ALTO RENO TERME – Vitali:”La Minoranza del Comune e il Turismo: repetita iuvant”

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Ancora una risposta di Villiam Vitali, portavoce del sindaco Nanni, all’interrogazione presentata giorni fa dalla lista civica “Una Nuova Idea” che fa parte della Minoranza

 

LA MINORANZA DEL COMUNE DI ALTO RENO TERME E IL TURISMO: REPETITA IUVANT

 

di Villiam Vitali

 

Un detto latino recita : ” repetita iuvant” , cioe’ a volte ripetere le cose ha una funzione benefica su chi le deve recepire.

Questo serve infatti a farle comprendere e memorizzare. Non è questo purtroppo il caso della minoranza del comune di Alto Reno Terme. In occasione infatti dell’ultimo consiglio comunale svoltosi venerdì scorso, dove all’ordine del giorno vi era l’approvazione di diverse convenzioni con il comune di Lizzano in Belvedere, tra cui quella sul turismo, la minoranza ha votato contro questi provvedimenti, ripetendo il solito mantra: bisogna confluire, per questi servizi nell’Unione dell’Appenino Bolognese. Ora mi è sempre piu’ difficile capire questa posizione della minoranza. Faccio infatti loro mestamente notare che l’Unione dell’Appenino Bolognese è quell’ente di secondo livello, non votato direttamente dai cittadini, che vede come massimo dirigente quel Marco Tamarri che ha organizzato una serata al Kursaal contro il progetto di collegamento tra il Corno alle Scale e la Doganaccia. Progetto che, se portato a termine, potrebbe dare un impulso al turismo dell’Alto Reno intero, quindi del comune di Alto Reno Terme, quindi del comune di Lizzano in Belvedere. E’ poi lo stesso funzionario che è sostenitore di quel tracciato della “Ciclovia del Sole”, che, deviando da Riola di Vergato verso la Rocchetta Mattei e percorrendo la vecchia “Riola -Pistoia”, salta “a piè pari” Porretta Terme e il comprensorio del Corno alle Scale, con tutte le strutture ricettive che rimarrebbero così escluse dalla possibilità di servire i cicloturisti.

Questo funzionario, sostenuto dalla “casta bolognese”  e dall’atteggiamento “pilatesco” dei sindaci dell’Unione dell’Appennino Bolognese, altro non è che l’espressione di quel mondo radical chic, pasdaran dell’ecologismo, secondo il quale da Vergato in su dovrebbe esserci null’altro che un immensa riserva indiana dove gli ungulati hanno piu’ diritti dei cittadini.

Mi stupisco come la minoranza di Alto Reno Terme possa ancora chiedersi come mai gli accordi il comune li stringe con Lizzano in Belvedere e viceversa, e non con l’Unione dell’Appenino Bolognese. Segnaliamo inoltre che dall’inizio del mandato si è instaurato con il Comune di Castel di Casio un rapporto di collaborazione sereno ed efficace, al netto delle legittime differenze.

Mi è capitato piu’ volte di notare un atteggiamento “autolesionista” da parte della minoranza. E fin qui è un problema “loro”. Non accetteremo mai, come amministrazione, che questa loro propensione si estenda agli interessi della cittadinanza. L’interesse dei cittadini è l’unico principio ispiratore della maggioranza del comune di Alto Reno Terme. Questo interesse va nella direzione opposta a quella tracciata dalla minoranza. L’Alto Reno ha una sua unica identità che vogliamo iniziare a costruire con il comune di Lizzano in Belvedere e con chi ci vorrà stare. Mi chiedo se ad Alberto Zolli, che è stato il coordinatore del comitato pro fusione dei comuni di Porretta Terme e Granaglione, questo dica qualcosa. In questo progetto identitario un passaggio dentro l’Unione dell’Appennino Bolognese serve solo a far perdere tempo. Tempo che non abbiamo.

E non ci allettano nemmeno i contributi sventolati come sacchetti di caramelle sul viso dei bambini. I sindaci dell’Unione dell’Appennino Bolognese farebbero meglio a fare due conti e capire quanto “costano” queste caramelle. Per non parlare del signor Rabboni , che parla di “economie di scala”, non conoscendone, evidentemente, il significato.

A tal proposito sono disposto a dargli lezioni, ma non gratis.

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