Il lavoro è essenziale per tutti, specie per i giovani

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Le parole di una persona come Giovanni Zaccanti devono essere di stimolo al superare le attuali difficoltà dell’Appennino. Vi è un punto del discorso del nostro imprenditore che la classe politica dovrebbe tenere ben presente : l’attività imprenditoriale, le nuove attività produttive, il LAVORO come centro di aggregazione di rilancio sociale.

Oggi, come possono sorgere queste start up ( nuove attività)? Dai centri di studio in sinergia con le aziende del luogo in maniera tale da essere punti di riferimento per i GIOVANI ! Sono questi ultimi che, se ben preparati sia sul piano teorico che su quello pratico, possono avere lo slancio per promuovere iniziative produttive. La vallata del Reno ha una lunghissima tradizione metalmeccanica, in senso lato, un dipartimento universitario di ingegneria meccanica non sarebbe concepibile ? Una scuola di meccatronica con doverosi stages di apprendimento pratico nelle aziende, una scuola di informatica e progettazione avanzata ? Ed altre ancora.

Ricordiamoci quello che ha scritto un grande economista :”E’ il capitale umano che fa avanzare ed arricchire le società ” . Ed il primo capitale umano qual’è ? Sono i giovani nelle cui mani vi è il futuro. La debacle dell’Appennino è imputabile in primo luogo alla fuga dei giovani.

Speriamo che la nuova classe politica prenda quei provvedimenti atti ad attrarre giovani nei nostri territori.

Ettore Scagliarini

 

Le parole di Giovanni Zaccanti mi hanno ricordato una risposta che detti ad un amico nel 1965. Dall’ottobre dell’anno precedente vivevo a Porretta, facevo il maestro a Casa Forlai e l’anno seguente passai a Casa Calistri e mi fu chiesto:”Ma come vivono i porrettani ?” “Molto bene – risposi – Sono tutti in salute, ricchi e felici.” Mi guardò stupito e allora gli spiegai che grazie all’aria buona della collina e della montagna si stava bene, poi c’erano le Terme per gli acciacchi. La ricchezza era vera ed era data dal fatto che tutti lavoravano e tutti spendevano. Questo costituiva la ricchezza collettiva. Poi cos’è successo ? Le terme cona cqua e fanghi eccezionali ci sono sempre, i laghi di Suviana e Brasimone sono sempre lì, il Corno non si è spostato, i boschi di querce e castagni ricoprono sempre la montagna… e allora cos’è cambiato ? Grazie all’insipienza degli uomini c’è stato un costante crollo. Tanti sono stati gli errori. Di chi voleva solo guadagnare senza investire, di chi stava a guardare senza rendersi conto che il tempo scorreva e bisognava stare al passo del progresso, di chi aspettava la manna dal cielo, di chi guardava e criticava senza fare niente, di chi prometteva senza mai realizzare…e potremmo allungare questa lista. I risultati si vedono in tutto l’Alto Reno. Come ho già scritto in un’altra occasione non c’è un colpevole…ma tanti, molti complici.  Discordo da Zaccanti in un solo punto, quello del tempo. lui dice che bastano 5 anni. Non credo proprio. Un lasso di tempo troppo breve. Ma se i politici, ora che è finita la ” stagione dell’ottimismo”, cioè quella preelettorale fatta solo di promesse, finalmente operassero  per far ripartire il lavoro, che è la base di tutto, forse si vedrebbe all’orizzonte un po’ di rosa dopo tanto grigio e nero…e finirebbe la fuga dei giovani che rappresentano il futuro prossimo dell’Appennino.

 

M. B.

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