Stranezze lavorative

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Penso che a quasi tutti sia balzato agli occhi l’inverosimile proliferare di lavori pubblici di qual si voglia entità, specialmente modesta, che è scoppiata negli ultimi mesi. Questa valanga di opere ha una peculiarità tipicamente italiana : orari di lavoro piuttosto ridotti a confronto dei disagi apportati alla cittadinanza con conseguenti tempi di esecuzione estremamente prolungati. Tra l’altro si ha l’impressione di opere impostate in maniera casuale senza alcuna logica sistematica. Mi esprimo meglio : si decide di asfaltare una strada, ma contemporaneamente si mettono in cantiere altri lavori nelle strade limitrofe riuscendo a bloccare il traffico in un intero quartiere cittadino o in una area extraurbana. Scalare i lavori nel tempo è cosa impossibile ? Tra l’altro nei due anni di lockdown, benché si fosse potuto aprire cantieri in aree fuori città, non si è visto quasi nessun lavoro pubblico. E pensare che con le restrizioni alla mobilità effettuate, si sarebbe potuto lavorare più celermente e con meno disagi per la cittadinanza. Verrebbe da pensare che i disagi dei cittadini non siano argomento focale in determinati comparti decisionali. Visto che parliamo di lavori pubblici, formulo una domanda :”E’ mai possibile che i tombini siti sugli assi viari debbano essere sempre o di vari centimetri più bassi del piano stradale o, talvolta, di altrettanti centimetri rilevati rispetto a detto piano ? Metterli a livello è assolutamente impossibile ? D’altronde di parecchi centimetri più alti del piano stradale sono i giunti di dilatazione presenti in ponti e viadotti. Passare su detti manufatti sembra di ritornare sui treni di 70 anni fa con l’aggravio di sobbalzi tutt’alto che piacevoli, specialmente se si viaggia con veicoli a due ruote. L’insicurezza prima di tutto, sembra il motto di chi esegue tali lavori!”. Se ci mettiamo anche le asfaltature di scavi, effettuati nelle sedi stradali, con totale disuniformità rispetto al piano di riferimento, sorge il sospetto di un notevole pressapochismo nella esecuzione di tali opere ed un certo disinteresse a condizioni di potenziale pericolo. Chiudo ricordando che in Italia la pessima condizione delle strade è responsabile, direttamente o indirettamente, di circa il 70% degli incidenti a veicoli a due ruote con tutti i costi sociali ed umani che ne conseguono. Vogliamo incominciare fare i lavori come Dio comanda ?

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