ALTO RENO TERME: “Acqua viva o acqua morta ?”

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Prosegue il confronto dialettico sulla gestione dell’acqua in Alto Reno, dibattuto a tutti i livelli con toni non sempre …..leggeri. Ed entra nella contesa, tra pro e contro il sindaco Nanni, il granaglionese Paolo Brunetti con questo suo personalissimo comunicato:

“Comitato SalvaAcqua

Comitato INDIPENDENTE per la difesa delle acque e dell’ambiente naturale nel territorio del (ex) Comune di Granaglione

 A TUTTI I CITTADINI DI ALTO RENO TERME

ACQUA VIVA o ACQUA MORTA ?

Dalla nascita di questo Comitato (2001) mi sono preoccupato di fornire ai cittadini informazioni sulla nostra acqua e strumenti, politici e giuridici, per difenderla. Per questo, per aver detto verità scomode per alcuni, spesso sono stato attaccato, e persino querelato, seppur senza successo.

Torno a scrivere ancora una volta per difendere la nostra acqua dalle polemiche sterili e incompetenti della minoranza consiliare di Alto Reno Terme.

STERILI, ripeto, come STERILE sarebbe l’acqua che ci vorrebbero far bere.

Da quando esiste l’impianto acquedottistico di Granaglione (1947) i suoi cittadini sanno che, in occasioni di forti piogge (eventi che si verificano con carattere di eccezionalità) in alcune località del territorio l’acqua si intorbidisce, pur restando potabile, perché i filtri quarziferi apposti non riescono a trattenere tutte le particelle minerali.

I vari “marpioni” che attaccano il Sindaco accusandolo di non voler “spendere qualche decina di migliaia di euro” propongono sistemi dei “decantazione-flocculazione”. Ma questi sistemi non sono innocui, perché comportano l’uso di additivi che farebbero “precipitare” le particelle minerali in fondo alle vasche di decantazione, additivi che, però, a quanto mi risulta, sono CHIMICI: flocculanti organici, perossidi di vario tipo.

Quindi la scelta è fra mantenere un’acqua VIVA (che nei citati, rarissimi casi, diventa torbida), o trasformarla in un’acqua MORTA. Quella che il Sindaco, nella risposta alla interpellanza della minoranza, ha definito “un’acqua industriale”.

Tertium non datur.

Ma non mi fermo qui. L’art. 7, comma 7, della legge di fusione, prevede che il Comune possa continuare a gestire in proprio l’acqua nel territorio dell’ex Comune di Granaglione. E lo fa proprio grazie alle sue speciali qualità organolettiche. Se queste qualità dovessero essere alterate perderemmo, oltre alla VITALITA’ della nostra acqua, anche il diritto a questa premialità che oggi ci è riconosciuta per legge.

QUELLO CHE QUALCHE MARPIONE CONTINUA A DESIDERARE E A CUI MIRA DA TEMPO.

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