Monocoltura e monocultura

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I due termini potrebbero sembrare espressione di un medesimo concetto. In parte è vero, ma in parte, il secondo, la Monocultura, spesso deriva dalla prima. Cosa si intende per Monocoltura ? In campo agricolo significa coltivare una sola specie vegetale su ampie superfici se non su tutte le superfici disponibili. In passato vi sono state civiltà, quali la Assira nel vicino Oriente e la civiltà Maya in centro America, che sono dipese, economicamente, da monocolture. Grano per gli Assiri e Mais per i Maya. Per ragioni climatiche la cosa era vantaggiosa in ambedue le regioni. Continuando questa monocoltura per decenni, se non per secoli, si era creata in dette società una forma di credenza sociale di assoluta validità, anche religiosa, di tali colture. In parole povere si era creata una Monocultura. Tutto dipendeva dal favore divino che portava ricchi raccolti di tali piante. Aspetti religiosi, sociali e comportamentali dipendevano dalla benevolenza divina su quelle sole due piante : Grano per gli Assiri e Mais per i Maya. Non era assolutamente concepibile una diversificazione agricola, gli Dei o il Dio avrebbero punito una società così blasfema. Purtroppo il clima non viene condizionato né dalle umane preghiere né dagli umani sacrifici. Un periodo di siccità colpì il mondo Assiro. Impreparati a concepire opere irrigue e a diversificare le produzioni agricole, fu il crollo di uno dei maggiori potentati militari dell’antichità. La Monocoltura aveva creato la Monocultura. Quest’ultima, sistema monolitico di credenze, opinioni, aspetti religiosi, non è facilmente modificabile e, conseguentemente, porta al tracollo quelle società ferme a tali convinzioni . Ugualmente il mondo Maya, legato alla monocoltura del Mais. Per secoli, tra il 3° d.C. e il 10° d.C. vi fu un periodo piuttosto umido e, quindi, molto favorevole alla coltivazione del Mais. Tutta la società Maya era incentrata su ciò che ruotava attorno a tale vegetale, dagli Dei, alla vita quotidiana, alla pianificazione urbana ecc . Si era creata una nuova Monocultura che, come quella assira, non lasciava spazi a diverse soluzioni sociali ed economiche. Con l’11° secolo iniziarono periodi di minor piovosità se non di aridità e, anche in questo caso, una intera civiltà fu messa in ginocchio dal crollo delle rese agricole, in questo caso, del mais. Perché questo preambolo su Monocoltura e Monocultura ? Per traferire detti concetti nella società Belvederiana. Questa ha attraversato vari decenni nei quali, per varie ragioni che andrò esponendo, ha trovato nello sci e negli impianti di risalita la maggior entrata economica e, direi, il quasi totale sostentamento per oltre due generazioni da questa che potremmo definire Monocoltura. Si è creata, di conseguenza, quella che abbiamo definito Monocultura. Tutti, o gran parte, degli aspetti socio-economici di questa società, hanno iniziato a dipendere da ciò che la cultura dello sci imponeva. Certo, la situazione sociale del periodo tra il 1955 ed il 1995 aveva, quale imperativo categorico, il fatto di sciare. Chi non sciava o non faceva le famose settimane bianche poteva reputarsi un reietto sociale. Il clima, poi, con nevicate misurabili a metri, parlo del comprensorio del Corno alle Scale, creava l’ambiente adatto a questo imperativo sociale. Anche la situazione psico-economica portava a spendere danari in questa attività piuttosto costosa. Dinnanzi agli occhi si aveva avuto l’immagine di un domani sempre più ricco e più facile per molti anni. Erano gli anni, come disse qualcuno, che bastava aprire la finestra per fare entrare soldi. Ma come per la civiltà assira e per quella maya, anche per la civiltà dello sci ebbe inizio la decadenza. Decadenza legata a vari fattori. Bastava osservare i parcheggi attorno al Cavone per rendersene conto. Tutti pieni sin dal primo mattino anche nei giorni feriali, iniziavano ad essere semi vuoti in detti giorni. Nei giorni festivi e pre festivi non era più necessario giungere di primo mattino per trovare ove parcheggiare. L’imperativo categorico sociale di dover sciare stava svanendo. A Bologna i 3 o 4 sci club presenti da anni erano scomparsi. Molte famiglie avevano iniziato a fare i conti di quanto costasse un giorno sulle piste. Vi erano impegni economici prioritari rispetto a quello. Inoltre si scopriva l’ambiente naturale, i tragitti storici, gli edifici religiosi fuori città. Quello che definiamo turismo soft stava prendendo piede in larghi strati della popolazione. In aggiunta, una crisi climatica faceva diminuire le precipitazioni nevose in modo molto evidente. Dai 150 giorni di innevamento naturale si stava passando agli 80-90 giorni grazie anche ai cannoni sparaneve. Qualcuno potrebbe pensare che di fronte a queste evidenze incontrovertibili, la società belvederiana fosse corsa ai ripari diversificando la propria offerta turistica, anche ad imitazioni di altri posti che, per ragioni orografiche, non avevano potuto usufruire dell’economia dello sci ma sfruttando altre opportunità. Ma qui interviene quello che abbiamo definito Monocultura. Quasi tre generazioni che avevano legato la propria economia all’attività sciatoria si erano ormai cristallizzati su detta risorsa : lo sci. Se andiamo a vedere come reagirono le civiltà di cui abbiamo parlato prima, scopriamo che non posero in discussione il proprio mondo culturale, ma l’insufficienza nella richiesta del benvolere divino. Di conseguenza aumento dei sacrifici anche umani, manifestazioni religiose, costruzioni di templi alla ricerca del favore divino. Tutto fu inutile. Se trasportiamo detta concezione Monoculturale nell’attualità, scopriamo aspetti analoghi. Certo, non ci sono più sacrifici umani o di vari animali, processioni o costruzioni di templi sostituiti tutti da manifestazioni adeguate all’attuale civiltà. Abbiamo acquedotti fatiscenti, necessari di investimenti economici per il loro miglior funzionamento, compreso quello della potabilità delle acque ? Non vi sono i fondi per queste opere, però si trovano cospicui fondi per il potenziamento di impianti a fune ad uso sciatorio. Certo, non si tratta dei sacrifici umani, ma il Moloch dello sci richiede questo. La costruzione di templi è sostituita dall’erezione di tralicci, messa in opera di cannoni sparaneve. Le processioni sono sostituite da assemblee, riunioni, comitati tutti convinti che la sola attività possibile sia lo sci. Come si vede siamo dinnanzi ad una società in cui vige una Monocultura e nella quale qualsiasi altra opzione economica, anche aggiuntiva allo sci, viene considerata un’eresia, un affronto alla granitica solidità sociale. Granitica solidità sociale che però vede emigrare molti giovani, ha scarse capacità imprenditoriali, modeste possibilità economiche e che, al fine di uscire dalle secche nelle quali si trova, aspetta i capitali pubblici o di imprenditori esterni al fine di fare offerte gradite al Moloch dello sci, ovvero altri impianti di risalita. Come scrisse G.B. Vico, la storia si ripete, non in maniera identica, ma simile, anche nelle piccole realtà sociali.

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