ALTO RENO: La riforma del Credito Cooperativo

 

Intervista al Presidente della BCC Alto Reno, dott. Bruno Bartolomei

 

Presidente, prima di approfondire l’analisi sul sistema cooperativo, ci dica come sta la BCC che presiede.

“Direi che anche il 2016 può essere archiviato in termini positivi,  soprattutto per i volumi di raccolta e impieghi che hanno ripreso a segnare significative percentuali di crescita. Inoltre manteniamo un indice di patrimonializzazione molto al di sopra delle medie del sistema bancario nazionale e le coperture dei crediti deteriorati hanno raggiunto la copertura del 50%. Il risultato economico è negativo, ma per prudenti ed ingenti accantonamenti su crediti concessi ante 2010 e concordati durante l’ispezione di Banca d’Italia che la BCC ha avuto nel 2016. Questi accantonamenti ci hanno definitivamente allineato alle grandi banche per quanto riguarda l’AQR. Il nostro indice di solidità è pari al 24% e l’ispezione di Banca d’Italia del 2016 si è conclusa in area positiva.

La riforma del Credito cooperativo sta registrando un diverso orientamento tra le Bcc in regione. Chi preferisce Trento, chi Roma. La sua Bcc?

“La nostra è una Bcc che storicamente, pur avendo sempre sottoscritto tutti gli aumenti di capitale che ci ha richiesto Iccrea, ha sempre lavorato con entrambe le realtà, sin dal 1998 utilizziamo il sistema informativo di riferimento di Cassa Centrale Banca di Trento, il progetto ci convince ed abbiamo effettuato un percorso, iniziato ad agosto 2016 e conclusosi lo scorso febbraio che ci ha portato  a dare l’adesione al Gruppo di Trento. La proposta motivata che porteremo alla prossima Assemblea sarà pertanto questa”.

Dott. Bruno Bartolomei

Come vi ponete di fronte ai diversi processi aggregativi in regione? Era proprio necessario dividersi all’interno della regione?

“Spiace che qualcuno la interpreti come una divisione. Si tratta di un percorso che il credito cooperativo italiano sta facendo da almeno 15 anni e che oggi la normativa ha semplicemente accelerato e, per certi versi, istituzionalizzato. Non c’e’ scritto da nessuna parte nella normativa che bisogna aggregarsi o fondersi per forza o perché siamo piccoli, se una BCC ha i propri dati a posto può e deve andare avanti autonomamente, dare l’adesione ad un Gruppo e far parte di questo Gruppo. Infatti non c’e’ nessuna legge che può cancellare d’imperio 120 anni di storia  cancellare una BCC, si tratta di scelte autonome e di cui i Consigli di Amministrazione si debbono assumere nei confronti dei soci e dei dipendenti la responsabilità. Avevamo sperato  che quanto imposto da una riforma normativa alla luce delle regole europee, che prevede la figura obbligatoria di una capogruppo, avrebbe favorito il superamento della storica polarizzazione, ma non è stato così”.

Quali sono le differenze tra le due aggregazioni?

“I due progetti di aggregazione, in verità, appaiono piuttosto diversi. Dalla lettura delle lettere che ci hanno inviato, quello di Iccrea mi pare impostato su un modello di business bancario molto simile a quello di altri istituti di credito in forma di Spa con una forte centralizzazione delle decisioni strategiche e senza richiami al principio “risk based” e alle finalità mutualistiche. Quello di Cassa Centrale dichiara di puntare a conservare quei valori di mutualità e autonomia alla base del nostro essere differenti”.

In un caso e nell’altro, come si eserciterà la governance?

“Uno dei passaggi più delicati riguarda i poteri di direzione, coordinamento e controllo che competeranno alla capogruppo e che saranno esercitati con modularità legata alla rischiosità della Bcc in forza di un “contratto di coesione” E in questo caso le disposizioni di vigilanza alla mano, lasciano spazi di autonomia contrattuale alle due candidate capogruppo. Non si tratta di presupposti di poco conto. Poi, certo, entrambi i progetti devono essere finanziariamente sostenibili e coerenti con l’impianto normativo che è uguale per tutti “.

Scegliere Cassa Centrale costa 6 milioni mentre Iccrea non chiede aumenti di capitale è vero?

Posta in questi termini la questione rischia di essere fuorviante. Non voglio semplificare troppo, ma è quasi come spostare i quattrini da una tasca all’altra nella stessa giacca. L’adesione a una capogruppo non è un biglietto d’ingresso al cinema, ma il contributo ad una casa comune. Quindi, la sottoscrizione del capitale non è un “costo”, ma un investimento che ciascuna Bcc fa per sostenere un progetto che le consentirà nel futuro di mantenere la propria identità cooperativa ed esercitare la propria autonomia gestionale del rispetto dei principi di sana e prudente gestione. A tal proposito mi pare opportuno ricordare che Cassa Centrale non chiede capitale ai soci dal 2007 mentre Iccrea, negli ultimi 10 anni ha ottenuto dai suoi soci aumenti di capitale per oltre 600 milioni di euro”.

Il rendimento?

“Fino ad oggi, il rendimento delle azioni di Cassa Centrale è stato quasi doppio di quelle in Iccrea. L’acquisizione di partecipazioni, inoltre, consente, proporzionalmente, di poter contare nella definizione delle scelte strategiche del gruppo cooperativo”.

Quanto maggiore è la partecipazione, tanto maggiore sarà il ruolo nella governance?

“Sì. Ed è per questo che le Bcc di questa regione che aderiscono al progetto di Cassa Centrale contano di poter partecipare, da protagoniste, alla fase costituente del Gruppo bancario cooperativo.

Iccrea è già strutturata come capogruppo mentre Cassa Centrale non lo è.

E’ vero che Iccrea è già strutturata come capogruppo, ma lo è di un gruppo bancario tradizionale caratterizzato da poche strutture di servizio alle Bcc. Come del resto lo è Cassa Centrale. Invece il mestiere di “capogruppo di un gruppo bancario cooperativo” è nuovo per tutti e la necessità di strutturarsi “da zero” per tale nuovo mestiere è la stessa per entrambe le candidate. Con la differenza che Cassa Centrale, strutturalmente più leggera grazie ad un numero di dipendenti pari ad un terzo rispetto a quelli di Iccrea, ha maggiori spazi di flessibilità nel costruire la sua nuova organizzazione”.

In conclusione, su quali elementi avete fondato la decisione finale?

” Di certo non solo sul dato del patrimonio esistente al momento di presentazione della domanda alla vigilanza, che in un caso è già superiore al miliardo richiesto dalla normativa. E’ indispensabile guardare oltre l’attuale patrimonializzazione complessiva del gruppo in valore assoluto e soprattutto ricordare che il patrimonio è una variabile dipendente dai rischi che il Gruppo si assume e quindi non è tanto il valore assoluto che conta, quanto quello relativo. Sono poi da valutare attentamente la capacità di produrre valore del piano industriale e, di conseguenza, le necessità di patrimonio di medio e lungo periodo. In un progetto che deve essere di lungo termine cambia poco  chiedere capitale ora per poter avviare il progetto oppure avviare ora il percorso e poi chiedere capitale”. Le Bcc che aderiranno a Cassa Centrale condividono un progetto che sarà una grande occasione per il credito, e quindi per le imprese e le famiglie, della nostra comunità. Sarà un Gruppo bancario cooperativo solido con una forte partnership internazionale come Dz Bank, la Capogruppo delle Casse Rurali tedesche, con un progetto industriale che presenta una elevata efficienza e caratteristiche di particolare attenzione al modello cooperativo. Per fare questo è necessario, per legge, raggiungere un patrimonio di un miliardo di euro. Questo patrimonio di Gruppo di cui le Bcc hanno la proprietà sarà poi messo a disposizione dello sviluppo delle singole Bcc aderenti ( che a regime saranno circa un centinaio provenienti da tutte le regioni italiane e delle eventuali necessità di solidarietà cooperativa infragruppo a tutela di soci e clienti delle Bcc stesse”.

Ma in fatto di solidità, come stanno Iccrea e Ccb?

“I numeri di partenza delle due società candidate capogruppo vedono diverse solidità strutturali, diversi indicatori di patrimonializzazione (a giugno il Cet di Iccrea è pari a circa il 12,50% mentre quello di Cassa Centrale supera il 23%), e diverse strutture di costo”.

Cosa accadrà al patrimonio delle singole Bcc?

“Va premesso che il patrimonio delle Cooperative è per definizione indisponibile ai soci che lo devono e possono gestire solo nell’ambito di determinati spazi operativi. Nel nostro caso il patrimonio delle Bcc è vincolato a fare banca localistica e mutualistica, con sana e prudente gestione, a vantaggio delle Comunità di riferimento con l’unico intento di preservare e possibilmente accrescere il patrimonio a vantaggio delle generazioni future”.

Quali saranno le conseguenze per i soci, per i clienti e per dipendenti?

” Nessuna, nella quotidiana operatività bancaria. L’obiettivo nel medio periodo, però, è quello di rafforzare il sistema del credito cooperativo in una visione non solo italiana, ma europea del movimento. Non a caso il progetto di Cassa Centrale è condiviso anche con Dz Bank. I benefici ricadranno sia sui soci sia sulla clientela e sui dipendenti, garantendo alle nostre comunità un’offerta bancaria in generale che ricostruisca quella fiducia che le speculazioni finanziarie da una parte e la crisi economica dall’altra hanno fortemente indebolito”.

 

 

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