Arte e montagna

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Ieri mi è venuto a trovare l’amico Prosdocimo, abita qui vicino. Ed abbiamo chiacchierato del più e del meno. Il discorso è caduto sul nostro Appennino, il Covid19, gli impianti a fune, gli acquedotti, le bellezze ed altro. Essendo andato mesi fa a Le Polle, poco oltre il laghetto del Cavone ed avendo visto sia la motoslitta abbandonata che il gatto delle nevi posto dietro La Tavola del Cardinale a mo’ di paravento della latrina a cielo aperto creatasi dietro, ho espresso le mie critiche per dette ultime cose. Prosdocimo mi ha guardato con aria di rimprovero e ha detto le seguenti cose :”Mi meraviglio di te, che sei anche laureato in storia dell’arte ! Fai mente a ciò che dico, confortato dai dati di fatto. Marcel Duchamp quasi 100 anni fa prese un orinatoio, vi scrisse sopra “Fontana” e lo sistemò in un museo. Una delle ragioni che apportò Duchamp fu questa: Un oggetto è da considerarsi un’opera d’arte in sé o per la collocazione e, quindi, la considerazione sociale per essere in un museo, sito deputato alla conservazione e mostra delle opere d’arte ? Qui, con il gatto delle nevi e la retrostante latrina a cielo aperto si è creata un’opera d’arte di maggior valenza assoluta rispetto al lavoro di Duchamp ! Se ci pensiamo bene, con la sistemazione nel museo, l’artista Duchamp ha eliminato le due funzioni dell’oggetto artistico, questo non funziona più né come orinatoio né come fontana. E’ un Ready Made fine a sé stesso. Qui, invece, con la “LA LATRINA A CIELO APERTO” si è fatto un vero salto di qualità e di fruizione pubblica dell’opera d’arte. Possiamo dire, senza pericolo di smentite, che ci troviamo dinnanzi ad un’opera d’arte IN PROGRESS . Il gatto delle nevi mantiene la sua funzione di paravento tecnologico, la parte posteriore mantiene la sua funzione di discarica corporea, nulla è cambiato ! Quindi è sufficiente apporre un cartello con su scritto “LATRINA A CIELO APERTO”-Opera d’arte del 3° millennio” e tutto è a posto. I fruitori della parte posteriore per i loro bisogni fisiologici comprenderanno di contribuire al mantenimento funzionale dell’opera d’arte. Sono anche loro partecipi della creazione artistica !”. Il ragionamento di Prosdocimo non faceva una grinza, qui siamo ben oltre alla “Fontana” di Duchamp e, in una qualche misura, anche della Gioconda di Leonardo. Lì lo spettatore può solo ammirare i lavori degli artisti, qui, andando ad espletare i suoi bisogni fisiologici, contribuisce al mantenimento del concetto di “LATRINA A CIELO APERTO”. Conseguentemente formuliamo una comune richiesta :”Mantenete lì il gatto delle nevi ed apponete il doveroso cartello”.

 

Queste mie annotazioni si rifanno a manifestazioni artistiche ben note. Ne cito alcune : Piero Manzoni che mise in vendita barattoli, tipo grossa carne in scatola, con su scritto “Merda di artista”. Il contenuto erano sue defecazioni. Sono in molti musei. Lo stesso che firmava le modelle. La validità dell’opera d’arte stava nel connubio tra la realtà della modella e la firma che ne certificava quale lavoro artistico. La foto garantiva sia della firma che della modella. Al primo bagno scompariva la firma. Un noto artista austriaco che si feriva facendo della propria presentazione corporea l’opera d’arte. Il sangue certificava la congruenza della manifestazione artistica. Potrei proseguire per ore tra assorbenti, carta igienica ed altro. Quindi la LATRINA A CIELO APERTO ha tutti i crismi per appartenere al mondo dell’arte. Come ho scritto vi è il connubio tra fruitore e continuatore dell’essere opera d’arte. Penso sia l’UNICA opera d’arte che unisce, a livello fisiologico, questi due aspetti.

 

 

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