni caso il brio espositivo e l’umorismo dell’autore garantiscono una piacevole lettura che a volte sconfina anche nello spassoso, pur non mancando parti che inducono a serie e profonde riflessioni su quelle amare realtà che spesso la vita ci riserva.

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