ALTO RENO TERME: “Alto Reno Baroque Musique Festival “, quando la Cultura diventa Turismo

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Sabato 8 e Domenica 9 Luglio, a Porretta Terme, tra le varie manifestazioni che caratterizzano l’estate nell’alto Reno, ha avuto luogo la prima edizione dell’ “Alto Reno Baroque Music Festival”, un progetto realizzato dall’Associazione Vox Vitae e dall’Associazione Crescendo di Porretta Terme.

Foto di Giovanni Modesti

Un festival che, proprio forse a causa dei tanti eventi nella zona (forse troppi?), può essere passato un po’ in sordina per i locali, ma certamente non è passato inosservato al di fuori del territorio stesso. Infatti, specie per i tanti appassionati del genere della musica antica e barocca in particolare,  quando si inaugura un festival nuovo di questo genere (specie con i tempi che corrono in Italia) la notizia si muove ancor più velocemente. E se a inaugurare un progetto del genere, nelle due serate del festival vi sono le più grandi realtà musicali barocche e corali dell’Emilia Romagna, quali appunto il Coro Euridice di Bologna (la più antica società corale bolognese, nda) e la Cappella Musicale di San Petronio di Bologna, certamente tra gli “addetti ai lavori” e per tutti gli appassionati del genere, sicuramente si può dire che già così la prima edizione dell’ Alto Reno Baroque Music Festival può già far parlare di sé abbondantemente.

Ma andando più nello specifico del festival stesso si può comprendere meglio la dinamica del fatto.

Sabato 8 luglio, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, in Porretta, ha inaugurato il festival il coro Euridice e il gruppo di strumenti antichi Circe, diretti dal Maestro Pier Paolo Scattolin, con la prima assoluta nazionale dell’oratorio sacro “Il Mosè” di Giovanni Paolo Colonna (1686), realizzato tra l’altro  con uno spettacolare impianto di luci che, grazie alla sapiente e accurata regia di Lorenzo Giossi, ha saputo aiutare l’ascoltatore a calarsi nella coinvolgente musica del Colonna.
Una riscoperta musicale e musicologica realizzata sapientemente e coscienziosamente dallo scrupoloso Maestro Scattolin, che grazie alla sua pluridecennale attività direttoriale, compositiva e di ricercatore, ha saputo ridare vita ad una musica che tutti hanno potuto godere nel migliore dei modi. Questo grazie anche ad un coro e un’orchestra meticolosamente preparati, e ad una scelta di solisti certamente tra le migliori che il nostro territorio avesse mai visto. Infatti tra questi spiccano sicuramente il Basso Gabriele Lombardi che con un’estensione a dir poco smisurata ha affrontato il ruolo del Faraone con grande prestigio e presenza impareggiabile. Al suo fianco vi era un michelangiolesco Mosè, interpretato con grande sapienza tecnica e vocale dal contralto Angela Troilo. Cecilia Rizzetto, soprano ha eseguito il ruolo di Consigliere con prontezza e grande consapevolezza soprattutto nei recitativi, e al suo pari anche il Mezzosoprano Anna Ussardi che dimostra sempre una grande padronanza nei ruoli dolci e commoventi, come in questo caso, quello di Aronne.
Il Coro Euridice, seppur limitato dalla poca scrittura corale che il Colonna ha realizzato in questo suo capolavoro, ha saputo spiccare in maniera talmente dirompente che ha veramente fatto rimpiangere che il compositore non avesse dato più spazio al Coro in questa composizione. Infatti, il Maestro Scattolin ha saputo rendere così espressivo e partecipe il coro all’interno di questo oratorio che ne risultava parte integrante e indispensabile, dai colori sapientemente sparsi e distribuiti tra le varie sezioni, cresciute con grande tecnica vocale e musicale, come una vera e unica voce che invocava ai personaggi di essere liberati dalla schiavitù dell’Egitto.
Il Coro Euridice e l’ensemble strumentale Circe, con il suo direttore Pier Paolo Scattolin si confermano definitivamente come una delle principali realtà corali italiane, sia come livello qualitativo (ricordiamo l’immenso lavoro discografico di questa realtà corale) che di ricerca che, sia in Italia che all’estero, ben pochi possono vantare.
Questo risultato è stato certamente possibile anche grazie alla profonda sinergia tra il direttore e il proprio braccio destro (non quello infortunato del direttore, che tra l’altro non ha impedito al Maestro Scattolin di portare a casa un risultato strepitoso), ma il clavicembalista e organista Marcello Rossi Corradini, che si conferma ancora una volta una valida spalla musicale sul quale poter fondare progetti di questo livello.
Insomma, già la prima sera del festival con un’apertura di questa altissima qualità non poteva che preannunciare un successo per questo progetto. Il pubblico infatti si è rivelato sin da subito molto caloroso e “goloso” di queste note antiche ma tanto avvolgenti.

Domenica 9 luglio invece si è svolto il resto del festival, dalle prime ore del mattino, quando grazie al corpo giovanile bandistico di Gaggio Montano, diretto dal Maestro Luca Troiani il centro del paese è diventato il palcoscenico di tanti ragazzi del territorio che hanno allietato con la loro musica le vie del centro storico. Alle 11 presso la chiesa parrocchiale una delegazione del coro di San Petronio di Bologna ha sostenuto magistralmente con le musiche del proprio archivio storico plurisecolare la celebrazione solenne domenicale, presieduta dal parroco Don Lino Civerra.

Alle 13 invece, presso l’hotel Italia di Porretta Terme, ha avuto luogo un appuntamento curioso quanto simpatico.
E’ stato realizzato un pranzo in perfetta chiave barocca. Tra le varie portate, realizzate seguendo alcune antiche ricette del XVII e XVIII secolo, è stato messo in scena un intermezzo buffo del celebre compositore Giovanni Battista Martini, tratto dalla storia “Melissa Contenta”, musicata anche da altri autori come Lotti o Caldara. Una piccola perla comica riscoperta dal contralto Angela Troilo, e realizzata oltre a quest’ultima dal tenore Vincenzo di Donato e dal baritono Giacomo Contro.

Al pomeriggio il centro storico è tornato ad essere teatro di concerti itineranti tenuti dal trio strumentale “Accademia dei Galanti”, e parallelamente dal chitarrista Andrea Sassoli de Bianchi.

Ma il culmine della giornata, nonché conclusione del festival ha avuto luogo alle 21, presso la chiesa di Santa Maria Maddalena, ove è stato realizzato il celebre quanto mastodontico e spettacolare “Vespro della Beata Vergine” di Claudio Monteverdi.
Una delle composizioni più famose della storia della musica.
A realizzarlo è stato il già sopra citato gruppo corale e orchestrale della Cappella Musicale Arcivescovile di San Petronio di Bologna, diretta dal suo Maestro Michele Vannelli.
Il “Vespro” di Monteverdi è probabilmente il caposaldo della musica barocca, perché racchiude in sè un “compendio” di tutte quelle che sono le particolarità di questo genere. In circa 2 ore di musica si passa dalle grandi pagini corali che investono letteralmente l’ascoltatore (come il Dixit Dominus a 6 voci, Lauda Jerusalem a 7 voci o il Nisi Dominus a 10 voci), a quelle invece che lo cullano con dolcezza (come l’Ave Maris Stella a 8 voci), passando tra le più belle parti solistiche come il Nigra Sum (eseguito con una dolcezza e conoscenza del repertorio impareggiabile da parte del tenore Alberto Allegrezza), alle stupende agilità del Duo Seraphim, o del Pulchra Es, fino alle stupende parti orchestrali che, come nella Sonata a 8 sopra Sancta Maria, mostrano le potenzialità degli strumenti. La cappella musicale di San Petronio (e in particolar modo il coro) ha definitivamente comprovato di poter affrontare con sicurezza e grande consapevolezza questo monumento alla storia della musica, che in tanti vorrebbero affrontare, ma che in pochi riescono a superare. Michele Vannelli si è nuovamente dimostrato all’altezza di ogni aspettativa, e con una compagine di solisti come questa (Elena Cecchi Fedi e Soni Tedla Chebreab, soprani; Sara Tommasini, contralto; Alberto Allegrezza, Michele Concato e Riccardo Pisani, tenori; Gabriele Lombardi e Guglielmo Buonsanti, Bassi), ha raggiunto un livello di tecnica e preparazione che Monteverdi stesso non avrebbe potuto chiedere di meglio, raggiungendo di fatto un livello di esecuzione invidiabile a livello internazionale.
Le antifone cantate appartengono all’antico comune delle feste della Beata Vergine Maria, secondo l’ordine della Liturgia Delle Ore antica in uso ordinariamente prima della riforma dell’ufficio divino attuata a seguito del Concilio Vaticano II. I testi delle antifone sono tutte tratte dal Cantico dei Cantici, con il chiaro simbolismo di Maria sposa e madre di Dio. L’esecuzione è stata curata da una sezione della schola gregoriana della cattedrale di San Pietro di Bologna, con Antonio Lorenzoni direttore e cantore e Rolando Lisi cantore. Le antifone hanno aggiunto all’esecuzione un tocco mistico ma allo stesso tempo quasi ferale, con una esecuzione degna della maestosità del componimento monteverdiano.
Il Coro di San Petronio ha fatto da stupenda cornice, ma allo stesso tempo da muro portante a questo gruppo di Solisti e strumentisti, realizzando una delle serate più memorabili e di più alto livello da parecchi decenni a questa parte per l’intera vallata del Reno.

Non si può quindi certamente dire che, tra il Mosè e il Vespro, più tutti gli altri appuntamenti di “contorno”, il I Alto Reno Baroque Music Festival sia partito in sordina, anzi.
Dopo alcuni giorni ancora giungono (e meritatamente) i complimenti da tante parti di Italia per il livello raggiunto.
L’associazione ha certamente raggiunto un simile risultato grazie alla propria professionalità e ai 5 anni di attività concertistiche passate che tanta esperienza hanno dato, ma un aiuto aggiuntivo è certamente giunto dall’Amministrazione comunale che, in particolar modo grazie alla Vicesindaco Elena Gaggioli, nonché assessore alla cultura, ha aiutato questa realtà a crescere ulteriormente.
Sono però alcuni gli interrogativi da farsi, per poter crescere ancora meglio e auspicare che veramente la Cultura (con la C maiuscola) possa diventare Turismo (con la T maiuscola).
Il territorio è veramente pronto a capire che queste manifestazioni sono al pari artistico e potenziale di realtà come il Soul Festival?
Il territorio sa che per chi ama il Barocco sapere che c’è Monteverdi o Colonna è come dire ad un amante del Soul che c’è Rufus Thomas?
Il territorio sa quanti sono gli amanti della musica antica in Italia e in Europa? E sa quanti sono pronti a muoversi per ascoltare serate come queste?
Il territorio deve comprendere che anche se Vox Vitae non ha 30 anni di attività, se spinto e aiutato con lo stesso entusiasmo che ottengono (sacrosantemente) altre realtà come Il Soul, appunto, o il Cinema Festival, da parte di tutto il territorio si può creare un vero appuntamento di più giorni con un richiamo turistico (e quindi economico) internazionale.
Il territorio è di tutti, e tutti sono il territorio. Banche, Commercianti, Comuni, Associazioni e cittadini. Se si vuole far crescere il territorio con il turismo, la via è quella di capire quali sono le eccellenze che meritano l’entusiasmo di tutti. Se si ritiene che ci debbano essere alcune realtà come già lo sono il Soul Festival, il Cinema Festival, L’importanza di essere piccoli, e anche Vox Vitae, allora è ora che tutti capiscano che non esistono figli e figliastri, o che bisogna smettere di guardare il proprio orticello. O quanto meno pensare che non tutti hanno gli stessi gusti degli altri, perché niente è di nicchia. La nicchia si crea costruendo il muro attorno al genere stesso.

Vox Vitae ha dimostrato in 5 anni che questi muri si possono abbattere, e che la musica antica ha la stessa potenzialità ricettiva turistica di Soul, Cinema, Guccini, o tanto altro.
Basta solo che tutti abbiano un po’ più di fiducia ed entusiasmo anche verso questa realtà.
E il comune, insieme a tutti gli sponsor che hanno sostenuto questa iniziativa, ha dimostrato che è possibile.

Vox Vitae, Ad Majora !

La Redazione

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3 Commenti

  1. Abbiamo assistito, mia moglie ed io, Domenica, al “Vespro della Beata Vergine” nella chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena a Porretta . Abbiamo trascorso due ore in un’altra dimensione . Un simile capolavoro di uno dei massimi geni della cultura musicale quale Claudio Monteverdi eseguito a questo livello di eccellenza non mi era mai successo di ascoltare e vedere . Dico anche vedere per i giuochi di luci che riflettendosi dal retro dell’altar maggiore facevano da contrappunto all’esecuzione . Utilizzando un frasario tipicamente barocco potremmo dire “Ascolterete luci e colori e vedrete musiche ” . Sono manifestazioni come queste, come ben detto da Giacomo Contro, che elevano il territorio trasformandolo in una ambita meta di un turismo colto ed interessato .

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