Bologna, con la Fondazione Sant’Orsola 24.000 notti per medici, infermieri e OSS

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Il 9 marzo 2020 la Fondazione Sant’Orsola ha lanciato la campagna di raccolta fondi Più forti insieme, per sostenere gli ospedali di Bologna impegnati nell’emergenza Coronavirus e, soprattutto, il personale sanitario in prima linea. Sono stati realizzati così tanti servizi, ma il primo a partire e sicuramente il più rilevante è stata l’accoglienza gratuita in albergo o in alloggi dedicati che ha interessato il personale sia di Policlinico di Sant’Orsola sia di Ausl di Bologna.

“Insieme abbiamo vissuto – spiega il presidente della Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – un’esperienza di solidarietà che ha reso più forte l’intera comunità. Nei momenti di difficoltà ognuno deve essere disposto a dare qualcosa per il bene di tutti ed è quello che è successo: i cittadini hanno donato per chi restava in prima linea per curare chi si ammalava; gli alberghi hanno concesso tariffe convenzionate ma sono riusciti a lavorare in un momento in cui tutto era fermo; il personale sanitario ha affrontato i sacrifici che la propria professione chiedeva traendo forza dall’abbraccio concreto della città. Mettere in comunicazione tutto questo, per essere un elemento di coesione, è il motivo per cui la nostra fondazione è nata”.

L’accoglienza in albergo

 La Fondazione Sant’Orsola ha sottoscritto una convenzione con Federalberghi Bologna che ha messo a disposizione le strutture dei propri associati ad una tariffa convenzionata. Il Comune di Bologna ha contestualmente rinunciato alla tassa di soggiorno dovuta per ogni pernottamento, per contenere anche così il costo. Durante tutta la durata del servizio sono stati complessivamente 15 gli alberghi coinvolti.

È stato possibile così dare un aiuto concreto a

–       i neoassunti arrivati per dare una mano nella gestione dell’emergenza in una città chiusa per il lockdown;

–       i dipendenti dei reparti più a rischio che volevano continuare a lavorare senza rischiare, rincasando la sera, di contagiare i propri famigliari o quelli che, da pendolari, per i problemi legati alla carenza di trasporto pubblico non potevano proprio rientrare.

Il servizio si è articolato in due momenti:

  1. dal 16 marzo al 6 giugno, durante la prima fase dell’emergenza;
  2. dal 9 novembre a tutt’oggi, in concomitanza con la seconda fase dell’emergenza.

Complessivamente sono stati 193 giorni i giorni coperti.

 

Tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari questi i numeri del servizio

–       608 le persone accolte (442 nella prima fase e 166 nella seconda);

–       di questi il 50,6%, pari a 308, erano neoassunti;

–       complessivamente i pernottamenti sono stati 23.276.

In media in ogni giorno in cui il servizio è stato attivo ci sono stati 120 medici, infermieri e oss ospitati negli alberghi di Bologna.

Gli alloggi dedicati per i positivi

Durante la prima fase dell’emergenza – quando ancora non erano attivi i cosiddetti Alberghi Covid attivati dall’Ausl di Bologna – a questo servizio se n’era affiancato un secondo, dedicato al personale sanitario che contagiandosi doveva vivere la quarantena ma non poteva farlo a casa per mancanza degli spazi necessari.

La Fondazione Sant’Orsola ha individuato così 15 bilocali con angolo cottura, autonomi e isolati, dove poter ospitare chi essendo asintomatico aveva questa necessità. I volontari della Fondazione erano a disposizione per andare a fare la spesa o per portare una valigia con il cambio da casa. In questo modo sono state ospitate 28 persone per complessive 609 notti (21,7 notti in media a testa).

L’abbraccio di oltre 9mila bolognesi

 Tra ospitalità per neoassunti e operatori dei reparti più a rischio da una parte e alloggio in isolamento per personale sanitario positivo dall’altra, sono state così accolte 636 persone per complessivi 23.885 pernottamenti, pari ad una spesa di 955.400 euro. Questi servizi sono stati resi possibili grazie alle donazioni di oltre 9.200 bolognesi.

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