Investimenti e futuro

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Ho letto con molto interesse un articolo intitolato “Scienza e società, dalla torre d’avorio alla vita quotidiana” di Pietro Greco comparso sul numero di Novembre della rivista Le Scienze. In detto lavoro si parla della storia del rapporto tra il mondo scientifico e la società nella quale opera. In allegato vi riporto uno stralcio del pensiero dell’autore.

Ho proiettato dette considerazioni nelle attuali condizioni del Comune di Lizzano in Belvedere. Da tempo scrivo e dico che uno dei problemi di base dello spopolamento giovanile del Belvedere è la carenza di corsi di studio adeguati alla realtà di oggi. Si parla spesso di mancanza di opportunità lavorative dimenticandosi che queste, specialmente da almeno 40 anni, sono lo sbocco di corsi di studio. Cosa avviene ad un giovane del Belvedere se deve affrontare scuole di indirizzo superiore o universitario ? Andarsene da Lizzano. Dove completerà i suoi corsi avrà modo di trovare un’occupazione adeguata, farsi un/a compagno/a e, se ha dei numeri, dare vita ad una nuova attività imprenditoriale. Una fetta cospicua dell’emigrazione dalla montagna ha questa causa : inadeguatezza del livello scolastico. Qui mi rivolgo direttamente a quelle istituzioni, in primis alla Regione, che operano finanziamenti nell’Alto Appennino Bolognese. Detto pubblico danaro è da tempo convogliato in una sola direzione : impianti a fune per finalità sciatorie e loro mantenimento o potenziamento. Di dette strutture vi è anche un utilizzo estivo ma che, non credo, ripaghi le spese sostenute.

Malgrado questi investimenti, la situazione presentata da studi demoscopici del Comune in oggetto è sempre più negativa sotto l’aspetto economico e sotto quello della fragilità sociale. Se ne evince, secondo il pensiero di Pietro Greco, che si sia operato più a dare il pesce che una canna per pescare. Facciamo una disanima di che cosa possa offrire di opportunità lavorative nel medio e lungo periodo, un massiccio investimento in un impianto a fune nella zona del Corno. Gli occupati agli impianti ed alle casse rimarrebbero quelli di oggi, il livello professionale sarebbe quello di controllo di chi sale e chi scende dalle seggiovie e quello di operatori/ici alle casse. Non credo che siano queste “specializzazioni” che possano far decollare start-up innovative. La ricaduta sul territorio, e lo vediamo già da anni con ben 5 impianti in essere + una sciovia da smantellare, non potrà offrire particolari occasioni di incremento economico. Da un lato, mi sembrerebbe logico investire somme non rilevanti per offrire al turismo altre opportunità, specialmente per frequentazioni oltre le 24 ore, al fine di utilizzare tutte le risorse storiche, culturali ed ambientali oltre allo sci che, da anni è in fase di contrazione sia per la caduta di imperativo categorico sociale e sia per la Crisi Climatica, oltre che per essere uno sport abbastanza costoso. Credo però che sia indispensabile affrontare il problema ISTRUZIONE . Solo se si investiranno danari nel creare appositi centri di studio in grado di fornire un bagaglio culturale alle giovani generazioni al fine di indirizzarle verso occupazioni adeguate alla realtà di oggi e di sostegno ad eventuali start-up che queste persone decidessero di fondare. Non mi dilungo su quali ordini di studio ci si debba indirizzare, su questo argomento vi sono studi e persone che possono dare lumi. Di certo parlare di : Informatica avanzata, Robotica ed altro sono argomenti all’ordine del giorno. Vediamo se le istituzioni saranno più propense a dare opportunità per il futuro o continuare a fornire un pesce, sempre più macilento, invece della canna per pescare.

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