MARZABOTTO: Il grande teatro di Kohlhaas e Baliani

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Conclusa la rassegna al teatro di paglia

 

Articolo e foto di Fabrizio Carollo

 

Una lezione di grande teatro. Una prova d’attore senza sbavature né compiacimento o esagerazione.

Il teatro com’è e come dovrebbe essere sempre.

Marco Baliani (nella foto sotto) ha avuto il non facile compito di chiudere la rassegna estiva al teatro di paglia nel parco archeologico di Kainua e lo ha fatto con il semplice utilizzo di una sedia al centro del palco, luci ben mirate e la straordinaria potenza della sua voce, in un monologo che ha avuto più di mille repliche in tutta Italia ed ha incantato tutti gli appassionati di un teatro fatto di emozione e suggestione, portato nel cuore con la passione per il proprio mestiere.

Kohlhaas non è forse quello che si può definire uno spettacolo per tutti i palati (specialmente per quelli meno attenti e propensi al completo coinvolgimento), ma è indubbiamente una prova attoriale di grande livello, come dimostra l’intera carriera artistica di Baliani.

Ascoltando il racconto di cronaca, ambientato in una Germania dura del 1500 e la terribile vicenda di (in)giustizia ai danni del protagonista, lo spettatore non può far altro che lasciarsi intimamente condurre in quel lontano scenario, scosso e cullato dalla narrazione di Baliani, chiudendo gli occhi per sentire suoni, odori e sensazioni, come rabbia e sorpresa, che traspaiono dal talento del professionista del palcoscenico.

 

Il teatro di narrazione è un rapporto estremamente ravvicinato tra l’attore ed il pubblico”, ha commentato lo stesso Baliani “Solo sentire il pubblico vicino a me, può permettermi di avere delle visioni, che mi consentono di modificare nel tempo il modo di raccontare, o meglio di evocare, la storia. Magari cambiando una parola, allungando o diminuendo determinati momenti. Negli anni, anche lo stesso Kohlhaas è cambiato, diventando molto più psicologico e meno d’azione. Io stesso percepisco molto di più lo spessore delle parole e questo è certamente un segreto importante del teatro di narrazione, allo scopo di rendere visibile l’invisibile.

 

Uno spettacolo affidato alle espressioni, ai gesti ed alle tonalità vocali, ma fatto comunque della essenzialità scenica che non permette così alcuna inutile distrazione. È un rapporto tra il narratore e l’ascoltatore, in un continuo crescendo, fino alle profonde riflessioni finali, per una società del passato che ha ancora tanti aspetti comuni con quella attuale.

Una rassegna conclusasi nel migliore dei modi, tra gli applausi soddisfatti di tutti coloro che hanno potuto respirare l’arte in molte delle sue sfaccettature, attraverso quattro appuntamenti che hanno contribuito ulteriormente alla consapevolezza di come la cultura possa esprimersi in modo importante, attraverso l’aiuto di scenari come quello offerto da un luogo che svela le radici della nostra storia e dalla magia di un teatro fatto di natura e spontaneità.

Non resta quindi che attendere la prossima edizione per godere nuovamente della piacevolezza delle sere d’estate al parco archeologico.

 

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