Blue Wednesday

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Rifacendo il verso alla canzone Blue Monday cantata da Fats Domino, quando ero ragazzo, siamo andati, mia moglie, due nipoti ed il sottoscritto, mercoledì 27 di questo mese, al Cavone ed a La Polla. E’ stata un’esperienza un po’ deprimente, veramente Blue, in inglese. Alle ore 17 questo era l’affollamento : 7 camper in ordine sparso, una quindicina di auto, mentre a La Polla, a parte noi quattro, abbiamo incontrato tre persone che portavano a spasso il cane. La Baita del Sole chiusa, la Tavola del Cardinale in smantellamento e il bar ristorante del Cavone chiuso. Come mai in un periodo estivo con un caldo stratosferico ed insopportabile, a bassa quota, vi sia tanta poca gente al Cavone ed i suoi dintorni ? Non mi si può raccontare che essendo il mercoledì un giorno lavorativo tutta Bologna, la pianura emiliana e dintorni sono a lavorare in fabbriche ed uffici. Dopo il convegno sul ripopolamento dei borghi dell’Alto Appennino Bolognese e la lettura di quanto scritto in merito, credo che questa scarsa frequentazione di una zona splendida e, in estate, anche fresca, abbia delle ragioni di lunga data. Come tanti avvenimenti, anche una guerra, non nascono dalla sera alla mattina, ma sono il frutto di situazioni che si vanno trascinando da parecchio tempo. Tanto per puntualizzare, ho amici che, con l’intera famiglia, sono soliti spostarsi, ed andare anche in ferie, con il camper. Altri, giovanissimi, amano il campeggio, come me e la consorte sino ad alcuni anni or sono. Ebbene ? Nel Belvedere non vi sono aree attrezzate ed adibite a detto turismo. Per oltre 60 anni vi è stato un ferreo ostracismo contro questa forma di spostamento e turismo. A me è sembrata una visione molto miope di come si sia evoluto il turismo. Molte volte siamo andati in Francia, che, anni fa, non so ora, era la prima nazione al mondo per frequentazione turistica. Non vi era paese, cittadina o borgata che non avesse il suo campeggio e, talvolta più di uno, sia municipale che privato. Vi erano anche locande ed alberghi e ristoranti. La sera, il più delle volte si andava a cena al ristorante o al supermercato ad acquistare cibi e bevande. Si vedeva che la presenza di campeggi apportava un certo giro di affari. Pensare che questo tipo di turismo sia prerogativa di miserabili persone senza soldi, è talmente fuori luogo da non meritare alcun commento. Tra l’altro mi ricordo che nei pressi di Carcassonne, sud est della Francia, la piscina della scuola era a disposizione dei turisti, molti dei quali erano ospitati nei due campeggi del paese. Certo l’ingresso a detto servizio si pagava, ma era un motivo in più per frequentare tale zona. Inoltre, tanto per fare emergere i ricordi, in Provenza, nei pressi della celebre sorgente di Valcluse, di petrarchesca memoria, vi era una cartiera che produceva carta come nel medioevo, vendeva fogli decorati come le miniature di tale periodo, elementi decorativi quali cuscini, tende, tessuti con ricami e disegni tipici del 1200-1300. In più un laboratorio di ceramica con produzione di oggetti che rimandavano a detto antico periodo. Tutto visitabile. Anche noi, come altri frequentatori dei campeggi, abbiamo acquistato un foglio di carta decorato, un cuscino con il simbolo nobiliare del leone rampante ed un paio di coppe di ceramica. A questo punto formulo una domanda : siamo proprio sicuri che il non volere nel Belvedere tale tipo di turismo sia così remunerativo ? Altra categoria poco accetta in questa zona sono gli escursionisti, coloro che ripetutamente sono stati definiti “Quelli con la bottiglietta d’acqua ed il panino in tasca”. Quindi anche per costoro non si è fatta alcuna politica ed nessun intervento per richiamarli a frequentare il Belvedere. E’ evidente un fatto che ovunque vi è un proliferare di antiche vie di percorrenza, ma qui non ve n’è una. Dobbiamo ricordarci che il Belvedere, per migliaia di anni, è stato un luogo di transiti di fondamentale importanza sia per pellegrini, mercanti ed altri. Vi sono documenti, edifici e mulattiere, oltre a resti archeologici e toponomastici certificanti la cosa. Mi chiedo quali siano le ragioni per non operare in maniera di richiamare queste forme di turismo che, da decenni, vanno per la maggiore. Non posso pensare che agire per aprirsi a tali flussi richiedano faraonici investimenti, anzi sono investimenti di modesta entità. Ultima occasione messa nel dimenticatoio, sarebbe il percorso plurigiornaliero di visita ai nostri luoghi di culto con il loro enorme patrimonio storico ed artistico-culturale. Si pensi solo ad un tragitto che partendo dalla Madonna del Faggio, tocchi la chiesa di Monteacuto, e poi Pianaccio, per giungere, attraverso la Bocca de Le Tese e Fontana D’Affrico, a San Pietro e San Rocco di Vidiciatico, spostandosi verso monte vi è l’oratorio de La Ca’, quello di Ca’ di Gianninoni, e poi il Santuario di Madonna dell’Acero da dove si può scendere per antiche vie di percorrenza al Farné, a La Chiesina, a Poggiolforato. E poi visitare altri oratori e chiese nella Valle della Dardagna e, quindi, passando per Lizzano, Sasso si giunge a La Querciola e Grecchia, per arrivare a quel monumento che è la chiesa di Gabba. Non ho citato altri oratori ed altre Maestà. Non si pensa che fare questi percorsi richiedano vari giorni o diversi fine settimana ? E così non si crea un volano economico a vantaggio di B&B, ristoranti, negozi ed altri ? Purtroppo anche questa è una opportunità gettata al vento. E così in piena estate con un caldo asfissiante, in basso, abbiamo un Blue Wednesday, triste mercoledì, con locali chiusi o in smantellamento al Cavone ed a La Polla. Chi mi legge avrà capito che non sono solo una persona critica, ma anche costruttiva, cioè parlo ed espongo opportunità di lavoro e di rinascita economica del Belvedere, ammesso che si abbia l’intenzione di uscire da questa palude. A conclusione un vecchio proverbio : AIUTATI CHE DIO TI AIUTA .

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