Analisi ponderata

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Foto Enrico Pasini

Ho letto e poi riletto quanto apparso su Il Resto del Carlino in data 30 Settembre nella pagina Piazza Maggiore. Si tratta di tre interviste rispettivamente a Gianluca Galletti, già Ministro dell’Ambiente, facente parte del CdA di Corno alle Scale, a Sergio Polmonari, attuale Sindaco di Lizzano in Belvedere e a Vittorio Monzoni facente parte del Circolo Setta Samoggia Reno Legambiente. Parto subito ad alcune osservazioni su quanto asserito dal Sindaco, Sergio Polmonari. Visto che il nuovo impianto fa perno, per la sua attività, alla presenza ed utilizzo da parte di persone con difficoltà motorie, ci si è accertati se lungo le tre direttive stradali per giungere al Cavone, le attività ricettive siano adeguate a fornire servizi fondamentali a questa categoria di persone ? I tre assi viari sono : la Valle del Dardagna, con provenienza dal modenese, che interessa vari paesi; la dorsale di Gaggio, Gabba e Querciola agganciandosi a Vidiciatico; la strada proveniente da Silla che interessa Lizzano, Vidiciatico, La Ca’, Madonna dell’Acero e Cavone con altre borgate nelle quali vi sono esercizi pubblici.

Vidiciatico

Un attento esame al fine di rendere possibile l’accesso alle persone delle quali si parla di servizi fondamentali quali : toilette, sale da pranzo, bar ed altro. Stilare un elenco di chi è già adeguato, uno relativo a quelli non funzionali. Per quelli non adeguati, vi è l’impegno da parte dei proprietari alla loro sistemazione ? Eventualmente vi sono fondi cui attingere al fine di fare queste operazioni ? Non vorrei che dopo tanto can can si arrivasse alla situazione de Le Polle, probabile stazione di partenza della seggiovia, con l’unica toilette a disposizione, sita dietro al fabbricato de La Tavola del Cardinale, come latrina a cielo aperto con un gatto delle nevi a far da paravento. Certo che, dopo aver letto quanto dichiarato dalla forte squadra, mi sono sorti alcuni dubbi. Il primo è quello del comparto invernale con la creazione di bacini di contenimento idrico al fine di alimentare un nutrito numero di cannoni sparaneve distribuito sull’intero comprensorio al fine di rendere fruibile il maggior numero di piste. Ovvio che per costruire tali invasi si debba operare con mezzi atti a devastare il territorio. Eventualmente con l’impiego di manufatti di cemento armato. Certo che gli ormai scarsi 80 giorni di fruizione delle piste artificialmente innevate avrebbero un prezzo ambientale rilevante. Altra novità, discutibile. Si parla di sostituire le due seggiovie che portano dal Pian di Patané in cima al Corno con una molto più veloce ad una sola tratta. La seggiovia che attualmente porta da Le Rocce in cima al Corno ha un tasso di utilizzo modestissimo non a causa della sua velocità, ma a quella del vento che supera spesso i 60 per giungere oltre i 230 Km/h.

In detto caso cosa si blocca tutto il trasporto ? Le piste alte del Corno hanno una frequentazione limitata sia a causa del vento ma anche per la misera copertura nivale naturale, salvo che non si opti per un innevamento artificiale con pompe utilizzando bacini idrici semi pensili. Non credo sia il massimo a livello paesaggistico. Un’ultima osservazione : di un turismo complementare quale vie di transito transappenniniche, visite ai luoghi di culto tipo Mater Dei, boulder climbing, scuole di vario insegnamento con settimane di presenze ed altro, non si fa cenno. Ora mi rivolgo al sig. Gianluca Galletti. Non so se lei è al corrente che nelle aree ove si deciderà di agire sia per gli invasi idrici, sia per opere di “miglioramento ambientale e paesaggistico” sono presenti speci uniche di animali e vegetali relitte dell’ultima glaciazione che ha interessato il comprensorio del Corno, quella Wurmiana, presente con ghiacciai sino ad 11.000 anni fa. Le testimonianze lasciate da : morene sia frontali che laterali sino a quote sui 950 metri, marmitte dei giganti, massi erratici e, non ultime, fauna e flora particolari. E’ vero che, portate all’estinzione dette speci, il problema è risolto e si potrà agire con maggior scioltezza. Restano comunque irrisolti taluni gravi problemi.

Non è stato fatto alcuno studio sugli eventuali flussi turistici, ci si basa su affermazioni prive di qual si voglia base scientifica che dicono di nutrite folle di turisti in arrivo. Non si fatto cenno al trend di arretramento dei giorni ove sia possibile sia l’innevamento naturale che quello artificiale. Sulle Alpi è stato fatto e sarebbe opportuno prenderne nota. Nessun riferimento a studi di climatologia riguardante il bacino mediterraneo con riferimento all’Italia per i prossimi 10-15 anni. Ho la netta impressione, spero sia solo un’impressione, che si operi nell’ormai ben noto sistema di considerare l’ambiente quale ricchezza da sfruttare in tutti i modi e di pensare che sia solo una pesante attività antropica la creatrice di benessere e di danaro. Il tempo sarà il miglior giudice. Anche quello climatico.

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