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ALTO RENO TERME: La “Traviata” porrettana

Foto di Luciano Bernardi

 

 

Come si usa dire, se son rose fioriranno, e certamente ce lo siamo detti 7 anni fa quando, al Teatro Testoni l’associazione Santa Maria Maddalena, spinta da grande entusiasmo, provò a realizzare il progetto di Lorenzo Giossi, ossia quello di riportare l’opera a Porretta, con un titolo tanto “semplice” quanto di impatto: il Don Pasquale di Donizetti.

All’epoca infatti il progetto partì già molto bene, registrando quasi la sala piena (che, per l’appunto, per essere il primo anno fu già un grande successo riempire o quasi il Testoni) e già si comprese il potenziale del progetto.

L’anno scorso con Cavalleria Rusticana l’associazione S.M.Maddalena ha fatto un ulteriore salto nel vuoto, provando a portare l’opera all’aperto e con l’orchestra, ottenendo un enorme successo di pubblico (oltre 340 persone presenti all’arena Rufus Thomas), ma con questo primo titolo del 2019 (perché sì, l’associazione quest’anno tenta pure la doppietta, portando Traviata Cenerentola) è stato reso chiaro a chiunque osasse metterlo in dubbio che, seppur in provincia (e anzi, con maggior forza data la distanza dai grandi teatri cittadini), l’opera lirica piace, e molto.

Perché vedere il cinema Kursaal tutto esaurito (quasi 300 persone presenti in sala nel pubblico) per una rappresentazione d’opera è la più lampante prova che la Cultura, SE ben fatta, SE con la C maiuscola, e SE ben supportata anche economicamente (lato imprescindibile per ottenere i primi 2 presupposti), come ormai viene fatto qui a Porretta, piace, attira e sarà sempre di successo.

 

Foto di Luciano Bernardi

 

Ma veniamo allo spettacolo del 12 Giugno 2019.

Certamente trama e autore non hanno bisogno di presentazione, ma troppe volte questo titolo viene sottovalutato sia dal pubblico che dagli esecutori, forse per la “presunta” facilità legata al fatto che è praticamente il titolo più rappresentato al mondo (nel 2011 nei principali teatri mondali venne realizzata 447 volte su 4000 opere, praticamente 1 su 10 opere al mondo è una Traviata. Qualche studio ha ipotizzato che al mondo, in un anno, “muoiono” 94 Violette al Giorno, contando tutte le rappresentazioni, anche le più piccole).

Infatti, per quanto contenga alcuni dei più famosi brani lirici conosciuti al mondo, dal “Libiam ne’ lieti calici” ad “Amami Alfredo”, da “Di Provenza” “Parigi o cara” e molti altri ancora, in molti, troppi sottovalutano l’effettivo livello di difficoltà che quest’opera nasconde, in particolare per 2 personaggi, Violetta (ça va sans dire), e Giorgio Germont, che per quanto il ruolo sia “compresso” in un duetto (di oltre 20 minuti!) e un’aria (con cabaletta, spesso tagliata) raggiungono entrambi livelli di difficoltà che in pochi riescono a comprendere.

Il Cast della serata però ha saputo affrontare con enorme professionalità la grande sfida che gli si presentava davanti: realizzare un’opera tra le più famose al mondo, tra le più difficili ad un pubblico che ora, dopo 7 anni, comincia a pretendere un livello sempre più alto nelle rappresentazioni.

I Comprimari hanno giocato un ruolo importantissimo nella rappresentazione, in quanto non sono solo una cornice ben costruita ma parte integrante dell’opera e motore di essa.

Flora, interpretata dal Mezzosoprano Alessandra Masini, nasconde varie insidie vocali che l’interprete ha saputo affrontare come una vera macchina da guerra (in effetti anche scenicamente era una presenza molto accentrante nelle sue scene, in particolare nella scena delle zingarelle).

Annina, invece, seppur non possa sembrare un personaggio molto importante è la spalla su cui Violetta piange, lo scrigno dei segreti della nostra povera protagonista, pertanto, specie nel III atto deve sapersi “imporre” sulla scena con grande delicatezza e sicurezza (come appunto ha fatto la sua interprete, il Soprano Giada Bastoni).

Il Dottore, ossia il vero amico, è un po’ come Annina, ma con poche, anzi una, frase riesce quasi a rompere la quarta parete. Una frase famosissima, ma tremendamente lapidaria nel contesto della trama, che non può essere sottovalutata dal suo esecutore: La tisi non le accorda che poche ore è quella frase che ormai fa perdere a tutti, pubblico in primis, la speranza di un lieto fine. De Giacomi ha saputo trasportarci ulteriormente in questo dramma.

Per quanto siano spesso sottovalutati invece, Gastone, il Marchese e il Barone sono stati l’anima delle scene di insieme, assieme a Flora.

Raffaele Feo, alias Gastone ha saputo portare in scena un personaggio brillante, scoppiettante e arzillo, l’esatto opposto (volutamente, c.v.s.d.) del Barone che, con il timbro così limpido del baritono Navacchia ha saputo imporsi come “antagonista” di Alfredo per il “possesso” di Violetta.

Ci dispiace molto che Fioratti, interprete del marchese sia stato così limitato in un ruolo sì piccolo ma comunque non inutile. Ma siamo assai rincuorati invece di rivederlo presto nel ruolo di Don Magnifico nella Cenerentola di Rossini il 7 Agosto qui a Porretta, dove sarà sicuramente esaltare al meglio le proprie capacità vocali che abbiamo comunque molto apprezzato nel suo ruolo da Marchese.

Ma venendo al “Trio Lescano”, ossia Violetta, Alfredo e Giorgio, siamo colpiti da vari fattori:

tutti e tre debuttavano il ruolo ad una età veramente giovane:

Violetta, Miwako Okamura, classe ’87

Alfredo, Guoyi Ma, classe ’94

Giorgio, Giacomo Contro, classe ’90

Inoltre i due amanti protagonisti siamo orgogliosi di sapere che sono stati scelti tramite concorso, presso il circolo lirico “Mario del Monaco” di Modena, apposta per questa rappresentazione.

Sempre a riprova che ormai questo progetto comincia sempre più a farsi un nome anche all’interno del circuito dei professionisti.

Osservando nello specifico i 3 personaggi notiamo come appunto Contro abbia debuttato con un grande sangue freddo il ruolo impervio di Giorgio, eseguendo con molta naturalezza anche scenica il duetto con Violetta. Sull’aria Di Provenza (che è appunto una delle più belle mai scritte da Verdi, ma anche una delle più difficili) ovviamente l’emozione ha giocato un ruolo determinante, impedendogli di brillare al meglio, ma già sulla cabaletta No, non udrai rimproveri, la tensione è tornata a sciogliersi. Nell’ingresso finale del II atto, Di Sprezzo Degno sicuramente abbiamo notato come anche a livello scenico il ruolo di Germont sia determinante all’interno dell’opera.

Alfredo Germont, alias Guoyi Ma, invece ha saputo affrontare il ruolo con una naturalezza ancora più slanciata rispetto al “Padre”, mostrando al pubblico un personaggio in realtà non sempre positivo, ma anche ingrato, egoista, egocentrico. Che sì ama Violetta, ma che mette in primis la propria di felicità, le proprie priorità, rinnegando una famiglia, mettendo nei guai il padre con la società, rischiando di distruggere il futuro della sorella solo per i propri interessi.

In questa scelta (azzeccata) del regista Giossi (ma a lui arriveremo dopo) Ma ha saputo veramente reagire bene ed interpretare un bel Alfredo.

Dulcis in fundo, letteralmente, viene Miwako Okamura.

Questo soprano ha letteralmente stupito tutti. Se nella trama Violetta parte piena di vita e alla fine muore, musicalmente (e vocalmente) abbiamo un effetto contrario. Miwako è partita, non vogliamo dire in sordina, ma quasi (ovviamente anche per lei l’effetto emotivo c’era, e giustamente), ma già con il finale del primo atto Sempre Libera lo “spettro” vocale della Okamura si apre già notevolmente allo spettatore, passando per il lunghissimo, ma bellissimo duetto con il Baritono, arrivando al grandioso Amami Alfredo fino al finale Addio del Passato, dove tutta la vita che sembra aver lasciato il personaggio (quindi anche scenicamente la Okamura ha realizzato una ottima Violetta) va a mostrarsi in questa grandiosa interprete a livello vocale. Insomma, è stato come assistere allo sbocciare di un fiore dal primo all’ultimo atto, o meno poeticamente parlando, coma assistere alla partenza di una locomotiva che prende sempre più potenza e dopo non può essere più fermata.

Il Coro, parte imprescindibile in Traviata, è stato il Coro Quadrivium di Modena, preparato dalla Maestra Paola Del Verme. Un coro scenicamente presente, non scialbo ne’ disordinato, e musicalmente veramente ben preparato, ove nulla è lasciato al caso, sempre “sul pezzo” e pronto.

L’Orchestra, ossia l’Ensemble Tempoprimo diretto dal M°Rivani Jacopo ha saputo donarci grandi emozioni, nonostante gli spazi fisici in cui era costretto comprendiamo non rendessero vita facile agli orchestrali.

Molto interessante l’armonizzazione per 11 strumenti, che, seppur abbia mostrato quanto tecnicamente sia un’opera difficile per gli strumentisti, ha saputo rendere quest’opera, spesso (troppo) rappresentata come un’opera di massa, un’opera intimistica, come a richiamare le parole stesse di Violetta “in questo popoloso deserto”. 

La direzione del M° Rivani ci ha regalato anche alcune interessanti chiavi di lettura dell’opera, senza fronzoli, senza ritenuti gigioneschi o a volte grotteschi di certe esecuzioni; una direzione che sembrava andare passo passo con la regia, che voleva mostrare come Traviata non sia un’opera di gioia, ma di dolore, di ansia, di morte (seppur mascherata da festa e brindisi vari) e a volte anche di terrore.

La Regia di Giossi ormai per noi habitué è come un libro aperto. Sappiamo bene, e abbiamo saputo apprezzare in varie occasioni quelle che sono le “firme” di questo giovane regista.

E sotto certi punti di vista quest’anno abbiamo potuto FINALMENTE anche notare un avanzamento nei mezzi a disposizione (che le nostre recensioni siano servite a qualcosa? nda)

Finalmente abbiamo abbandonato costumi di cartone, o scenografie troppo limitate da un budget striminzito (ribadiamo, non erano scelte sbagliate del regista, ma costrizioni di mezzi).

Una regia fondamentalmente di Luci, con pochi elementi scenici, ma chiari, definiti e ben fondati alla scelta dei costumi, anch’essi semplici, ma coerenti.

Una regia che, come detto, andava passo-passo con certe scelte musicali, mentre in altre forse poteva trovare più spazio, infatti l’ unico problema riscontrato a nostro parere (ma anche qui dovuto probabilmente alla scarsità di spazio a disposizione): le luci di taglio che tanto rendevano belle le scene di insieme (fantastico il finale atto II, da O infamia orribile) erano un evidente muro non solo per lo spettatore che da metà sala in su vedeva “bruciati” molti volti, ma soprattutto un mostruoso problema per gli esecutori che troppe volte cambiavano posizione per cercare un punto per osservare bene il gesto del direttore che, seppur fosse tecnicamente perfetto, se non era possibile vederlo per il cantante era un problema molto grave.

Sappiamo però che questo è un difetto dovuto agli spazi, infatti mai al Testoni, ne al Rufus Thomas un problema del genere si era presentato.

Per concludere, come detto all’inizio: “Se Son Rose Fioriranno”.

Diremmo che sono fiorite, ma aspettiamo il 7 Agosto impazienti di assistere alla Cenerentola (non vediamo l’ora anche di rivedere Giossi alle prese con un’opera buffa, dopo quel capolavoro di Barbiere cartoon realizzato qui a Porretta) per decretare non solo che le rose siano belle che fiorite, ma che questo progetto dell’opera a Porretta possa definirsi un autentico roseto culturale e musicale.

 

A.S.

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