Condizionamenti sociali

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Leggo come moltissime persone siano condizionate da ciò che raccontano loro tramite la TV o la stampa. Non è una cosa nuova, se non per la TV, di certo per ciò che viene stampato. Oggi, poi, sentir dire “L’hanno detto in TV” è l’equivalente di un certificato di verità assoluta. Questo mi fa tornare a mente i miei primi anni di liceo, 1954/55 o giù di lì, quando la TV stava entrando nelle case degli italiani. Anticipo che sono sempre stato uno scarsissimo fruitore di detto sistema di comunicazione, pur avendo l’apparecchio TV in casa, mio padre seguiva qualche avvenimento sportivo o culturale, mia madre la detestava, io, a parte qualche tragedia di autori classici, commedie o concerti, il resto non mi attraeva. Nella mia camera avevo un superbo, per i tempi, impianto di giradischi, un registratore a nastro, un amplificatore con radio. Radio che mi permise di ascoltare Ubaldo Lai recitare “I delitti della Rue della Morgue” di E.A.Poe con la conseguenza di acquistare tutte le opere di tale autore e di leggermele con grande soddisfazione. Con il giradischi potevo ascoltare i miei autori preferiti : Bach, Vivaldi, Handel, Stravinskji e tanti altri, oltre a esecutori jazz e musica leggera, allora stava invadendoci il rock con personaggi come Little Richard, Elvis Presley, Fats Domino ed altri. Spesso mi veniva a trovare mio cugino Paolo Miglianti, anche lui appassionato specialmente di musica classica, con il quale goderci alcuni splendidi brani. Tutto qui direte voi ? No, dovete sapere che mio padre aveva fatto un piacere ad un imprenditore e questi, per sdebitarsi, visto che operava nel mondo della TV, gli regalò un televisore, per i tempi, di dimensioni colossali, un prototipo che finì in salotto sopra un tavolino di cospicue dimensioni. A scuola avevo un collega di studi che ogni giorno parlava di ciò che aveva visto in TV, e continuava a chiedermi se anch’io avessi visto certi programmi. Avevo un bel da dirgli che a me la TV non interessava ed anche, avendola in casa, non la guardavo quasi mai. Allora vi era una distinzione sociale fra coloro che possedevano un apparato TV e quelle famiglie che non l’avevano. I primi erano considerati socialmente IN, gli altri OUT . Ovvio che agli occhi del mio collega io appartenevo al novero delle famiglie OUT. La cosa non me ne importava quasi niente, se non ché, un bel giorno, questo mio collega di studi venne a casa mia per chiedermi degli appunti e alcune pubblicazioni. Giunto in salotto vide il mastodontico apparecchio TV e rimase allibito .”Ma…come…tu..voi…avete…un simile televisore…!””Certo, ma come ti ho detto infinite volte, a me della TV importa molto poco, anzi, te la accendo affinché tu possa vedere che è un apparato perfettamente funzionante” Cosa che feci lasciando ancor più di stucco il collega che accompagnai nella mia camera dove gli mostrai il mio apparato di registrazione, il giradischi, le casse di altoparlanti e la cospicua collezione di dischi, ricordandogli che preferivo passare il mio tempo lì che dinnanzi al televisore. Questo episodio di gioventù mi ha sempre ricordato che classificare le persone in base agli oggetti posseduti e non al loro valore umano, porta a prendere solenni cantonate.

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