Anomalia nelle tasse

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Da tempo si parla di riportare l’IVA sul pellet al 10 %. Anche la legna ha la sua bella IVA. Dove si impiegano detti combustibili? In aree marginali e disagiate dove non vi sono altre fonti energetiche oppure vi sono combustibili fossili a prezzi inverosimili. Si parla da tempo del rilancio economico di tali zone che stanno avendo da anni un calo demografico ed economico elevato. Allora quale giustificazione può avere un’IVA elevata sul pellet e quella sulla legna da ardere ? Il primo pensiero che viene in mente è che si voglia dare una mano ai petrolieri che, poveretti, vedono diminuire le entrate sulle vendite di combustibili fossili, quelli che, a quanto sembra, non facciano molto bene all’ambiente. L’altro è la diminuzione delle entrate per lo Stato. La cosa è, comunque, contradittoria. Da un lato si parla e straparla di fare uscire queste aree disagiate dalle penose condizioni nelle quali si trovano e dall’altro si aumentano o si continuano a mantenere quote di IVA che penalizzano queste popolazioni. Si badi bene che molte di queste comunità sono in zone montane e quindi con esigenze di un più lungo periodo di riscaldamento e con temperature ambientali sensibilmente più basse di zone più climaticamente favorite. Ebbene, in tutti questi anni, non ho sentito che gli amministratori di questi comuni abbiano fatto fronte comune e chiesto o, meglio, preteso dall’Amministrazione centrale una diminuzione di tali aliquote sino al 4% se non, nel caso della legna, alla sua scomparsa. Come mai questa assenza ? Capisco che non si possa andare a disturbare le varie segreterie di partito che gestiscono il potere senza rischiare dei ritorni negativi, ma le popolazioni che si trovano in tali condizioni di disagio, non hanno il DIRITTO di essere tutelate ? Quindi quando si parla di rilancio delle zone disagiate e montane, bisogna mettere sul tavolo tutte quelle opportunità che consentano a questi cittadini di avere le stesse opportunità di altre zone ben più favorite, compreso la DETASSAZIONE di beni fondamentali per una vita dignitosa. Chiudo le mie osservazioni con le considerazioni espresse tempo fa sul tasso di inquinamento dei camini, penso aperti, funzionanti a legna. Ci si è mai domandato se dette persone hanno quale mezzo di riscaldamento o, anche, quale cucina, un simile arcaico sistema ? La ragione fondamentale, a mio avviso, è una carenza economica. Inserire un inserto a legna nel vano del camino può costare, canna inox compresa ed indispensabile, dai 4.000 agli 8.000 € a seconda delle potenze e della sistemazione. E’ vero, si passerebbe da un rendimento inf. al 20% ad uno superiore all’80 % con una combustione più efficiente e minor inquinamento. Ma questi soldi, quando non ci sono, come si fa ? Se si vuole abbattere l’inquinamento dei camini aperti bisogna però percorrere la strada di sostenere in maniera tangile i loro utilizzatori nella trasformazione sia nel breve come nel lungo periodo. Fatti e non chiacchiere.

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