Testo e foto di Enrico Pasini

 

Come amare il Corno diceva il titolo di ieri dell’editoriale di Ettore Scagliarini, che con molto piacere personale scriveva di aver apprezzato il mio scritto.

Amare è un sentimento molto soggettivo, ognuno ama come può, come è in grado di fare, e ognuno si fa amare come questa trasmissione di sentimento gli riempie meglio il cuore.

Amare un territorio è viverlo, oltre che certamente conoscerne la sua storia e personalmente non penso che il popolo del Corno, il cittadino del Belvedere, non sappia la propria storia, anzi.

Invito Ettore a seguire e leggere la pagina Fb “Paterlenga”, scritta e gestita da Gianni Lanzi, nativo della Frascare a LaCà.

Non conosco personalmente il signor Lanzi ma i suoi scritti sono ricchi di storia del Belvedere, (che poi forse dovremmo decidere se chiamarlo Belvedere, Corno, o Val Carlina, che marchio dare alla nostra montagna, è un discorso di marketing ma fondamentale per vendere un prodotto), e personalmente mi hanno fatto conoscere le storie di personaggi che conosco, conoscevo o di cui avevo sentito parlare. Una pagina molto seguita, piena di tradizione montanara, che spero un giorno possa diventare un libro, perché sarebbe stupendo leggere su carta la storia della gente della nostra montagna.

Negli scritti di Lanzi traspare tutto l’amore per la nostra montagna, come invece la si vede nelle opere in legno che adornano le strade, e non solo, del territorio. Funghi, insegne, panchine, gufi, aquile, create dalle braccia e dalla motosega di Nicola Franci, mestiere autista di autobus. Franci è un vero artista e da qualche anno sta abbellendo il territorio con le sue opere, lo sta trasformando, lo sta adornando con opere incredibili.

Amare un territorio è viverlo, un amico ieri a commento del mio articolo ha definito eroi chi continua a gestire il bar a LaCà. Gli ho scritto in risposta che di eroi a LaCà ce ne sono parecchi, l’Elisa che è rimasta e ha aperto un nuovo esercizio, Massimo che è riuscito a reinventare un negozio storico, Guglielmo che prende in affitto campi incolti e li coltiva a grano antico cercando di coinvolgere il territorio, un territorio che però fa fatica ad ascoltare, Bonarelli che è salito dalla Romagna e ha messo su famiglia a Cà Gabrielli dopo esser stato il primo a valorizzare un borgo che era ormai in rovina, il Gallo che ha aperto un ristorante pizzeria a LaCà aperto tutto l’anno con la gente che sale dalle valli per mangiare la sua cucina.

In realtà non sono neanche eroi ma persone che sono riuscite e riescono a guardare nel futuro in montagna, ma che rischiano, se lasciate sole, tanto dalla politica quanto dalla loro comunità, di diventare veramente veri e propri eroi.

Sono tanti altri quelli che si impegnano al Corno per renderlo bello e raccontarlo, come Alessandra Biagi dell’associazione Capotauro, che organizza camminate lungo i paesi per raccontarne la loro storia, incanta quando parla, ti fa entrare in archivi che contengono manoscritti vecchi dei secoli, ti fa conoscere angoli che avevi già passato mille volte ma i cui particolari non avevi mai notato.

Amare un territorio è tutto questo e un territorio per farsi amare ha bisogno dell’insieme di tutto questo.

Il Collegamento che il signor Ettore critica spesso, si può fare, ma solo se attorno a lui esalti tutto l’amore che la gente della montagna dona quotidianamente al territorio.

Il Collegamento lo si può fare, NON lo si deve fare.

Se il Collegamento lo si fa perché pensato come unica soluzione per rilanciare la montagna allora sarà un fallimento.

Il Collegamento non può essere visto solo come ultima spiaggia, non deve essere visto solo così, visto così sarebbe un grave errore.

Il Collegamento Corno – Doganaccia non dovrà essere solo un collegamento materiale, dovrà essere soprattutto il collegamento tra tutto l’amore che la gente della montagna prova per la propria terra, e che in forme diverse riesce a trasformare ogni giorno in opere concrete.

Il Collegamento non sarà l’inizio della rinascita  ma la fine di un nuovo inizio, di un nuovo modo di vedere la montagna e il Corno, un inizio in cui la neve sarà un elemento in più, quando ci sarà e che non dovrà condizionare il fallimento o il successo di una stagione turistica.

Amare è molto soggettivo, uniamo tutto l’amore che c’è per questa meravigliosa montagna che si chiama Corno alle Scale e rendiamola ancora più bella.

 

Il commento di Ettore Scxagliarini:

Sig.Pasini, amare un posto significa, per me, agire primariamente per conservarlo, valorizzarlo e renderlo noto e fruibile ad altri. Partiamo dal “Collegamento”. Forse lei non ha partecipato ai famosi convegni, assemblee ed altro aventi quale argomento tale Mega Galattica struttura. Il fine primario, ben esplicitato da molti entusiasti, era quello di far dirottare gli sciatori toscani che ANDAVANO all’Abetone al Corno. Qualcuno cercò persino di convincermi che eravamo all’inizio di una nuova Era Glaciale e, conseguentemente, a breve, avremmo avuto metri e metri di neve. Avere un maggiore apporto turistico può andar bene, ma cosa si offre a costoro ? Le ha accennato alla sig.ra Alessandra Biagi ed io le cito due lavori della signora “Gli oratori del Belvedere” e “Le chiese del Belvedere” edite tra il 2015 ed il 2017 in pieno fervore di collegamenti. Lei crede che qualcuno abbia raccolto il testimone per organizzare visite guidate a detti siti ? Onde non estraniarmi dall’offerta, anche il sottoscritto scrisse in tempi non sospetti che valorizzare detto patrimonio UNICO avrebbe di certo apportato una forma di turismo ed anche un beneficio economico. La Curia ed altri hanno organizzato la Via Mater Dei dalla quale il Belvedere non si è associato facendo scrivere a qualcuno “Un’altra occasione persa”. Lei ha anche scritto di Guglielmo che nessuno ascolta. Certo, vi sono persone che si impegnano nel territorio, ma mi creda, sono un’esigua minoranza. La maggioranza vive ancora nel paese delle meraviglie dove nevica a metri, l’unica attività è lo sci e basta aprire la finestra ed entrano soldi a palate. Se non fosse così perché non dare ascolto a Guglielmo ed alla sig.ra Alessandra Biagi ? La politica ha le sue responsabilità, ma io resto fedele al proverbio :”Aiutati che Dio ti aiuta” e se sul problema degli acquedotti non si è organizzato un comitato come quello per il collegamento qualche cosa va storto. Le chiudo la cicalata con un piccolo avvenimento successomi nel mese di Febbraio a La Polla dove ero andato a sciare. Un signore, di circa cinquant’anni, anche lui sciatore, mi guarda e dice :”Però ne hanno di soldi questi montanari !” e mi indica un gigantesco cartello con su scritto “I montanari il collegamento se lo faranno da soli”. Con i soldi dei contribuenti !

SHARE

2 Commenti

  1. Sig.Pasini, amare un posto significa, per me, agire primariamente per conservarlo, valorizzarlo e renderlo noto e fruibile ad altri. Partiamo dal “Collegamento”. Forse lei non ha partecipato ai famosi convegni, assemblee ed altro aventi quale argomento tale Mega Galattica struttura. Il fine primario, ben esplicitato da molti entusiasti, era quello di far dirottare gli sciatori toscani che ANDAVANO all’Abetone al Corno. Qualcuno cercò persino di convincermi che eravamo all’inizio di una nuova Era Glaciale e, conseguentemente, a breve, avremmo avuto metri e metri di neve. Avere un maggiore apporto turistico può andar bene, ma cosa si offre a costoro ? Le ha accennato alla sig.ra Alessandra Biagi ed io le cito due lavori della signora “Gli oratori del Belvedere” e “Le chiese del Belvedere” edite tra il 2015 ed il 2017 in pieno fervore di collegamenti. Lei crede che qualcuno abbia raccolto il testimone per organizzare visite guidate a detti siti ? Onde non estraniarmi dall’offerta, anche il sottoscritto scrisse in tempi non sospetti che valorizzare detto patrimonio UNICO avrebbe di certo apportato una forma di turismo ed anche un beneficio economico. La Curia ed altri hanno organizzato la Via Mater Dei dalla quale il Belvedere non si è associato facendo scrivere a qualcuno “Un’altra occasione persa”. Lei ha anche scritto di Guglielmo che nessuno ascolta. Certo, vi sono persone che si impegnano nel territorio, ma mi creda, sono un’esigua minoranza. La maggioranza vive ancora nel paese delle meraviglie dove nevica a metri, l’unica attività è lo sci e basta aprire la finestra ed entrano soldi a palate. Se non fosse così perché non dare ascolto a Guglielmo ed alla sig.ra Alessandra Biagi ? La politica ha le sue responsabilità, ma io resto fedele al proverbio :”Aiutati che Dio ti aiuta” e se sul problema degli acquedotti non si è organizzato un comitato come quello per il collegamento qualche cosa va storto. Le chiudo la cicalata con un piccolo avvenimento successomi nel mese di Febbraio a La Polla dove ero andato a sciare. Un signore, di circa cinquant’anni, anche lui sciatore, mi guarda e dice :”Però ne hanno di soldi questi montanari !” e mi indica un gigantesco cartello con su scritto “I montanari il collegamento se lo faranno da soli”. Con i soldi dei contribuenti !

  2. Scusi sig. Pasini se faccio alcune precisazioni. L’idea del famoso collegamento nacque una sessantina di anni fa quando al Corno la neve si misurava, da metà Novembre a fine Maggio, a metri; inoltre gli sciatori, che finivano per parcheggiare fin quasi alla Madonna dell’Acero, si sobbarcavano un bel po’ di strada con l’attrezzatura in spalla per fare sci. Oggi la neve, dopo metà Gennaio, se va bene, si misura in cm e a metà Marzo, se il Dio Libeccio non decide di scatenarsi, siamo alla frutta. Gli sciatori, oggi termine quasi improprio, saranno si e no 1/50 di quelli di una volta durante i fine settimana ed 1/200 durante i giorni feriali. Non c’è più bisogno di fare neppure 100 metri a piedi, l’auto si parcheggia di fianco alle piste, data la calca inesistente. Comunque sia, nel Belvedere si continua a focalizzare il turismo sullo sci. Il crollo economico, penso, abbia, anche quale concausa, proprio questa forma di fissazione collettiva per una attività in caduta libera da almeno 30 anni e le cui prospettive sono di scomparire totalmente nei prossimi 10-15 anni da quote inferiori ai 2500-3000 metri. Io auguro ai vari operatori che tengono in piedi attività economiche nel Belvedere, in primis Guglielmo, di poter lavorare serenamente e di veder riconoscere, anche economicamente, il proprio impegno. Le formulo una sola domanda: “Perché in 30 e più anni non si è dato il via ad attività economico-turistiche diverse o complementari allo sci, ma ci si è fissati solo su questa attività?”

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here