APPENNINO: Cercasi solidarietà, Brunetti:” Bisogna coinvolgere sempre tutto il territorio”

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Alcuni sindaci rilevano l’invio di comunicati ai soli Comuni dell’Alto Reno

 

Di Mario Becca

 

Dopo il recente appello su queste colonne all’unione delle forze lanciato da Giuseppe Nanni,  nel quale aveva rilevato il fatto che non si vede arrivare solidarietà da nessuno, anche nell’importante problema della Sanità, alcuni ci hanno scritto facendo notare che molto spesso, anzi troppo spesso, i comunicati sull’Ospedale, e /o su altri problemi che dovrebbero essere di tutti coloro che vivono e operano lungo il Reno, vengono invece inviati ai soli Sindaci dell’Alto Reno.

“Anche stamattina ho una lettera relativa alla chiusura del punto nascita dell’Ospedale “Costa” di Porretta ed è inviata solo a cinque Sindaci – ci comunica Mauro Brunetti, primo cittadino di Castel di Casio – E’ un fatto che coinvolge tutti e quindi  andrebbe mandata a tutti da Casalecchio in su. Se non si fa questa informazione, è assurdo sperare  nell’aiuto di altri che non sono neanche informati.”

 

Ripubblichiamo su richiesta di alcune persone  il comunicato di Mauro Brunetti sulla nuova Città Metropolitana, sul quale c’è stato un dibattito in occasione dell’incontro all’H.Helvetia organizzato da Michele Facci con la partecipazione di Giuliano Barigazzi, capo di gabinetto di Merola.

 

La Rivoluzione possibile, anzi necessaria.”

 

“A due mesi dalle consultazioni elettorali del 25 Maggio scorso, le Amministrazioni

Comunali vecchie e nuove sono impegnate alla nomina dei propri rappresentanti negli organi secondari: Cosea, Unione dei Comuni, Distretto Sanitario, G.A.L (gruppo di azione locale inerente pubblico privato) ATERSIR, Consorzio della Bonifica Renana, Città Metropolitana.

Dico subito che, per chi ha a cuore la politica con la “P” maiuscola, che significa lavorare disinteressatamente solo a favore del territorio e dei suoi cittadini prima ancora dei nomi, occorre scrivere i progetti, le cose da fare per disegnare il futuro imminente e prossimo del nostro Appennino Bolognese che, comunque fa parte di una Provincia (futura città metropolitana) e di una Regione che per altro in autunno si recherà alle urne.

Dunque togliamoci dalla testa “lo stretto senso di appartenenza” il Campanile , e sentiamoci tutti, dico tutti, a prescindere dalle tessere di partito, amministratori del nostro Appennino, della nostra futura Città Metropolitana, della nostra Regione.

Solo così saremo degni di sederci al tavolo per rappresentare nel modo giusto chi ci ha votato, (maggioranza e minoranza, non faccio distinzioni); solo così saremo in grado di contribuire a scrivere il progetto di crescita e sviluppo del nostro territorio e dei nostri abitanti.

Aggiungo che ci deve pervadere una ulteriore caratteristica: meno lamentele dando solo la colpa agli altri e più idee con costruttiva capacità di confronto a 360° e ancora visione larga dell’area su cui costruire il progetto, che necessariamente e come detto più volte non può che essere la totalità delle Vallate Reno e Setta. Noi Sindaci e Amministratori di questo affascinante territorio conosciamo bene debolezze e punti di forza, e sappiamo sinceramente che solo stando assieme senza spaccature e divisioni, possiamo portare a casa risultati oggi insperati ma necessari, visti i momenti di crisi profonda che viviamo.

Chiarito ciò poca importa chi andrà a ricoprire questo o quell’ incarico perché chiunque sarà designato al compito, avrà il dovere di rappresentare l’ intero nostro Appennino ed i suoi abitanti, sulla base del documento programmatico a cui tutti hanno contribuito nella stesura.

Vorrei dire meglio il concetto che mi preme spiegare:

 prendiamo ad esempio la nostra futura Città Metropolitana cioè l’area della Provincia di Bologna: tutti gli amministratori di quest’area sanno che vi sono certamente zone di forza e altre di debolezza, ma che se la debolezza cresce sarà peggio per tutti, come al contrario sarà meglio se la forza si estende per coinvolgere gradualmente tutta l’area interessata.

Ecco, il nostro compito è lavorare seriamente per ottenere questa seconda prospettiva: un’area metropolitana forte, con un Appennino unito e protagonista che veda valorizzate tutte le sue eccellenze: storico ambientali, turistiche, enogastronomiche, nonché manifatturiere, (nella meccanica il ns. distretto in Alto Reno è da esempio all’Europa).

Io la pensavo così anche negli anni 90’, quando da giovane Sindaco di Camugnano già mi confrontavo con l’idea di Città Metropolitana dell’area Bolognese.

Ed i tempi certamente non erano maturi.

Oggi però, mentre ci stiamo chiedendo se è più o meno giusto avere in Appennino una unione a 13 o 2 più piccole, ancora una volta siamo a discutere attaccati a certi sterili Campanilismi, mentre attorno a noi gli altri si attrezzano per dare ai loro territori forme istituzionali adeguate e capaci di cogliere risultati e successi, dai quali noi potremmo rimanerne esclusi per sempre, con danni e ripercussioni drammatiche alle nostre economie, ed ai nostri giovani.

Ho la personale impressione che già ci stiamo avviando in questa direzione se non corriamo ai ripari: ecco perchè occorre fare quel necessario salto di qualità nel modo di pensare che ci faccia operare quotidianamente solo esclusivamente per il bene pubblico, per la nostra montagna ed i suoi abitanti, andando a ricercare quello spirito straordinario di interesse per il paese che animò nell’immediato dopoguerra i nostri padri costituenti: ed allora rispetto ad oggi vi erano anche forti differenze ideologiche che furono messe da parte perché contava solo ricostruire e dare una costituzione forte e pluralista al paese. Ed il miracolo riuscì!

Oggi serve davvero qui in montagna più che altrove, una vera rivoluzione culturale, facile da pronunciare difficile da mettere in pratica. Se tutti ne saremo convinti, Sindaci e Amministratori di qualsiasi estrazione politica o sociale il cammino potrebbe presentarsi più agevole, ma prima iniziamo meglio è perché, per noi, la strada è più in salita e servirà più tempo.”

 

 

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