Chiare, fresche et dolci acque…….

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Nel rimettere a posto la mia sterminata mole di diapositive fatte nel corso di più di 60 anni, mi sono imbattuto nei caricatori che conservano quelle fatte una trentina di anni fa durante una vacanza in Provenza. Vi compaiono le immagini della celebre Vaucluse, la risorgente che da origine al corso del fiume Sorgue, là dove “Immerse le membra colei che solo a me par donna” la celebre Laura del Petrarca. Tra l’altro il nostro poeta era uno che in montagna piaceva andarci visto che arrivò in cima al Monte Ventoux, proprio sopra a Vaucluse e che supera i 1700 metri.

Che cosa mi ha colpito di   tale zona ? Ve le elenco per fare poi il confronto con zone a noi vicine. Una cartiera con una ruota da mulino che alimenta il “macchinario”,, con camme e magli, che triturano stracci di lino trasformando il tutto, con un certo processo, in carta come si produceva nel 1.300. Vedere il processo produttivo di tale bene è stato per me affascinante. Ed infatti ho acquistato un foglio di tale carta decorato nello stesso stile dei miniaturisti del passato. Devo convenire che vi era una certa folla ad assistere a detta produzione.

Vi erano inoltre almeno due laboratori di ceramica di cui uno specializzato nella produzione di calici, piatti ed altre stoviglie tipiche delle famiglie nobili o ricche del medioevo. Per ricordo acquistai un calice che ho nella mia vetrinetta di oggetti particolari. Da un altro artigiano la moglie acquistò un cuscino con lo stemma del leone rampante, anche quello con rimandi al tempo del Petrarca. In una cittadina nei pressi vi era in corso una fiera con esposizione e vendita di prodotti locali. Le zone del Monte Ventoux sono note per la produzione di vini rossi e così un paio di cartoni con le loro bottiglie finirono nel bagagliaio della nostra auto. Piacendoci praticare il campeggio utilizzavamo i vari campeggi sia privati che municipali della zona, aventi tutti dei prezzi contenuti e dei servizi inappuntabili. Ricordo qui che in Francia, come in Austria, credo, se un turista viene trattato malamente o imbrogliato da operatori turistici e si rivolge all’Ente del Turismo, l’operatore disonesto rischia grosso. Trovarsi un’ammenda corposa e la chiusura del locale per vario tempo è un castigo da mettere nel conto.

In Italia, causa la sindrome nazionale del FURBO, chi si comporta disonestamente ci passa per operatore astuto e degno di lode. Lo si vede anche nelle considerazioni degli evasori delle tasse. Un barista che non fa uno scontrino e viene beccato è considerato un povero citrullo, l’evasore di centinaia di milioni è una specie di eroe nazionale da doversi erigere un monumento in piazza. Torniamo in Provenza. La sera andavamo regolarmente a cena in qualche ristorante o trattoria. Dovetti riconoscere che sia i piatti che il servizio era sempre di buona qualità e con prezzi mediamente contenuti.

Orbene, facciamo un salto nell’italica Valle del Reno, partiamo da Vergato. Penso che molti sappiano che il nome a tale paese fu dato per la produzione, nel passato, di un particolare tessuto che si chiamava e, penso, si chiami tutt’ora “Vergato”. La lavorazione e la conseguente produzione del tessuto era legato alla presenza del fiume Reno che con le sue acque forniva l’energia per azionare il macchinario comunemente chiamato “Gualchiera” . Esterno qui una mia idea : perché non ripristinare una gualchiera e ritornare a produrre, in piccola scala come la cartiera di Vaucluse, i tessuti del passato ? Pezze di stoffa, abiti ed altro confezionati in simil modo possono avere un fascino ed un richiamo per molte persone. Certo, non bisogna illudersi di chissà quale industria, ma di una modesta attività artigianale che funge da richiamo anche per scolaresche, persino universitarie, per rendersi conto di come fossero prodotti i tessuti nel lontano passato. Un laboratorio di produzione ceramica con scuola per chi decida di cimentarsi in detta arte anche a livello scultoreo. Qui si dovrebbe assistere all’intervento delle istituzioni per sostenere e pubblicizzare tali attività. Per ultimo arriviamo al gastronomico ed all’enologico.

Partiamo dal vino. L’Italia, per gli antichi Greci, era denominata Enotria, paese del vino. Credo che i dintorni di Vergato abbiano aree nelle quali la vite possa allignare e prosperare. Si tratta di scegliere vitigni adatti e, possibilmente particolari. Non so se vi siano vigneti di varietà non abituali, come è successo per il Montuni, la Alionza, il Nigarten e lo stesso Pignoletto in pianura o in collina, in tal caso sfruttare la singolarità di vecchie viti per produrre un vino che si potrebbe definire Unico. Ovviamente l’intera filiera dalla vite alla vinificazione devono essere fatte con tutte le dovute cure. E poi, alla fine, siamo veramente sicuri che in tutta l’area comunale gli antecedenti etruschi, galli e romani non abbiano lasciato qualche resto ? Credo, più verosimilmente, che una seria ed approfondita ricerca storico-archeologica non sia mai stata fatta stante anche la presenza di una toponomastica di indiscutibile origine romana ed etrusco-gallica.

Ciò che ho scritto per Vergato, in molti casi, cambiando i prodotti e con diversa storia, valga anche per altre zone dell’Appennino, sino alla cima del Corno alle Scale sulle cui propaggini, per millenni, hanno transitato tantissimi tra cacciatori-raccoglitori, mercanti, soldati, pellegrini, curiosi, si pensi al Boccaccio che venne a vedere il Lago Scaffaiolo, percorrendo le quattro principali vie di comunicazione tra Emilia e la Toscana e che oggi, nessuna di tali antichissime strade è stata ripristinata e valorizzata benché  attraversino paesi e borgate con una storia pluri centenaria. Si è veramente sicuri di sapere sfruttare tutte le opportunità che il territorio e la storia sanno offrire ?

 

Foto di Enrico Pasini

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