APPENNINO E CORONAVIRUS: Anche la Cultura va in crisi

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E’ un periodo di privazioni, di rinunce e di sofferenza in tutti i settori, compreso quello dell’arte e della cultura, che silenziosamente sono state messe da parte con chiusura di teatri, annullamenti di concerti e di spettacoli.

La cultura, che tante volte, prima dell’emergenza coronavirus, era stata comunque un po’ trascurata, poichè era stata data importanza ad eventi di maggiore tornaconto, chiede ora a gran voce un riconoscimento maggiore.

Il Maestro Giacomo Contro, Baritono, facente parte della Schola Gregoriana Polifonica S. Pietro di Bologna,  in diverse occasioni ha promosso iniziative di spettacoli e di musica barocca in Alto Reno Terme, alle quali hanno partecipato artisti italiani e stranieri, ed a lui chiediamo un commento  riguardo a questo periodo particolare.

Cosa è successo all’inizio di questa emergenza?

“Partiamo dal concetto che il mondo artistico e culturale è estremamente variegato, e che il mio punto di vista rimane estremamente soggettivo e poco allargabile a tutto il mondo culturale, composto da teatri, musei, scuola, etc.

Però sono abbastanza sicuro che molti colleghi si trovano nella mia medesima situazione (o addirittura peggiore), per cui proverò a riassumere quello che è il mio (e probabilmente loro) pensiero sulla situazione attuale (nel caso non fosse così, spero mi perdonino per la presunzione).

Sicuramente i problemi erano già pregressi e non sono nati ora con la chiusura totale a livello nazionale per emergenza coronavirus.

I primi disagi legati al COVID-19 sono partiti oltre un mese fa, quando ancora il problema non si era sviluppato come ora dove il nostro Paese è in una morsa.

E’ successo che già dai primi casi e le prime cancellazioni di eventi, chiusure di teatri solo in certe zone (dove malauguratamente avrei dovuto lavorare!) si è sparso il panico all’interno della comunità artistica, e non solo, ma all’interno degli enti organizzatori. Questo panico ha portato a cancellazioni preventive, senza che ancora si sapesse dove si sarebbe giunti (per questo quindi non dico che tale “panico” fosse ingiustificato). Questo ha già portato i primi imprevisti: chi lavora ad ore, lezioni private o lezioni di gruppo ha dovuto cancellare tutto questo (quindi già i primi introiti economici sono stati persi). Ma con l’andare avanti della crisi la situazione è peggiorata vertiginosamente, arrivando quindi alla cancellazione TOTALE di qualunque attività (tutto questo comunque con un forte anticipo rispetto alla crisi nazionale).

Questo, quindi, non solo ha portato a perdere qualunque introito economico, soprattutto per la categoria di musicisti quali ad esempio gli “aggiunti” d’orchestra/coro e solisti negli enti lirici (ossia quelli senza un contratto dove non è previsto un pagamento mensile regolare, ma un contratto a prestazione occasionale, o per chi, come me lavora tantissimo all’interno delle strutture ecclesiastiche come musicista per le liturgie (che come si sa sono cancellate in tutta Italia) ma ha portato a un clima di assoluto caos legato al futuro. Questo per varie ragioni”.

Secondo Lei, quando si potrà ricominciare a lavorare per e nella cultura?

“Non riesco a fare previsioni certe, perché il nostro lavoro non è solo la “recita” o il “concerto”, o comunque la singola prestazione, ma è tutto ciò che viene prima: le prove, lo studio con i colleghi, e quindi tutto ciò che serve per la riuscita dell’evento/spettacolo”.

Quindi per la settimana santa non è possibile programmare niente?

“Ricollegandomi al discorso di chi lavora come musicista nell’ambiente del “sacro” il caos è ancora più grande in quanto il 5 si apre la Settimana Santa, che è uno dei periodi più “prolifici” per chi lavora in questo “settore”. Perché, per esempio, se veramente il 3 aprile tutto ciò dovesse aver fine, i concerti che potrebbero avvenire nelle date immediatamente successive (es.4-5 aprile, primo weekend pre-pasquale, con la Domenica delle Palme), sarebbero a rischio perché la preparazione di questi eventi, in quanto la quarantena prevede di rimanere a casa il più possibile (e chi lo va a spiegare a un eventuale controllo con autocertificazione che il tuo lavoro è il musicista e devi fare le prove? oltretutto con l’attuale e perenne considerazione che c’è per chi svolge questo mestiere!). Per quel che riguarda direttamente me, in data odierna (18 marzo ndr) l’intero lavoro della settimana santa è cancellato, e per me è una autentica catastrofe”.

Nel frattempo “gli addetti ai lavori”pensano di recuperare in tempo utile il ritorno alla normalità?

“Quando la situazione di emergenza rientrerà (il prima possibile, ovviamente si auspica), ci sarà il problema dei recuperi. Perché per fortuna una buona parte del lavoro si potrà recuperare. I teatri ovviamente intendono riprendere le proprie attività con i titoli rimandati “a data da destinarsi” e molti concerti fissati slitteranno semplicemente. Ma per chi è già dentro a tutto ciò già gli si presenta l’annosa questione nella sua “catastroficità”:  ossia che qualunque ente organizzativo è già in corsa per recuperare il prima possibile le proprie date, andando a intasare quello che tutti auspicano essere un periodo ottimale di uscita dalla crisi, (auspicabilmente)  da inizio maggio. E come si sa, non siamo ancora in estate, i concerti possono essere fatti solo nel week end, e come avrete già intuito, i concerti/spettacoli cancellati da febbraio a fine marzo (per ora) sono tanti (personalmente ne conto quasi una decina, escludendo liturgie, lezioni e lavori irrecuperabili), mentre invece le ipotesi di recupero si concentrano tutte in 2-3 weekend massimo. Il che porterà comunque ad una perdita di molti lavori in quanto non si possono ovviamente fare più concerti contemporaneamente”.

Cosa cambierà per il mondo culturale?

“E’ indubbio che questa crisi mondiale cambierà tantissime cose nel nostro vivere quotidiano, come già sta facendo ora, ma ci saranno strascichi che dureranno anni. Questo perché questa crisi non si affronta gratuitamente. Tutti i soldi in arrivo per contenere questo disastro da qualche parte andranno recuperati. La riposta a questo problema io l’avrei, ma cadrei in un discorso che molti scambierebbero per demagogia, per un incitamento alla guerra tra poveri, alla disunità nazionale e tante corbellerie del genere, per cui, lascio a voi immaginare da dove”.

Lasciamo che il tempo passi e che la cultura in Alto Reno Terme possa ritornare trionfante, più desiderata e più brillante di prima.

 

Foto di Pasqualina Tedesco

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