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Si  sono conclusi nel week end scorso  i due giorni dell’evento promosso dal comune di Alto Reno Terme di “Alto Reno Terme al centro della Linea Gotica – Rievocazione storica della seconda guerra mondiale”.

Un evento per ricordare nella ricorrenza del 75° anniversario la liberazione di Porretta Terme con l’entrata degli alleati proprio il 5 ottobre 1944. Un evento unico nel suo genere, mai fatto nel nostro Appennino, ricco di foto di archivio, racconti, testimonianze, filmati e abbinato a un evento sportivo a sfondo storico con Soft Air, un  motivo per avvicinare i più giovani a quella che è stata la storia.

Ma i vari appuntamenti non hanno riguardato solo Porretta Terme, dove i brasiliani avevano il loro Quartier Generale nelle adiacenze delle Terme Alte, ma tutto il territorio: Biagioni, Granaglione, Castelluccio.

A Porretta Terme nel Parco Rufus Thomas ci sono stati gli allestimenti da campo e tiro a segno, mentre in Piazza della Libertà i mezzi militari con i soldati in divisa offrivano uno scenario dell’epoca, mentre l’Hotel Roma ha ospitato una mostra di oggetti d’epoca curati da Giovanni Sulla con la partecipazione del Colonnello Andrè Luiz De Santos Franco.

La Biblioteca Martinelli ha ospitato i ragazzi delle scuole con  Alessandro Borri e Beatrice Magni presenti anche a Biagioni domenica. Il Kursaal nelle due giornate ha accolto la mostra di  modellismo e incontri culturali a tema con Renzo Zagnoni e proiezioni di film.

Il Comune ha voluto promuoverlo per due giorni, sabato 5 e domenica 6 ottobre con la collaborazione dell’Associazione Centauri Soft Air Club, le Proloco di Porretta Terme, Biagioni e Castelluccio, il CPIA Montagna, l’Istituto Comprensivo di Porretta Terme, l’Istituto di Istruzione Superiore Montessori-Leonardo da Vinci per non dimenticare i tragici eventi dell’Appennino nel periodo bellico, in particolar modo gli ultimi mesi da settembre 1944 ad aprile 1945 prima della liberazione del 25 aprile ricordato da tutti come Linea Gotica e che i tedeschi chiamavano Linea Verde, forse per la ricchezza di verde che avevano trovato in questo territorio.

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L’Italia che in quel periodo era divisa in due dalla Linea Gotica, linea che partiva dal mare della Versilia, attraversando le montagne dell’appennino tosco-emiliano per arrivare nelle morbide e sinuose colline della Romagna e dove in tutto il suo percorso fu teatro di battaglie cruente contro il nemico tedesco.

Di certo sia gli Alleati (americani, inglesi, brasiliani) che i Tedeschi si trovarono per la prima volta di fronte a un movimento inatteso, quello partigiano, super organizzato, dislocato in modo capillare in questa fascia per rappresentare la volontà popolare dopo l’8 settembre 1943 e dove andare in  montagna per organizzarsi e combattere contro il regime era l’unico obiettivo al fine di riacquistare la libertà di un popolo.

E qui operarono le Brigate più famose come quella di Tony Giuriolo e di Gino Bozzi. La storia della montagna, durante la Linea Gotica è raccontata dai tanti cippi sparsi e dai numerosi sacrari e monumenti come quello di Biagioni inaugurato nel 1974 per ricordare l’eccidio del 4 luglio 1944, quando in questa piazzetta furono fucilati sette persone e  impiccate altre due.

 

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Una rappresaglia nei confronti di persone civili e indifese senza motivazione, ad opera delle SS italiane per cui la gente rimase, a maggior ragione, a lungo traumatizzata e nel silenzio del suo dolore. L’eccidio era stato perpetrato come da regola di guerra (per ogni tedesco ucciso, dovevano morire dieci italiani) e come deterrente per contrastare l’attività partigiana incutendo terrore nella popolazione. E tutta l’area granaglionese non fu da meno a volte con violenze e uccisioni individuali a civili innocenti. E i fatti tragici si susseguirono e così anche il 12 settembre del 1944 alla Forra di Olivacci ci fu uno scontro a fuoco mortale tra il partigiano Ludovico Venturi e il Generale tedesco Crisolli e la sua scorta che venivano da Pracchia. Difficile elencare tutti i fatti tragici di quei mesi con tante uccisioni di civili e partigiani anche a Molino del Pallone e a Castelluccio, e che videro gli alleati, soprattutto i brasiliani presenti in questa zona, molto vicini alla popolazione.

Erano loro le avanguardie del contingente brasiliano, tutti giovanissimi, sbarcati a Napoli in 25.334 a luglio del 1944 per far parte delle venti divisioni degli alleati, compresi i piloti dell’aviazione e collocati sul fronte italiano quando anche loro, spinti dagli Usa e a causa delle navi affondate dagli U-boot nazisti, dichiararono guerra all’Asse.

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Loro i “pracinhas” brasiliani furono destinati nella Valle del Reno a presidiare la Strada Statale Porrettana, dove i vecchi abitanti se li ricordano ancora, con le loro divise abbondanti fornite dagli alleati americani, col loro accento cantilenante e i loro modi gentili che non erano propriamente da soldati. Portavano come motto, cucito sul braccio e dipinto sull’elmetto, uno scudetto con un cobra che fuma la pipa (per sfatare il pregiudizio che: “è più facile che un cobra fumi la pipa che un brasiliano vada in guerra” come aveva detto poco tempo prima il presidente Getulio Vargas).

E infatti furono costretti ad affrontarla pur non sapendo niente di guerra. E pur non avendo mai visto la neve dell’Appennino e non avendo mai sparato un colpo, si trovarono ad affrontare uno degli inverni più rigidi con 20 gradi sotto zero, con gelo e abbondanti nevicate che arrivava loro fino al petto e a combattere con gente esperta agli adattamenti ambientali e al combattimento come lo erano i nazisti. Il piano originale per loro era di essere inviati nel Nord Africa, ma nelle guerre le cose cambiano molto rapidamente e quindi essi finirono per prendere parte ad alcune delle battaglie più sanguinose sul fronte italiano tra il 1944 e il 1945, fine del conflitto.

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In termini di reale importanza per la guerra, il loro ruolo è stato spesso trascurato in molte indagini storiche sulla seconda guerra mondiale ed in particolare sulla campagna italiana, dove l’attenzione si è concentrata maggiormente sul ruolo dell’alleato statunitense.

E anche se la partecipazione brasiliana in Italia fu piccola in termini numerici, è stata importante per i risvolti storici e le ingenti perdite di vite umane che ha avuto. In questa campagna il Brasile perse 450 soldati,13 ufficiali e otto ufficiali piloti della FAB (Forza Aerea Brasiliana). Vi furono inoltre duemila morti dovuti a lesioni da combattimenti e più di dodicimila dispensati per ferite, mutilazioni o altre cause.  Dei 25.000 uomini inviati in aiuto agli alleati più di 22.000 avevano partecipato alle operazioni. Alla fine della campagna la FEB aveva catturato più di 20.000 soldati nemici.

I tedeschi avevano scelto la cittadina termale di Porretta Terme come punto strategico in quanto dotata di due strade carrozzabili che si potevano scegliere, sia per scendere a Pistoia sia per controllare l’Appennino centrale interno (La Lima, San Marcello Pistoiese, Pontepetri, Pracchia, Le Piastre) utilizzando molteplici strade come vie d’avanzamento o di fuga verso il passo dell’Abetone e il modenese, verso Bagni di Lucca, verso Pistoia e verso Porretta – Bologna.

Ai militari nazisti fu comodo sfruttare Porretta Terme anche a motivo della sua dotazione alberghiera e della conformazione geografica, che ritennero permettesse un certo riparo dai bombardamenti aerei. Invece gli angloamericani infierirono coi bombardamenti aerei sulla ferrovia, sulla strada porrettana e su altri siti, seguendo la serpentina delle ripide valli appenniniche. I danni a persone e cose furono incalcolabili per Porretta.

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Tuttavia gli angloamericani ed i brasiliani partendo da Montecatini Terme e da Pistoia su per l’Appennino contro i tedeschi, per via del blocco del fronte nell’inverno 1944-45 si fermarono a Porretta Terme almeno per sette mesi, scegliendo il loro Quartier Generale adiacente alle Terme Alte, da ottobre ad aprile, fin quando la guerra proseguì nella Pianura Padana e a nord del Po.

Naturalmente gli angloamericani e con loro i soldati brasiliani dovettero affrontare anche qui i tedeschi, che abbandonando il fondovalle porrettano ormai “no man’s land” o “tierra de nadie” (cioè terra di nessuno) e retrofronte, si attestarono dal settembre del 1944 all’aprile del 1945 sulla linea montana lizzanese-gaggese di M. Belvedere – M. Castello (linea gotica arretrata o anche linea verde) e controllarono il fondovalle renano sino a Bologna.

A questi soldati, ignorati e dimenticati dalla storia restano i monumenti votivi o dei cippi sparsi nell’Appennino modenese e tosco-emiliano a ricordo del loro coraggio, delle loro imprese pur in condizioni metereologiche e umane proibitive.

Ma la gente dell’Appennino sia del versante emiliano che toscano, se li ricorda come persone prima che militari, gentili e non violenti che facevano amicizia con le famiglie e condividevano con loro in allegria i pochi viveri e le feste in casa con musica e canti. Se li ricordano nei loro presidi di Molino del Pallone dove distribuivano i pasti alla gente della Valle del Randaragna, a Biagioni, a Borgo Capanne scelto come deposito di viveri. Un altro presidio era la Ghiacciaia sotto Casa Piattella e poi il territorio limitrofo toscano Cameda e Pracchia. A dimostrazione del loro carattere socievole la storia registra 58 matrimoni tra soldati brasiliani e donne del luogo come accaduto nella vicina Frassignoni.

E in queste nostre montagne piene di neve, persero la vita in 465 senza poter tornare nel loro caldo Brasile.

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L’evento con la partecipazione di autorità brasiliane, ha evidenziato ancora una volta il ruolo dei soldati brasiliani in Alto Reno Terme, “che a breve – ha dichiarato il sindaco Giuseppe Nanni – avranno un monumento a loro dedicato a Porretta Terme da parte del comune, perché è giusto riscattare la memoria di questi giovani soldati brasiliani, questi giovani “liberatori” venuti da lontano ad affiancare gli alleati, posando a loro memoria un monumento per noi e per i posteri proprio qui a Porretta, in Alto Reno Terme dove loro avevano stabilito il Quartier Generale”.

 

Testo e foto di Pasqualina Tedesco

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