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Foto firenzemeteo.net
In un numero di alcuni mesi fa di “Montagne 360”, rivista del C.A.I., Giogio Gaidola, esperto sciatore ed analizzatore del fenomeno sciatorio, analizzò le ragioni del declino di questa attività sportiva. A suo dire stà scomparendo quello che definisce lo “Sky spirit” ovvero quella molla psicologica che ci rende soddisfatti per il solo fatto di essere con lo strumento sci in un ambito naturale dominato dalla neve e di potersi muovere, grazie a detti strumenti, quasi in dialogo con l’ambiente. A mio avviso allargherei il concetto di “Sky spirit” sino a quello di “Mountain spirit”. Facciamo un breve excursus temporale, torniamo a 50-40 anni or sono. Dopo una giornata trascorsa a sciare con amici, spesso con conoscenze fatte sulle file per gli impianti di risalita o sulle stesse piste, veniva l’ora del ritorno all’ovile, a casa. Detto ritorno veniva ritardato il più possibile con una doverosa sosta in qulche locale pubblico della montagna ove bere in compagnia un paio di bicchieri di vino con qualche cosa di commestibile, tante chiacchiere e, spesso, il doveroso coro di canzoni folcloriche o di montagna. In parole povere si voleva posticipare il più possibile il distacco dall’ambiente MONTAGNA, si era permeati da quello che definisco il “Mountain spirit”. Ritorniamo al presente, lo sci non rappresenta più un imperativo categorico sociale da fare quasi obbligatoriamente, una differente cultura ambientalista non considera più un valore positivo il posizionare ogni dove impianti di risalita, apertura di strade, ruspe in perenne azione, colate di cemento e quant’altro la società dei consumi ha architettato per “conquistare” le montagne. Anzi, oggi dette operazioni sono considerate in modo profondamente negativo da una larga fetta della popolazione in continuo aumento. Lo sci ha perso quasi totalmente il suo appeal sociale, a detta di un operatore del settore :”Oggi non si scia più, si scende”. Cosa significa questo ? Che con un paio di sci ai piedi si possa scendere qualsiasi pendio attrezzato posto in un termovalorizzatore, in una collina nei pressi di una città, giù per quelle enormi montagne di rifiuti delle grandi città, utilizzando appositi tralicci fatti con tubi da ponteggi ed altro ancora. Basta una pista di materiale plastico ed un impianto che ti riporti in alto che il gioco è fatto. In montagna, stante lo scarso innevamento naturale, provvedono i cannoni sparaneve a creare quelle specie di toboga in mezzo ad un ambiente dominato da secca vegetazione e sassi per consentire il saliscendi.
foto vivosudtirol.com
Per chi aveva vissuto lo “Sky spirit” di decenni or sono, non vi è nulla di più repulsivo che operare in tali ambienti. Ma allora il “Mountain spirit” è morto e sepolto? No, dico io, ha solo traslocato. Oggi chi vive questo “Mountain spirit” ? Coloro che rifiutando la cultura della meccanizzazione sui monti, vanno in giro a piedi a visitare chiese, paesi abbandonati, santuari, percorrendo antiche vie di transito, di transumanza o verso luoghi storico-paesaggistici. E’ un turismo “Francescano” che rifiuta abiti multicolori, anzi si pone mimetico con l’ambiente al fine, non tanto remoto, di sorprendere animali selvatici nel loro ambiente. Le basi di appoggio non sono alberghi a 5 stelle, ma spesso B&B, trattorie, strutture ricavate in vecchi edifici aventi il loro fascino storico. Questo sta diventando il turismo del 3° millennio, lo stanno confermando i numeri in ascesa esponenziale dei frequentatori di questi tragitti. Il portabandiera internazionale è il Camino de Santiago in Spagna, comunque anche in Italia abbiamo tanti tragiti dalla Via Francigena, alla Romea, alle vie per Santuari in Abruzzo, Umbria ed altre regioni, da noi, nei pressi abbiamo la Via degli Dei, quella dellla Lana e della Seta, la Via Mater Dei ed altre ancora, più brevi ma non meno importanti. Si rientra nel “Mountain spirit” per vie culturali e non più con attrezzi ai piedi ed impianti meccanizzati, ma con uno zainetto in spalla.
Se ci pensiamo bene questa è la nemesi montana dell’uso ed abuso del mezzo di trasporto a motore. L’auto è stata per alcuni decenni la conquista delle classi subalterne, oggi è diventata quasi un fastidio : inquina, costa, non si sa dove parcheggiarla, non è più uno status simbol, è solo un oggetto con 4 ruote che deve svolgere il suo servizio nella maniera meno costosa e meno invadente. Anche gli impianti meccanizzati, cannoni sparaneve compresi, sono mezzi invadenti, della montagna e, quindi, si cercano posti che non siano aggrediti da detta meccanizzazione.
Il cerchio si chiude : si è partiti dalla montagna quasi incontaminata dei nostri nonni, la si è trasformata in un gigatesco luna park meccanizzato, rumoroso con impianti musicali (?) da centinaia di Watt, ed oggi si cerca di ritornare all’ambiente dei nostri predecessori.
Ettore Scagliarini
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