Bici più treno più bici… verso il mare

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Il “nostro” Enrico Pasini e la sua bici, un amore che non conosce limiti di spazio  e  di tempo (libero). Dopo averci raccontato due viaggi attraversando l’Appennino tra Emilia e Toscana, questa volta si è giratao ed ha guardato verso il mare. approfittando del weekend pasquale. Il suo diario di viaggio:

Bici più treno più bici….

…. zero file, costo irrisorio e un viaggio rilassante che è comunque sempre un’avventura….

 

Sono le 17 del Venerdì Santo, la campana del lavoro suona, inforco la bici al volo. Non posso perdere tempo, c’è da andare al mare e i tempi sono strettissimi. Ce la farò?

È venerdì, per di più Santo, l’inizio di un weekend che finirà di Martedì, il traffico è intenso e frenetico più del solito, arrivo finalmente a Casteldebole e infilo sicuro su una pista ciclabile, se così si può chiamare, è in realtà un marciapiedi largo ad uso anche ciclistico ma gli spazi sono questi ed è sicuramente meglio chr niente.

La meta è ancora lontana anche se manca poco alla fine della pedalata…

Arrivo in Stazione all’orario prefissato, senza troppa fatica, anche se le piste ciclabili, con tutte le sue deviazioni e i suoi dossi, non le ho seguite proprio alla perfezione e un pochino ho dovuto fare il ciclista sfrenato. Ho venti minuti per fare il biglietto, volevo farlo on-line ma non riuscivo a trovare come fare quello della bici, così ho ascoltato Paolo che mi ha detto di farlo direttamente in stazione, tanto era questione di pochi minuti. Non avevo contato che il venerdì, per di più Santo, un po’ di ressa poteva esserci in stazione Centrale. E allora dall’atrio principale, legato alla mia bici, vado a quello est dove avevo visto una colonnina self-service senza fila. Solo due persone quando arrivo, una finisce subito, mentre una ragazza rimane un po’ indecisa cambiando tre volte il suo programma. Una volta decisa tocca a me. Vado diretto su un sola andata per Ravenna, orario quello che parte tra dieci minuti. Del biglietto per la bici non vi è traccia, ma non perdo neanche tempo a cercarlo. Prendo biglietto e resto e corro giù dalle scale con la bici incollata alle mie mani, verso il binario 10, con le tacchette delle scarpe da Bdc che rimbombano lungo il sottopassaggio. Una volta al binario cerco il vagone per le bici, punto subito verso l’ultimo e per la legge di Murphy torno subito verso la locomotiva. Il Capotreno, una giovane ragazza, è sulla scaletta, le chiedo dov’è il vagone per le bici e mi dice che non c’è, ma che posso metterla nella stanza del capotreno. La ringrazio e le dico che non sono riuscito a fare il biglietto per la bici. Un po’ smarrita mi guarda e dopo qualche secondo, che paiono eterni, mi dice di non preoccuparmi, me lo fa dopo. La ringrazio, salgo, lego la bici al tavolino e mi metto comodo vista bicicletta al primo seggiolino davanti alla porta d’uscita.

Il treno parte, tiro fuori le mie riviste mentre arriva lei e mi chiede il biglietto, lo controlla e saluta.

Il biglietto della bici non me lo ha fatto. Si è forse dimenticata, ma più probabilmente il mio fascino da gran maschio bolognese l’ha conquistata. Mi metto comodo e comincio a leggere.

Due articoli di Cyclist, due di Bicisport e si arriva a Ravenna che neanche me ne accorgo.

Sono poco meno le 19 e ho tutto il tempo per arrivare a Marina Romea con il sole. La tranquillità di Ravenna è totale, messa a confronto con la frenesia di Bologna è quasi disarmante. Mi fermo un attimo sul binario a far passare la fila lungo le scale del sottopassaggio e un attimo fuori dalla stazione ad ammirare come possa essere calma una città di provincia.

Pochi secondi, casco allacciato e si riparte sui pedali.

Un chilometro in strada poi è di nuovo pista ciclabile, lungo la Darsena del porto che fece grandi i Romani, ora ormeggiate Petroliere e navi cargo.

Fino alla Bassette in sicurezza, poi lungo la Baiona in strada, costeggiando la Valle della Pialassa che è l’entrata delle valli di Comacchio e del delta del Po’. Un po’ acqua marina un po’ acqua del Reno e del Lamone. Con il sole che lentamente scende verso l’acqua riflettendo i suoi rossi raggi.

Arrivo a destinazione che non è ancora sceso sotto l’orizzonte e splende sulla valle.

Un tramonto in valle non si può perdere. La magia che trasmette rimane dentro a placare le nervosità quotidiane di un mondo troppo lontano da queste normalità.

Un paio di foto e si abbraccia la famiglia.

Una regione attraversata con venticinque chilometri pedalati in due ore e mezza. Sette euro e mezzo di spesa con una macchina rimasta in garage e 30 euro di benzina rimaste nella pompa.

E un viaggio tranquillo e riposante, che sa di ferie vere e non solo di un weekend lungo. ”

 

Articolo e  foto di Enrico Pasini

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