Non sono qui per tenere una lezione sul pensiero di G.B. Vico, il grande filosofo, ma per evidenziare che quando, nella società, si apre un “buco”, qualcuno prima o poi lo chiude. Inizio a parlare dei negozi e supermercati di alimentari. Anno 1985, ritorniamo in Italia, nei giorni successivi al Ferragosto, da una vacanza all’estero. Siamo in tre : moglie, il sottoscritto ed una figlia di due anni e mezzo. La figlia ha una fame enorme, dopo tante ore di viaggio è comprensibile. Nel frigo di casa non c’è quasi nulla. Vado in giro per Castelmaggiore, allora abitavamo là, e trovo tutto chiuso . TUTTO CHIUSO alle ore 17 o poco più. Alla meno peggio risolviamo la situazione. La cosa mi è rimasta impressa. Anno 1996 ci siamo trasferiti a Bologna centro. Osservo attentamente la situazione. Trovo aperti in qualunque giorno e mese dell’anno vari negozi di alimentari a poca distanza da casa dalle 7-7,30 del mattino sin quasi le 22 di sera. Sono attività gestite da extracomunitari. E’ evidente che chi ritorna dal lavoro alle 20 ed anche dopo, abbia la possibilità di rifornirsi di ciò che gli serve. Anche l’arrivo imprevisto di ospiti e parenti di sabato o domenica, non si trasforma in una tragedia. Basta andare in uno di quei negozi di cui sopra per trovare ciò che serve per accontentare tutti. La cosa non deve essere sfuggita agli occhi delle compagnie di gestione di iper e supermercati sino allora posti in periferia o dislocati, in esiguo numero vicino al centro e con orari da impiegati di stato o poco più. Nel volgere di non molti anni è stato un vero proliferare di micro supermercati in centro. Roba da non credere ! Alla distanza da casa mia, Via Nosadella, non oltre 500-600 metri ve ne sono ben 7-8 e con orari che consentono a chi ritorna dal lavoro o dallo studio già verso sera ed anche oltre, di acquistare ciò che gli serve. Facciamo un balzo in Alto Appennino Bolognese, Lizzano in Belvedere. Sino agli inizi anni 70 del secolo scorso operavano vari fornai, ricordiamoci delle parole di Omero :”L’uomo è l’animale mangiatore di pane”. Ergo, dove vi è un forno vi è storia cultura e società. Oggi, in tutto il comprensorio, non vi è più un fornaio ! Certo, vi sono varie ragioni che hanno portato alla chiusura di dette attività e di altre sino al 74% ed oltre di tutto ciò che comprendeva il mondo del commercio. La prima, e, per me, la più importante, è che si è creata una monocultura dipendente dagli impianti a fune del Corno alle Scale. Tutto deve dipendere dagli investimenti pubblici e dalle loro ricadute economiche. E se queste ricadute economiche non ci sono ? Si chiude bottega e si scende dal primo paese per reddito della provincia di Bologna al penultimo. Ma così facendo si apre un vistoso buco. Vi sono attività commerciali e produttive che non possono essere cancellate, fra le quali il “Mitico” Fornaio ! E così si iniziano a vedere attività gestite da extracomunitari e, credo, fra non molto, qualcuno di loro aprirà un forno. Per me sarà il ritorno ad una realtà sociale, storico-culturale che si è cercato di cancellare con una pseudo cultura legata alla creazione di un falso mondo da Paese delle Meraviglie.

