LIZZANO: Nasce collaborazione con la “Fondazione Grameen”

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Don’t be a job seeker, be a job creator.

Questo è il motto della Fondazione Grameen, costituitasi dalla collaborazione tra Unicredit Fondation, l’università di Bologna e Grameen Trust, per portare anche in Italia il microcredito: nato negli anni ’70 da un idea del professor Yunus in Bangladesh per far fronte alle emergenze economiche di tantissimi piccoli lavoratori rifiutati dai circuiti bancari tradizionali e prevede prestiti, da restituirsi in piccole rate, con l’unica garanzia di un progetto concreto.

L’intuizione del professore si rivela vincente e viene fondato un istituto di credito chiamato Grameen.
Questa tipologia, che vanta un tasso di retituzione del 99% si è diffusa in 41 paesi del mondo ma non in Europa, dove non esiste una vera e propria banca Grameen ma una fondazione, che ha il compito di facilitare le relazioni tra i possibili beneficiari e gli istituti di credito.

Rispondendo ad una proposta Europea, la social Challenge, la Fondazione lancia la sfida “Social Farming in the Appennines” rivolta imprese, startup e organizzazioni del terzo settore per dare avvio ad attività agricole ed extra agricole volte all’inclusione sociale e lavorativa di soggetti svantaggiati.
Il bando prevede 30.000 euro a fondo perduto da erogare al progetto, redatto in lingua inglese, giudicato migliore fino ad un massimo di tre progetti vincitori.

La social farm può avere un forte impatto sul territorio, creando nuovi posti di lavoro. In visione di questo è stata stretta una collaborazione reciproca tra il comune di Lizzano in Belvedere e la fondazione Grameen per operare al nuovo possibile avvio del territorio che ha, come ha ricordato il sindaco Elena Torri, davvero bisogno di imprese serie, resistenti e attente al sociale.

 

Articolo e foto di Federico Piacenti

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Un commento

  1. Il finanziamento di attività produttive piccole o piccolissime, in Italia, è quasi impossibile; o hai un notevole numero di proprietà immobiliari di valore, altrimenti niente . Rivolgersi in particolare alle neo imprese agricole è un bel sintomo, però…però sarà meglio analizzare molto attentamente cosa possa produrre il territorio del Belvedere in ambito agricolo . Ricordiamoci che è quello agricolo un mercato molto concorrenziale e non troppo remunerativo . Vi potrebbero essere coltivazioni di nicchia che andrebbero valutate . A mio avviso con la nascita di una azienda produttrice di birra artigianale nel comprensorio della Valle del Dardagna, date le memorie celtiche della zona, si potrebbe coltivare orzo per la produzione del relativo malto ed, eventualmente, il luppolo . Sono due piante che possono crescere senza difficoltà in tali zone . L’acqua non è di certo un problema . Vi sarebbe una filiera unica : eredità celtiche ( la birra era la bevanda tipica dei Galli che la denominavano “Cervogia” ) anche di tipo architettonico, orzo e luppolo della zona . Se vi fosse qualcuno intraprendente, deciso e con le idee come Zaccanti di Caffèitaly, la cosa potrebbe essere fattibile, almeno a mia opinione .

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