Tortellini e cultura

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 Non so a chi sia passato per la mente la balzana idea dei tortellini “islamici” a base di pollo. In un colpo solo si sono offese due culture. Mi sa che dietro vi siano le solite menti della “Larga Accoglienza” che, in perenne crisi di conoscenza della propria, vanno a rimorchio dell’altrui senza conoscere neppure quella. A pensarci bene anche una prostituta è un esemplare di “Larga Accoglienza”, ma non credo sia l’esempio, sotto tutti gli aspetti, da proporre socialmente. Ogni cibo è l’espressione di un retroterra culturale di millenni, signori, leggersi i lavori di Massimo Montanari, please ! Quindi, con tutto l’universo gastronomico che trascorre sul globo terracqueo, tirare in ballo i tortellini a base di carne di pollo, vuol dire avere, in perfetta sintesi, una totale ignoranza storica, culturale e ….gastronomica. Da frequentatore, anni or sono, di paesi islamici, devo dire che in Marocco ho gustato magnifici Tajine con carni e verdure e costolette di agnellone alla brace sublimi, parlo da pastore! Oltre, ovviamente ad altre prelibatezze culinarie nelle quali il maiale non era onnipresente, come a Castelnuovo Rangone, tanto per non far torto a zone ove la cultura del “Divin porcello” non si mette in discussione. E così in altri luoghi islamici.
Smettiamola una buona volta di creare sintesi culturali assurde, frutto di ignoranza e di mancanza di conoscenze storiche. Talvolta determinati rifiuti alimentari sono la conseguenza di un passato storico che oggi, con molta pazienza, va rimosso. Si pensi solo al culto dei bovini in India e nei popoli Masai. Questo animale ha rappresentato, per millenni, il sostegno di tante popolazioni. La sua uccisione avrebbe significato una offesa terrificante al popolo stesso che lo allevava: sintesi di economia e religiosità! Tanto per farla corta : in ambito romano, durante la repubblica, l’uccisione a scopi alimentari di un vitello avrebbe creato guai seri, moooolto seri, al gastronomo. Perché? Perché in un mondo legato all’agricoltura il vitello era un futuro bue da aggiogare all’aratro e per far muovere carri. E i romani era un popolo pragmatico e poco incline alle farneticazioni religiose (Pantheon docet ). Quindi nelle ricette romane, sino al medio impero : maiali, agnelli, caprini, pesci ecc. ecc. ma vitelli? Pochi ! Buon appetito!
Ettore Scagliarini
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