GRANAGLIONE: Conosciamo il territorio attraverso la storia e la natura

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Testo e foto  di Pasqualina Tedesco

Con l’arrivo della bella stagione un viaggio attraverso il territorio di Granaglione non può che far bene, di fronte ai problemi che attanagliano l’Alto Reno e di cui queste colonne dedicano sempre molto spazio, purtroppo, per la triste sorte delle Terme o il futuro incerto della Demm.

Granaglione, piccolo comune montano, attraversato dal Rio Bovecchia,  in estate diventa un’oasi per chi ci vive e  per chi, venendo da fuori, cerca un contatto diretto con la natura, lontano dal caos delle città. 

E’ doveroso fare un cenno sulla sua storia, le cui origini sono risalenti tra il X e l’XI,  quando la Signorìa degli Stagnesi ne prese possesso e infatti nel XIII secolo era detto “Terra Stagnese”. Esisteva un castello documentato per la prima volta nel 1211, ancora oggi esistente e in buone condizioni, di proprietà privata e da cui si può ammirare sia Granaglione nella sua interezza e bellezza paesaggistica sia la visione di altri borghi montani. Nel 1219 entrò a far parte del contado bolognese, dopo aver giurato fedeltà ai Pistoiesi durante la guerra fra Pistoia e Bologna per il possesso delle alte valli. Nel corso dei secoli la sua trascrizione al catasto fu cambiata più volte (da quella di “ Granioniro” del 1036 ASF Città di Pistoia a quella attuale di “Granaglione” – SB Estimo 1518). Granaglione oltre alla sua importante località capoluogo, a 781 mt slm, è attorniato da 81 tra frazioni e borgate sparse per i monti a diverse altezze e anche con bellezze e paesaggi naturalistici e da scoprire. Ognuna ha una storia e una civiltà e tradizione da raccontare. Nel corso dei secoli, soprattutto negli anni ’60, con l’avvento dell’industria e dell’urbanizzazione nelle città vicinorie e anche all’estero, il fenomeno dell’emigrazione ha spopolato completamente molte di esse. Ma le radici sono radici e d’estate e nei periodi festivi, quelle borgate completamente silenziose e disabitate parlano ancora con le loro finestre aperte, le luci accese di sera, la musica, il ritrovarsi fra vecchi amici, le chiacchiere davanti alla porta di casa o ai bordi del fiume Reno, le feste paesane e religiose.

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Oggi Granaglione con i suoi 2000 e più abitanti, amministrato per diversi mandati dal Sindaco Giuseppe Nanni, a tutt’oggi ancora in carica, fa parte di quella fascia dell’Appennino Tosco Emiliano conosciuta come Alto Reno e dove dal 18 al 21 settembre del 2014 si è svolto nei quattro comuni dell’Unione (Granaglione, Porretta Terme, Camugnano,Lizzano in Belvedere) il 1° Festival dell’Acqua, per riscoprire l’acqua in tutte le sue forme, con una serie di iniziative culturali, ambientali, sportive, escursionistiche e gastronomiche alla riscoperta delle innumerevoli sorgenti , che fanno di Granaglione uno dei pochi comuni con tanta ricchezza d’acqua. Per l’occasione l’Unione ha bandito un concorso “Un sigla per il festival”, dove si è classificato al primo posto il compositore Andrea Pizzuti di Granaglione con il brano “Acqua pura”.

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A Granaglione il contatto con la natura è inevitabile e appagante. Te ne accorgi, quando arrivando da Porretta Terme, prendi lo svincolo a destra per Granaglione, non ti rendi più conto di essere in salita, perché la vista delle belle case i giardini curati di Borgo Capanne catturano il tuo sguardo. Una delle frazioni più importanti del comune, che con il Campanile della sua Pieve secolare, a un certo punto, ti sorprende, spuntando fra il verde e dominando la valle del Reno e del Limentra. La Pieve di Borgo Capanne è sicuramente fra le più antiche del posto, è citata per la prima volta in una carta pistoiese del 1020, ma le sue origini probabilmente sono ancora più remote. Appartenne alla diocesi bolognese, anche se l’invasione dei longobardi acquisì le valli del Reno e del Limentra. Dopo essere stata sotto il territorio stagnese fra il X e il XII secolo, ritornò a Bologna nel XII secolo. Ma solo dal XIV secolo in poi il suo toponimo “Succida” venne progressivamente sostituito da Pieve delle Capanne. E dopo Borgo Capanne, i tornanti, ricchi di verde, ti avvolgono completamente fino ad arrivare a Lustrola, grossa frazione, una fra le più grandi e belle, con il suo Campanile della Chiesa dedicata a S. Lorenzo. Le sue case in pietra e le strade lastricate, fanno di questo borgo uno fra i più belli di Granaglione. Gli antichi voltoni di Lustrola risalenti a dopo il ‘500, facevano parte di un’architettura urbana ben precisa: svolgevano un’azione difensiva sia del castello che dell’abitato, la loro costruzione dava equilibrio alle case costruite su terreni scoscesi e proteggevano dalle piogge, nonché frenare lo scorrimento dei venti freddi e viceversa, creando in estate aree di ombra e di fresco. Altrettanto rilevante era la loro funzione di creare piazzette e corti e spazi utili alla proiezione all’esterno della vita lavorativa e quotidiana, di vicinato e di relazione.

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Il cartello Granaglione 780 mt slm indica l’arrivo in paese e su questo lungo viale troneggia il campanile della Chiesa parrocchiale di S. Nicolò che ti accoglie, prima di tutto e di tutti. La festa del santo patrono ricorre il 6 dicembre di ogni anno e partecipa con spontaneità e fervore tutta la popolazione. Documentata per la prima volta nel 1200, nei secoli successivi fu oggetto di ampliamenti e restauri che si conclusero nel 1780 per avere in via definitiva l’attuale aspetto. Accanto ad essa si trova l’Oratorio del Santo Spirito, che appartenne all’omonima Confraternita, costruito nella seconda metà del Cinquecento e restaurato nel 1726. Guardando a sinistra s’intravede il Castello, grigio e dominante con i suoi merli, testimoni di eventi secolari.

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Percorrendo invece la Strada Provinciale 632 che da Ponte della Venturina, Molino del Pallone porta al bivio per Casa Boni, è tutta un’altra storia. Salendo su, lo sguardo si posa sulla borgate di Randaragna e Biagioni, quest’ultima immersa nel verde, tra il fiume Reno, la Ferrovia Porrettana e la S.P.632, sembra veramente una cartolina, non un posto reale.

Per arrivare a Granaglione, dopo la borgata di Casa Boni, passando per Boschi, è tutto immerso nel verde anche in autunno. E’ vero che ogni tanto puoi incrociare  cinghiali o daini, ma la paura dell’uomo è talmente tanta che non ti danno il tempo di guardarli. All’altezza di Boschi, 857 mt slm la bellezza e la sacralità della Chiesa di S. Agostino di Boschi, domina la grande vallata del torrente Randaragna, una parte della vallata del Reno e le tante case che spuntano fra i monti. Nei secoli, diventata Parrocchia nel 1573, fece anche da archivio storico, prima che si istituisse l’anagrafe civile.

Qui si può ammirare la bellezza della montagna nella sua integrità e ritrovare il proprio io. Proseguendo a destra per Sambucedro, altra frazione di Granaglione, bella, curata e accogliente e dove cataste di legna sono già pronte per l’inverno,    lo sguardo si posa sull’altro versante, quello toscano, dove Campeda e Posola, visti da qui sembrano piccoli presepi. Ormai manca poco per arrivare a Granaglione, la strada è ricca di alberi sempreverdi che sui due lati ti accolgono prima di arrivare in paese. Sui lati della strada qualche fontana come quella del Rio Foiado, per ristorarsi, e fermarsi davanti alle testimonianze di fede dei nostri avi, come qualche edicola dedicata a Maria.

Ma una sosta è inevitabile quando si arriva al Santuario della B.V. di Calvigi, uno dei più importanti del territorio, risalente al 1600, festeggiata ogni anno il 15 agosto e che raccoglie centinaia di fedeli.

Il viaggio prosegue perché a Granaglione ti aspettano un cielo terso, a volte trasparente che sembra non avere  né inizio, né fine, le bellissime case in pietra del centro storico e le ortensie fiorite che spuntano da ogni angolo: davanti al Caniccio e alle case, nei giardini curati, per strada, con le sfumature più svariate che cascano dai muri e che quando arriva ogni estate non sono mai le stesse dell’anno prima.

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Il territorio di Granaglione si distingue per i suoi innumerevoli oratori sparsi fra i  monti, tra i più antichi sono da annoverare quello di Casa Boni del 1600 con il campanile a vela; S. Michele al Poggio risalente al 1702, l’Oratorio di S. Matteo ad Olivacci del 1704.

Granaglione oltre a tutto questo ha un primato perché probabilmente nessun’altro comune ha tante Pro-Loco . Sì perché qui ce ne sono dieci  (!) che operano costantemente per valorizzare il territorio e l’aspetto turistico, per non dimenticare le tradizioni, per offrire una gastronomia genuina e restituire al visitatore quei sapori dimenticati dalla vita moderna. Tante sono le Sagre nel periodo estivo, ma iniziative come la Sagra della Castagna le puoi trovare anche in autunno, alla Pro-Loco di Granaglione dove ha raggiunto nel 2014 la 22^ edizione, al Vizzero, a Casa Calistri, a Molino del Pallone. Particolare importanza riveste la Pro-Loco di Granaglione, tra le più antiche, fondata nel 1936 e che dopo varie vicissitudini e calamità naturali, venne ristrutturata per assumere l’aspetto attuale. Qui i giovani de “Il Falco Granaglione”, in collaborazione con essa, sono diventati l’anima della montagna con iniziative volte ad attirare il turismo anche nel periodo invernale con divertimento assicurato per grandi e piccini, musica dal vivo sia in occasione delle Sagre che di altri eventi. Alla Pro-Loco di Granaglione è ormai famosa la “Sagra dei Rivoltoni” (tortelloni) che ogni anno trova la sua realizzazione nell’ultimo week-end di luglio. Non tutti sanno che nel 2015 è giunta alla sua 65^ edizione! Segno che nel tempo non si è “ossidata”, anzi ha acquistato più valore; infatti chi viene da fuori deve sapere che i rivoltoni sono preparati dalle sapienti mani delle donne proprio come una volta, con la sfoglia fatta a mano e il ripieno di buona ricotta montanara e che poi saranno conditi con un gustoso ragù o in versione moderna con burro e salvia. Un’altra Sagra importante della Pro-Loco di Granaglione è quella delle tagliatelle nel mese di agosto, sono preparate rigorosamente a mano con un impasto di farina e ortiche del luogo, si fondono con lo speck e il parmigiano, valorizzando così  una pianta spontanea e naturale della montagna. Non sono meno importanti le altre Pro Loco quali Boschi, Borgo Capanne, Casa Boni, Biagioni, Vizzero, Molino del Pallone, Ponte della Venturina,  Pro Loco “Il Quinto” di Casa Calistri, che con le loro iniziative di aggregazione e buona gastronomia, fanno di questo territorio un forte richiamo per gli abitanti e turisti all’insegna della “movida granaglionese”.

Ed è per tutto questo che non bisogna rinunciare a un viaggio così.

 

Nota: questo articolo è come una dichiarazione d’amore di una figlia adottiva verso la terra che l’ha accolta e subito integrata come una delle figlie più affettuose e preziose. Per ricambiare allego una foto della sua terra natale, la Calabria, e del suo paese natio dal quale si vede una panorama stupendo: il mar Ionio fino a Isola Capo Rizzuto.

M.B.

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3 Commenti

  1. Infatti Sig. Brizzi è una bella traccia di storia per il comune di Granaglione anche se di proprietà privata. Grazie.

  2. Signora Tedesco, il territorio di Granaglione era, molto probabilmente, lungo un antico asse viario che scavalcando in alto il tratto del Fiume Reno, quasi impraticabile, conduceva verso la Toscana . Spesso oratori e chiese fungevano da ricoveri per i viandanti molti dei quali erano mercanti con le loro carovane di muli e bestie da soma . Il controllo del territorio e dei transiti giustifica infatti la costruzione del castello . Dobbiamo ricordare a chi ci amministra che bisogna valorizzare l’enorme patrimonio storico che abbiamo e che può fungere, se ben valorizzato e pubblicizzato, in una attrattiva per un turismo colto e desideroso di conoscenza .

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