I forti cambiamenti climatici in atto si registrano anche nella nostra regione: il 2019 è stato il quarto anno più caldo dal 1961, con una temperatura media di 0,7°C superiore rispetto al clima recente. Inoltre, l’anno scorso è stato caratterizzato da forte variabilità, con numerosi eventi meteo intensi (piogge intense, piene, gelicidio, grandinate), oltre a essere uno dei più piovosi, nonostante i lunghi periodi siccitosi. È il quadro che emerge dalla nuova edizione del “Rapporto idrometeoclima Emilia-Romagna – Dati 2019”, realizzato dall’Osservatorio clima di Arpae. Il rapporto contiene, relativamente al 2019, i principali indicatori relativi ai dati climatici e idrologici, la descrizione dei principali eventi meteo, i dati relativi al mare Adriatico e quelli sulle acque sotterranee in regione.

Complessivamente, il 2019 conferma il trend di incremento delle temperature: è stato il quarto anno più caldo (dopo 2014, 2015 e 2018) dal 1961, con uno scostamento rispetto alla temperatura media di +0,7 °C sul clima recente (1991-2015) e +1,7 °C sul periodo di riferimento 1961-1990. Il 2019 è stato, inoltre, il più mite in assoluto per le temperature medie di dicembre, e il più caldo per le temperature massime assolute a giugno, che in varie località hanno superato di diversi gradi i precedenti record. È stato anche un anno caratterizzato da un’estrema variabilità nell’andamento termico, con un mese di giugno molto caldo preceduto da un maggio tra i più freddi, con escursioni anche di 15 °C nel corso di una settimana.

Per quanto riguarda le precipitazioni, il 2019 risulta tra i dieci anni più piovosi dal 1961, con record assoluti per maggio (media regionale di 229 mm, quasi 4 volte la media 2001-2015) e novembre (media regionale di 270 mm, pari al 250% in più della media del periodo 2001-2015), ma anche in questo caso con un’estrema variabilità, che ha visto alternarsi periodi molto piovosi ad altri estremamente siccitosi.

Nel 2019 si sono verificati 24 eventi meteorologici e idrologici significativi, alcuni hanno anche arrecato notevoli danni a popolazione, territorio e infrastrutture: tra piogge intense, piene, gelicidio, grandinate, venti forti con mareggiate, temperature estreme non c’è stato un mese senza eventi da segnalare. Tra questi, ricordiamo l’insolita nevicata anche a quote basse del 5 maggio e la fortissima grandinata del 22 giugno.
Anche i fiumi hanno fatto registrare eccezionali eventi di piena con livelli idrometrici che hanno sollecitato le arginature generando rotture e allagamenti nei periodi di gennaio-febbraio, maggio e novembre-dicembre. Tra gli eventi principali si ricorda la rottura dell’argine del Reno, il 2 febbraio, a Trebbo (Castel Maggiore), con conseguente allagamento di 27 km2 di terreno agricolo. Dal 22 novembre al 3 dicembre il fiume Po ha presentato il superamento della massima soglia di allertamento in tutte le sezioni del tratto emiliano.

Per quanto riguarda le portate del fiume Po, il 2019 è stato complessivamente un anno nella norma, con anomalie negative sia nei mesi invernali (-51% a marzo) sia in quelli estivi, alternate a piene significative in autunno. Significativa la grande piena tra il 22 novembre e il 3 dicembre 2019, con superamento della soglia di riferimento per l’allertamento L3, in tutte le sezioni del tratto emiliano.
Per le portate degli altri fiumi regionali, il 2019 è stato un anno caratterizzato da forte variabilità, con deflussi nel complesso superiori alla norma.

Il Rapporto analizza anche i livelli delle acque sotterranee, che nel 2019 sono risultati mediamente più bassi dei livelli misurati nel 2018, per effetto delle tardive precipitazioni primaverili. L’abbassamento medio rispetto al periodo 2010-2018 è risultato di circa 0,28 metri nelle prime falde freatiche di pianura, di 0,37 metri nei grandi acquiferi pedecollinari di conoide.

Le allerte di Protezione civile emesse nel 2019 sono risultate complessivamente 133 (84 gialle, 35 arancio e 14 rosse).

LinkIl Rapporto idrometeoclima Emilia-Romagna – Dati 2019

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