Ezio, il bomber che restò a Bologna per amore – Il Sindaco proclama lutto cittadino

0
246

di Marco Tarozzi

Se ne andato Ezio Pascutti. Uno degli eroi dello scudetto del 1964. Il più sfortunato, in tutto. Anche nel giorno dello spareggio all’Olimpico, quando non potè scendere in campo, lui che era stato uno degli artefici di quel traguardo storico. Anche dopo, quando dal calcio non riebbe in cambio di tutto quello che al calcio aveva dato.

E’ rimasto l’affetto, per anni dopo l’addio ai campi da gioco. L’affetto per una città e per la sua gente, quella gente semplice che non ha mai smesso di volergli bene, come ne voleva al Bologna che lui non aveva e non ha mai tradito. Anche i più giovani lo ammiravano, e dire che molti di quei ragazzi non l’avevano mai nemmeno visto giocare. Ma le leggende non hanno bisogno di prove inconfutabili. Basta la parola dei padri, bastano i gesti tramandati. E lui, friulano un tempi schivo e spigoloso che da Bologna ha scelto di non separarsi più, è stato e sarà sempre esattamente questo. Leggenda. Come Giacomino, come quel suo Bologna che incantava. Per tutti, il nome di Pascutti è ancora una favola bella da raccontare, rievoca sogni di gloria e accende la passione. E i cori.

Bandiera vera, come non ne esistono più. Totti a Roma, Del Piero a Torino finché ha retto. I tempi cambiano anche in questo. In quel Bologna da scudetto lui arrivò nella stagione 1954-55, ad appena diciassette anni. Per viverci un’intera carriera, fino al 1969: 294 partite e 130 reti, senza nemmeno calciare un rigore. E tra poco racconteremo il perché. Un ragazzo chiuso, grintoso, quello che arrivò a Bologna. Alle spalle un’infanzia dura, e due fratelli che stravedevano per lui, portati via troppo in fretta dal destino: Enea, il maggiore, costretto a emigrare in Canada per lavorare e poi rapito da un male incurabile; Paride annientato dalla guerra e dalla prigionia in Germania. Ezio, il ragazzino, mise in fretta gli aculei contro un mondo che cercava di dargli schiaffi. Cresciuto col pallone nella testa, capì subito che Bologna era la grande occasione e ci si buttò con coraggio.

“Ascoltai i consigli di Enea”, raccontava, una manciata di anni fa. “Mi diceva: calcia di sinistro, impara perché dopo Carapellese in Italia un’ala sinistra vera non si è più vista. Strada facendo ho incontrato il mio mentore, Gipo Viani. Fu lui a volermi a Bologna. Mi ero fatto notare nel Pozzuolo e nel Torviscosa, ero veloce e segnavo a raffica. Arrivai qui e non dimenticai le buone abitudini. Anche se all’inizio non fu semplice, perché la mia rapidità mi portava anche a sbagliare occasioni ottime, e non fui subito capito”.

Vero, non lo capirono immediatamente. Ma di lì a poco l’amore sbocciò, ed Ezio fece in fretta ad entrare nella mentalità dei bolognesi, pur mantenendo qualcosa del suo rigore e del suo orgoglio di “furlàn”. Gli restò quel carattere mai docile, per il quale ha anche pagato più del dovuto, in certe occasioni. Come il 13 ottobre del ’63, giorno in cui una semplice espulsione diventò un caso nazionale, e Bologna seppe stendere un’ala protettrice sopra il suo bomber.

“Quell’episodio mi ha perseguitato”, raccontava come se fosse roba dell’altro ieri, con quella ferita ancora aperta. “Urss-Italia a Mosca. Finì 2-0 per loro, ma in quel momento avevano appena segnato il primo gol. Dubinski, il difensore che mi marcava, mi arrivò da dietro mentre ero lanciato a rete, con un falllo cattivissimo. Io mi ero appena ripreso da uno dei miei infortunii al ginocchio. Non ci vidi più e lo presi per il collo. Roba leggera, lui fece parecchia scena. Ma diventò un caso politico: era la prima sfida in trasferta coi russi, c’era una decina di parlamentari in tribuna, la stampa mi mise in croce. Non ci furono squalifiche dall’Uefa, ma da allora per anni in ogni stadio italiano venivo accolto a fischi, quasi come un traditore della patria. Dovevo mettermi i tappi nelle orecchie per non sentire. Ma i fischi non mi avrebbero mai piegato: sono stati gli infortunii a farmi dire basta, nel 1969”.

Di quei 130 gol ricordava il più bello, che per lui non è quello della famosa foto di Parenti in cui anticipa Tarcisio Burgnich in tuffo.

“Quello è un bel ricordo, perché Tarcisio è stato l’avversario più duro. Un compaesano, dal mio paese natale al suo ci sono meno di venti chilometri. In campo parlavamo in dialetto e litigavamo in continuazione. Però quando venne a Bologna da tecnico mi chiamò a fare l’osservatore. Il compagno più importante, invece, è stato Giacomo. Se ho segnato tutti quei gol, il merito è anche suo. Il più bello, però, lo feci contro il Genoa, su cross a rientrare dal fondo di Maraschi. Una meraviglia, solo che quel giorno non c’era nessuno a immortalare il momento. La storia dei rigori mai tirati? Ne sbagliai uno in Coppa Italia, contro l’Udinese: mi feci la nomea e non ne tirai più. Quando ti “battezzano” è brutto, è come la storia che sarei stato un attaccabrighe in campo: sono molte tredici espulsioni in quindici anni?”

“Pascòt”, come lo chiamava da ragazzino Gianni Morandi, come lo chiamavano i padri e i nonni che aspettavano i suoi gol, le sue fiammate nell’area di rigore avversaria, il suo essere sempre in vantaggio sull’avversario e sul tempo. “Pascòt”, il vecchio campione che viveva all’angolo tra Lame e Riva Reno, e quando scendeva in strada erano ancora oggi abbracci, sorrisi, ricordi e pacche sulle spalle. “Pascòt” che ha raggiunto quei vecchi amici. Giacomino, Helmut, Paride, Carlo, Dondolo. E il loro maestro, il Dottore, Fulvio Bernardini che quel Bologna lo portò lassù. Ne avranno, di storie da raccontare e raccontarsi, adesso.

 

Il ricordo commosso di Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea Legistlativa della Regione:

“La scomparsa di Ezio Pascutti è motivo di dolore e per i tifosi del Bologna Calcio e per tutti quanti credono nello sport non solo come competizione, ma come momento di socialità, di svago, di impegno civile. Pascutti ha rappresentato un’era di speranza e di passione, un periodo indimenticabile della storia di Bologna. Ai suoi cari, al Bologna Fc, a quanti l’hanno conosciuto e stimato vanno le più sentite condoglianze”.

 

Scomparsa Ezio Pascutti, il Sindaco proclama il lutto cittadino

Bandiera comunale listata a lutto in concomitanza del funerale

Il Sindaco di Bologna ha deciso di proclamare la giornata di lutto cittadino in concomitanza dei funerali di Ezio Pascutti, in segno di cordoglio per la scomparsa del grande campione del Bologna Fc.
Per l’occasione gli edifici del Comune di Bologna esporranno la bandiera comunale listata a lutto.

 

SHARE

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here