ALTO RENO TERME: Via Antica dei Biagioni, la mulattiera ritrovata!

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 Nell’era della transizione ecologica, dove l’attenzione all’ambiente e la sua valorizzazione è sempre più in crescendo, il comune di Alto Reno Terme sta completamente al passo. E lo fa riqualificando il territorio in tutte le forme, strutturali e ambientali, perché i cittadini e i turisti possano usufruirne e apprezzarlo al meglio.

In questo contesto, ne fanno parte integrante le Pro Loco e le Associazioni del luogo che con i propri volontari  riportano alla luce dei sentieri abbandonati, come accaduto giorni fa ad Olivacci, a cura dell’Associazione Culturale Olivacci e Dintorni, che, dopo circa trent’anni, ha voluto restituire alla comunità montanara un tratto importante della Via Antica dei Biagioni.

Una mulattiera che collegava Olivacci a Casa Poli, Casina, Biagioni, Casa Chierici, Casa Banditelli (borgo a 850 mt slm ormai diroccato) e che ancora da lì si diramava per Casa Trogoni e altre borgate più alte del territorio granaglionese.

L’origine di questa mulattiera, Via Antica dei Biagioni, si perde nella notte dei tempi, in quanto esisteva prima della costruzione della Ferrovia Porrettana completata nel 1864 e prima della Traversa di Pracchia, nata come strada militare nel 1880/1881.

Era fra le più importanti strade di collegamento fra le borgate non solo per trasportare merci con i muli fra le irte montagne, come castagne, cereali, legna, ma anche come comunicazione fra la gente del posto che si spostava in momenti di aggregazione sociale nelle feste religiose e nella celebrazione dei matrimoni e purtroppo anche in eventi luttuosi. Da qui passavano il medico condotto e l’ostetrica per andare dai pazienti delle varie borgate e a volte, per la troppa neve o il ghiaccio, gli spostamenti non erano facili e le donne partorivano con l’aiuto delle vicine di casa, perché ci si conosceva tutti e c’era tanta solidarietà di buon vicinato quando internet non esisteva.

Qualcuno ricorda anche che le ragazze, da Casa Trogoni (oltre 100 mt slm) il 21 settembre,  giorno della festa patronale di San Matteo ad Olivacci, scendevano a piedi  e passavano da questa mulattiera, con dignitosa eleganza e forse anche con un po’ di civetteria, per recarsi alla festa. Dagli anni ’70 in poi da Casa Poli ci si spostava a Olivacci per vedere la TV, in casa di chi aveva già la fortuna di averla. E dai racconti degli avi, da qui passavano anche gli austriaci a metà del secolo XIX durante i lavori della Strada Ferrata.

E’ stato un lavoro duro e difficile e insidioso per i tratti di pericolosità, durato un anno e mezzo, in quanto madre natura si era impossessata di questa strada con la sua vegetazione e con tutte le frane del maltempo che avevano praticamente ostruito in ogni modo il sentiero, completamente impenetrabile e non più percorribile.

E come da tradizione e fede sui monti, a metà percorso, su una bellissima roccia, si è posta una Verginina per una breve sosta del camminatore.

L’Associazione Culturale Olivacci e Dintorni, che ha voluto fortemente la riapertura di questa via antica, si è avvalsa di Luciano Mori di Olivacci, uno dei soci fondatori, Marco Biagioni, volontario instancabile di Pavana, Angelo e Teresa di Bologna, volontari innamorati della nostra montagna, Dante e Daniele validi volontari di Casa Poli, Luca di Firenze appassionato a questi luoghi, Bruno Valdiserri della Pro Loco di Granaglione e grande boscaiolo del Consorzio Castanicoltori Volontari di Granaglione, Antonio Gaggioli Presidente della Pro Loco Biagioni “R. Mattioli” con Mauro di Biagioni, anche lui grande montanaro che, insieme a Franco Ricci rappresentante del Gruppo Alpini di Porretta Terme e della Protezione Civile, hanno rimesso il sentiero in sicurezza con tanta fatica e negli ultimi mesi anche sotto un sole cocente.

Tutti si sono adoperati senza riserve, svolgendo un lavoro encomiabile, per restituire alla comunità la gioia di una nuova comunicazione, quella del terzo millennio. Nell’era, appunto della transizione ecologica come si diceva in premessa,  fare una passeggiata per ammirare il passaggio di un treno lungo la Ferrovia Porrettana scavata nel ventre della terra appenninica e ammirare il verde versante toscano, non ha prezzo! E dove i passi, senza fretta, si fermano su quelle pietre posate dagli avi, che sanno di storia, di fatiche, di emozioni e leggende tramandate.

La strada meritava il suo ritorno alla vita, dopo circa trent’anni di oblìo. E lo ha avuto con l’inaugurazione del 5 agosto scorso alla presenza del Sindaco Giuseppe Nanni e della Vice-Sindaco Elena Gaggioli, dei volontari addetti ai lavori e di numerose persone intervenute dalle borgate viciniore. Il sindaco e la vice sindaco hanno voluto inaugurare, contemporaneamente al cartello stradale che indica la “Via Antica dei Biagioni”, anche la ripida strada principale, che dalla Traversia di Pracchia – S.P. 632 porta al borgo ed è stata asfaltata da pochi giorni; un asfalto completo, rifatto dopo 51 anni, nell’ambito della riqualificazione del territorio e nel caso di Olivacci, oltre a migliorare la viabilità, valorizza i grandi progetti realizzati nel borgo come il restauro dell’antico lavatoio del 1879 e il restauro dell’Oratorio di San Matteo del 1704, motivo di interesse di numerosi visitatori.

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Già dall’anno scorso, la strada di accesso al Borgo era stata oggetto di una grande opera di messa in sicurezza con la posa in opera del guard-rail per tutto il suo percorso.  Dopo lo svelamento del cartello, il taglio del nastro e il discorso del sindaco Nanni, conciso ed essenziale per la lodevole iniziativa, tutto il gruppo si è incamminato sulla Via Antica dei Biagioni, attraversando il luogo dell’antico lavatoio restaurato e inaugurato nel 2018. A metà strada, con lo scorcio panoramico di Casa Poli, il sindaco ha tagliato un altro nastro tricolore per sugellare l’interezza del sentiero. Al ritorno ad Olivacci, l’Associazione, ha accolto i presenti con un variopinto buffet, arricchito dalle specialità delle donne di Casa Poli e Biagioni. Si è brindato a una nuova era di comunicazione e di amicizia e a quell’Appennino che a passo lento, anche se con fatica, si riscopre vitale e unico.

 

 

Foto di Pasqualina Tedesco

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