INTERVISTE LETTERARIE: 2) Pasqualina Tedesco

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Il sindaco di Alto Reno Terme, Giuseppe Nanni, presenta l’ultima opera di Pasqualina Tedesco. A sn l’editore Paolo Brunetti

 

Pasqualina Tedesco, poetessa dell’anima legata alle sue origini e profonda conoscitrice del territorio

di Fabrizio Carollo

 

Come già detto tante volte, l’Appennino è fonte di ispirazione e da sempre è in grado di forgiare e far evolvere gli artisti più disparati.

Tanti appassionati della parola scritta e letta, non possono fare a meno di essere catturati dalla bellezza di un territorio che si mostra dolce e potente al tempo stesso. Rigoglioso a volte e brullo altre, ma sempre intriso di storie reali e racconti di fantasia, che non aspettano altro che di essere colti da chi possiede la giusta sensibilità ed è in grado di raccontare, non dimenticando le proprie radici ed i luoghi natii, coltivando a fondo la passione ed i sentimenti per ciò che ha vissuto, ciò che ha provato e ciò che spera per il proprio futuro.

Pasqualina Tedesco, poetessa nell’anima, è l’esempio della passione che caratterizza il susseguirsi dei versi delle sue opere, costellate dalla meraviglia per la semplicità e per i dettagli, ai quali è attentissima.

Una donna profondamente legata alle proprie origini e alla tradizione del vernacolo, protagonista di tanti suoi componimenti.

Profonda conoscitrice del territorio e di tutte le storie ed i personaggi che lo hanno reso grande, Pasqualina collabora attivamente con l’associazione NuéterGruppo di Studi Alta Valle del Reno.

Una delle sue poesie più note, “A Granaglione”, è stata inserita nell’antologia del concorso nazionale di poesia Premio Zucchi, nell’edizione 2015.

Con molto piacere, Pasqualina Tedesco è anche la protagonista di questo nuovo appuntamento delle interviste letterarie.

 

Come e quando, la scrittura ha iniziato a pervadere Pasqualina Tedesco?

– Credo che la scrittura, come tante altre caratteristiche di una persona, siano un dono di natura. Non sono cose che arrivano dall’oggi al domani; quando andavo a scuola i miei professori di italiano erano disperati e increduli, perché non mi bastavano mai i fogli protocollo per i temi in classe da svolgere ed era grande il loro stupore, perché non sapevano cosa correggere e così, ogni tanto, aggiungevano qualche virgola con la penna rossa.

Oggi, più che mai, c’è bisogno di scrivere e lasciare traccia; lo raccomandano anche dei noti esperti, perché siamo totalmente assorbiti e invasi dalla tecnologia in ogni campo. Un tipo di comunicazione che per molti versi diventa effimera, come succede nei social network dove un post ha una certa rilevanza nell’immediatezza, per poi perdersi ben presto nell’oceano della rete.

 – La poesia e la narrativa: due strade parallele o la scrittura è la fusione di questi ed altri stili di espressione, secondo lei?

– Ritengo che una poesia sia per sempre, come può esserlo una foto in un album di famiglia che si può sfogliare in qualunque momento, lasciandoti un ricordo, un’emozione, un’espressione di sentimento immediata. La narrativa non è da meno rispetto alla poesia, ma il racconto (che sia reale o di fantasia) ti coinvolge in una fase di tempo di lettura e concentrazione più lunga.

 Parliamo un po’ del suo libro “Da montanari ad eroi – Gli eroi della Grande Guerra 1915/1918”. Storia di guerra, del territorio o di umanità?

– È un po’ tutte queste cose, perché nel libro sono riportate le foto dei giovani granaglionesi caduti durante la Grande Guerra, con le loro notizie recuperate tramite il Comune di Granaglione e il Museo del Risorgimento di Bologna. Dietro ad ogni volto che giace nei numerosi parchi delle Rimembranze del territorio di Granaglione, c’è stata sicuramente una tragedia familiare, mai raccontata dai libri di storia fatta di numeri. Qui, come in tanti altri comuni d’Italia, c’è stata la tragedia delle donne di montagna rimaste sole senza una figura maschile che poteva essere un padre, un fidanzato, un marito, un figlio, un fratello.

Tragedie che hanno letteralmente sconvolto la realtà di un territorio povero come quello del comune di Granaglione di allora. Considero molto importante questa mia opera, affinché la memoria di queste persone non venga dimenticata. Solo custodendo i ricordi potremo essere donne e uomini migliori del nostro tempo e rendere più luminoso il nostro futuro.

 – Secondo lei, qual è la responsabilità più grande di uno scrittore nei confronti dei lettori?

– Credo sia quella di sapere bene cosa si vuole comunicare alla parte ricevente, consapevole che solo una corretta comunicazione a cuore aperto può essere apprezzata da chi legge. Un messaggio scritto è quello che rimane nel tempo, quindi il lettore deve essere invogliato a leggere più volte quello che lo scrittore ha voluto comunicare, evitando così che uno scritto diventi polverosa carta accantonata in un angolo.

 – Meglio un piccolo editore con cui si ha maggiore empatia e collaborazione o meglio un grande editore, che garantisce una distribuzione più ampia, sia pure a prezzo di un rapporto umano forse più freddo e distaccato?

– Preferisco un piccolo editore che stabilisca con lo scrittore un rapporto di intesa e complicità e che possa accompagnarlo con lealtà in tutto il suo percorso letterario. Un piccolo editore che capisca al volo quale deve essere il messaggio che l’autore vuole dare ai lettori. Non mi coinvolge emotivamente e non mi interessa la grande distribuzione anonima, fredda e interessata commercialmente.

 – È mai stata vittima della famigerata “Crisi creativa”?

– No, perché ritengo che la creatività dia le ali per volare e sfuggire nei limiti del possibile dallo stress della vita quotidiana, dalla burocrazia e dalla tecnologia che annullano e uccidono tante altre cose semplici eppure importanti.

 – Progetti futuri?

– Sono tanti a livello culturale e di valorizzazione del territorio di Alto Reno Terme, che svolgo nel mio piccolo come associazione e spero si possano realizzare nel tempo. Già in cantiere, inoltre, il mio prossimo lavoro di cui vado molto fiera e che presenterò questa estate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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