Società fragili

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Circa tre anni fa uscì uno studio demoscopico sui vari comuni della Città Metropolitana di Bologna. Il Comune di Lizzano in Belvedere fu riconosciuto quale quello più “fragile” dell’intero comprensorio. Quali sono i parametri di fragilità ? Oltre al calo demografico, la scarsa quota percentuale giovanile, la rilevanza, sempre percentuale, di pensionati ed anche la scarsa predisposizione alla imprenditoria. Bisogna fare una precisazione. Quando si parla di deficit imprenditoriale, non ci si rivolge a chi svolge una attività in ambito, diciamo, familiare. Una famiglia che gestisce un ristorante da tempo, è sì in un ambito imprenditoriale, ma circoscritto alle quattro mura domestiche. E’ completamente differente da chi si mette in gioco dedicandosi ex novo ad impiantare una attività che esula dalla famiglia. Adesso abbiamo che la piscina di Vidiciatico è stata appaltata ad una azienda di Terni (Umbria). Ben venga che si possa riaprire il 16 Luglio ! Ma nel circondario non vi sono forze imprenditoriale da affrontare questo impegno ? E’ così per gli impianti del Corno. La gestione è stata data a dei vicini . Non sono campanilista, ma anche qui non vi sono le forze e le capacità ? Ugualmente per lo Chalet e la Tavola del Cardinale al Corno, così mi è stato detto. Come vediamo vi è un costante arretramento e tendenza a chiudersi nel proprio universo. Questi i dati attuali, ma le cause ? E’ mia opinione che non ci sia resi conto di come è cambiata la società negli ultimi 35-40 anni. Si è continuato ad avere come riferimento gli anni dorati 1950-1980. Un trentennio di vacche grasse che, credo, irripetibile. Intanto però, da un lato il clima, dall’altro profonde modificazioni di costume che hanno portato ad un cambiamento incredibile nell’ambito turistico. Osserviamo i parametri del mutamento partendo dal clima. Questo ha inciso gravemente sulle attività invernali, lo sci, riducendo la possibilità di praticarlo al meglio, da 150 giorni a 60-70 giorni e grazie al massiccio impiego dei cannoni sparaneve. In aggiunta a ciò vi è stato, in contemporanea, un cambiamento di costume che ha trasformato la pratica sciatoria da “Imprescindibile sociale” ad attività marginale e costosa. Quindi molto meno praticanti e prevalentemente nei fine settimana.

 

Le previsioni per questo comparto ? L’ARPA ha stabilito che nei prossimi 10 anni vi sarà un aumento di temperatura di 1° 1/2 ed esperti di clima hanno detto che negli Appennini al di sotto dei 2.000 metri le nevicate nei prossimi 15 anni potranno essere episodiche e di scarsa consistenza. Unendo i due parametri, possiamo dire di utilizzare gli impianti di risalita fin che sarà possibile ed impiegare lo sci come carta in più per l’offerta turistica, ma senza assurde auto illusioni. Anche il comparto estivo ha visto un ridimensionamento causato da un profondo cambiamento sociale. Le madri ed i nonni che trascorrevano con figli e nipoti tre mesi in Appennino non ci sono più. Il mondo turistico oggi richiede una pluralità di offerte che vadano incontro alle diverse richieste di un pubblico estremamente variegato . Per dare dei raffronti numerici : in passato con 5 mesi invernali + 3 mesi estivi e qualche ponte si finiva l’anno cioè 50% + 50% = 100 % . Oggi si richiedono molte più offerte che, sommandosi, giungano al 100 %. Ne accenno alcune : percorsi transappenninici, benessere nei boschi, boulder climbing, visite a luoghi di culto, particolari offerte gastronomiche, revival storici dal passato alla II G.M., accompagnamenti per conoscenze geologiche, botaniche o zoologiche, frequentazioni naturalistiche, escursioni ed altro. Ognuna di queste voci potrà contribuire al 10% del flusso turistico, ma sommandosi possono raggiungere una rilevante quota del 100 % e, cosa importante, alcune non sono dipendenti dalle condizioni climatiche.

Ma per risollevarsi bisogna innanzi tutto comprendere che la società del 3° millennio non è più quella del 1950; credere che se si opera con i giusti mezzi e nella giusta direzione si possono ottenere buoni risultati. Vi è già chi si sta adoperando in questo senso, ma, mi sembra, che non sia ancora spalleggiata da una rilevante quota della cittadinanza. Forse vi è ancora chi spera in soluzioni miracolistiche legate a pubblici investimenti dimenticando il vecchio proverbio “Aiutati che Dio ti aiuta” . Ultimo neo, ciò che si pianifica e si fa deve essere pubblicizzato nella miglior maniera. Non è possibile che il sottoscritto abbia ricevuto dépliant turistici di visite guidate o escursioni in Italia, con particolare riferimento alle zone montane, con la esclusione di poche zone fra le quali sempre l’Alto Appennino Bolognese. Come posso concludere questa chiacchierata ? Un invito al Belvedere ad avere più fiducia nei propri mezzi, di valorizzare TUTTE le emergenze storico-culturali e paesaggistiche che ha e di FARLE CONOSCERE AD AMPIO RAGGIO . Oggi, grazie all’informatica, si può raggiungere tutto il mondo con brevi filmati relativi a qual si voglia argomento.

 

 

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