CITTA’ METROPOLITANA: Le mappe della fragilità demografica, sociale ed economica nel territorio metropolitano

Pubblicato lo studio dell’Ufficio statistica

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La zona montana, nella fascia di confine fra le Città metropolitane di Bologna e Firenze, e l’estrema pianura settentrionale del territorio sono gli ambiti caratterizzati da maggiore fragilità a livello metropolitano. Un livello medio-alto di potenziale fragilità è presente anche nella periferia del Comune capoluogo, mentre una bassa fragilità potenziale caratterizza i Comuni della cintura.

È quello che emerge da uno studio – realizzato nell’ambito di un Accordo di collaborazione istituzionale fra Città metropolitana e Comune di Bologna in tema di statistica e ricerche demografiche, sociali ed economiche – che ha mappato la potenziale vulnerabilità nel territorio metropolitano, utilizzando e incrociando una selezione di indicatori demografici, sociali ed economici ricavati da archivi di carattere amministrativo continuamente aggiornati (quali l’anagrafe della popolazione residente e l’archivio delle dichiarazioni dei redditi), i dati del Censimento 2011 e le serie storiche Istat.

 

La potenziale fragilità demografica risulta dalla combinazione di tre variabili:

  • la crescita della popolazione (dal 31/12/2012 al 31/12/2017 la popolazione residente è aumentata del 2,1%);
  • l’andamento del saldo naturale (nel quinquennio 2013-2017 il saldo naturale medio annuo rapportato alla popolazione media era pari al -3,5 per mille);
  • la percentuale di popolazione anziana di più di 80 anni (al 31/12/2017 gli ultra-ottantenni erano 83.485 unità pari all’8,3% della popolazione residente totale).

Un ambito territoriale sarà potenzialmente tanto più fragile, sotto il profilo demografico, quanto più la sua consistenza demografica tenderà a calare, e tanto più, di conseguenza, la popolazione insediata tenderà ad invecchiare. Trend che si riscontrano, a livello metropolitano, soprattutto nei Comuni montani, e, con intensità minore, in parte della pianura orientale, in alcuni Comuni della media montagna e nel Comune capoluogo.

 

La potenziale fragilità sociale si definisce a partire da un numero maggiore di indicatori, riferiti ad aspetti diversi della convivenza sociale e al loro impatto sul sistema di relazioni:

  • Maggiore fragilità del nucleo familiare:
    • le famiglie unipersonali composte da ultra sessantacinquenni (al 31/12/2017 erano 76.502 unità, pari al 31% della popolazione),
    • le famiglie monogenitoriali con minori (al 31/12/2017 i minori in famiglie monogenitoriali erano 25.373, pari al 16,2% del totale dei minori).
  • La difficoltà di radicamento della popolazione, italiana e straniera:
    • l’intensità del ricambio delle popolazioni, italiana e straniera, rapportato alla popolazione media (nel quinquennio 2013-2017 il ricambio della popolazione italiana è stato pari al 25,9% della popolazione media del periodo mentre il ricambio della popolazione straniera è stato pari all’11,9% della popolazione media del periodo);
    • l’incidenza della popolazione straniera in fasce di età giovanili rispetto alle analoghe fasce di età della popolazione italiana (al 31/12/2017 la popolazione residente straniera in età tra 0 e 19 anni era di 27.124 unità, il 15,6% della popolazione residente di pari età).
  • Il grado di istruzione (al Censimento 2011 i laureati in età tra 25 e 44 anni erano 74.273, pari al 27,7% della popolazione residente di pari età).

La potenziale fragilità sociale si localizza prevalentemente nei Comuni della media montagna bolognese, dell’alto imolese, dell’estrema pianura occidentale e nel Comune di Bologna.

La potenziale fragilità economica si definisce in primo luogo in relazione ad indicatori riferiti al reddito:

  • il reddito complessivo medio per contribuente (nel 2016 era pari a 25.083 euro),
  • l’incidenza dei contribuenti che si collocano nella fascia di reddito da 0 a 10.000 euro sul totale dei contribuenti (nel 2016 era pari al 20,1%).

Viene preso in considerazione un ulteriore indicatore

  • la percentuale delle abitazioni occupate in affitto (al Censimento 2011 erano 98.344, pari al 22,1% delle abitazioni occupate in totale) che può indicare una relativa difficoltà ad accedere al mercato della proprietà, come pure (ricollegandosi agli indicatori di potenziale fragilità sociale) la mancanza di relazioni durevoli con il territorio di residenza.

La potenziale fragilità economica raggiunge un livello alto in diversi comuni montani, di crinale e intravallivi, nell’alto imolese e nel Comune di Bologna; un livello medio-alto nella media montagna, nell’intero Circondario Imolese, nelle propaggini di pianura.

 

“Dopo il comune di Bologna – afferma il presidente della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Metropolitana di Bologna Giuliano Barigazzi – anche la città metropolitana si dota di un strumento importante attraverso il quale misurare la potenziale vulnerabilità nei nostri territori, utilizzando una selezione di indicatori demografici, sociali ed economici. L’estensione a tutti i 55 comuni di questo metodo, fino ad oggi impiegato nel solo comune capoluogo, ci permetterà di programmare anche come CTSS metropolitana politiche di welfare puntuali e diversificate in base ad una conoscenza sempre più precisa dei bisogni”.

 

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