Dilemma sulla raccolta

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Al mercoledì in città vi era la raccolta di carta e plastica. Stante l’obbligo di non uscire di casa abbiamo accumulato due corposi sacchi di detti rifiuti in terrazza. Lì vi abbiamo già posto tre sacchi di indifferenziato e due di organico. In tutto circa 60/80 litri. Trascorrendo un’altra settimana penso che la mole di immondizie raggiunga e superi i 120/150 litri come minimo. Qui nasce il dilemma. Portare in strada i sacchi di carta e plastica dovrebbe non essere particolarmente rischioso, dal portone di ingresso nel palazzo si farebbero, fra andata e ritorno circa 20-30 metri . Il guaio nasce con i sacchi di indifferenziato e di organico. Non avendo 8 braccia sarà obbligatorio fare, almeno, 3-4 viaggi. Considerando che il cassonetto dell’organico è circa a 100 metri e quello dell’indifferenziato o a 50, se accessibile, oppure a 250 metri significa stare in strada per fare almeno oltre un Km, fra andate e ritorni. Come la mettiamo ?
Se mi beccano in andata, passi, mi vedono trasportare materiale puteolente e la cosa finisce lì. Ma se vengo beccato al ritorno senza nulla in mano? Vi è da aggiungere il sacco con vetri e barattoli metallici. Per conferirlo all’apposito raccoglitore dovrei fare più di 250 metri solo in andata. Il rischio è notevole. La consorte ha avuto una brillante idea : “Scaraventare tutto in strada da una finestra, lo fanno in molte città italiane e nessuno rischia niente”.
In attesa di un chiarimento da parte delle autorità continueremo ad accumulare immondizie in terrazza. Sino a quando ? La terrazza non è enorme e, poi, godersi il tanfo di materiali in putrefazione non fa piacere. Salvo che anche il coronavirus, schifato da simili lordure, non decida di andare altrove. Attendo lumi da qualche burocrate esperto in immondizie al tempo della pandemia (parafrasi di un’opera di Garcia Marquez )
Ettore Scagliarini

 

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