Ritorno da un viaggio in Marocco

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Con la consorte ho trascorso dieci giorni viaggiando in Marocco in un viaggio organizzato. Vi ero già stato circa 38 anni fa assieme ad alcuni amici facendo un tour con un nostro mezzo fuoristrada tutto fai da te. Il fine, allora, era salire sul Monte Toubkal , la cima più alta dell’Atlante quasi 4.200 metri, con sciate sci alpinistiche, eravamo ai primi di Gennaio, visite a vari centri storici ed escursione nel deserto sino ai confini con l’Algeria. Confesso di non essere riuscito a riconoscere gran parte delle zone allora visitate. Ne ho parlato con la guida, Jumal, persona espertissima e colta, che mi ha dato ragione, il paese, Marocco, è da decenni in una notevole trasformazione. Ciò che mi ha particolarmente colpito sono state due cose che, penso, tra loro collegate. La prima è l’enorme, incredibile superficie nella quale sono stati piantumati ulivi, alberi da frutto e coltivazioni varie. La seconda è la diffusione di impianti fotovoltaici, se ne incontrano ovunque. Dove vi sono piantagioni vi sono uno o più impianti fotovoltaici che, spesso, sono collegati ad imbocchi di pozzi, penso per far funzionare le pompe per irrigazione. Il Marocco, con montagne che, come detto, superano i 4.000 metri, vari sistemi montuosi, piccolo Atlante, grande Atlante, Riff, i primi due prospicienti l’oceano Atlantico, l’ultimo il Mediterraneo, non è un paese povero d’acqua, anzi, ad una profondità media fra i 6 ed i 12 metri vi è una enorme falda freatica. Le piogge non sono scarse. Quindi, uscito il paese da una fase coloniale, si è deciso di valorizzare i beni, anche potenziali, di cui disponeva, in primis l’agricoltura. Come detto, l’acqua non scarseggia, le enormi estensioni dei terreni lasciati in stato di abbandono non aspettavano altro che l’opera di validi agricoltori per fornire incredibili quantità di frutti, verdure, olio d’oliva ed altro. I mercati ortofrutticoli presenti ovunque traboccano di tali generi e dei loro derivati : farina, pane, biscotti, dolci ecc ecc . Non so quali siano i finanziamenti e gli incentivi messi in atto per un simile gigantesco lavoro, ma, di certo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti e, facendo il conto che gli alberi non producono il giorno dopo che sono stati messi a dimora, fra alcuni anni il Marocco sarà un vero granaio mondiale. E così, giunto a casa, Bologna, andato nello studio mi sono ritrovato dinnanzi agli occhi una rivista, lasciata aperta tempo fa, nella quale, oltre ad una foto con una strada allagata e le auto quasi totalmente sommerse, compare la scritta :”L’Italia è il Paese più colpito in Europa”. Il primo posto in Europa e al quinto nel mondo con oltre 38.000 vittime e perdite economiche per 60 miliardi. Una delle concause di questo disastro è causata da una legge di fine 1800 , fatta su pressione dei grandi agrari che, per ridurre o eliminare le rivendicazioni bracciantili e dei piccoli agricoltori, fecero approvare una legge che consentiva, a queste categorie di poveretti, di utilizzare terreni agrari ricavati dal disboscamento sotto alla quota del castagno, circa 700 metri sul livello del mare. Dopo poco più di un ventennio ci si accorse di quale spaventoso dissesto idrogeologico si fosse messo in moto e la legge fu abrogata. Ma ormai il disastro era stato fatto e coloro che si erano insediati sui terreni così dedicati ad una misera agricoltura, rimasero in loco costruendo, spesso, le proprie abitazioni. Basta viaggiare lungo la vallata del fiume Reno e suoi affluenti per vedere quanti appezzamenti di terreno, ex agrari, risultano abbandonati e quante case crollate. In più, molti paesi, soffrono di una notevole diminuzione di residenti. In parallelo basta recarsi in qual si voglia supermercato e leggere, su molte confezioni, che le noci che noi consumiamo provengono dal Cile, dalla California, dall’Australia e da altri paesi. Non bastasse anche le castagne, nella misura di oltre 50.000 tonnellate annue provengono dall’estero. Anche frutti di bosco : lamponi, mirtilli, ribes ed altri provengono da altri paesi . Viene da chiedersi :”Perché in oltre 75 anni, da quando è iniziato l’esodo da questi terreni, non si è provveduto ad un razionale rimboschimento con quelle essenze che producono frutti che importiamo, ottenendo nel contempo una migliore difesa del suolo?” Da vari anni dette aree potrebbero essere date in concessione ad extracomunitari in fuga dai loro paesi con l’obbligo sia di una corretta gestione delle piantumazioni, sia con l’invio a scuola dei figli/e . I vari rimboschimenti e messa a dimora di piante dovrebbero essere fatti su doverosi studi di dipartimenti universitari esperti in agricoltura . I risultati di una simile operazione sarebbero molteplici : meno esborso di valuta per l’acquisto di beni alimentari all’estero, salvaguardia del territorio, ripopolamento di zone collinari e montane, e minor sfruttamento schiavistico di chi fugge in Italia scappando da zone in guerra ma che, spesso, finisce per essere usato, molte volte dalla Delinquenza Organizzata SpA, per la raccolta di frutta e verdure nelle zone di loro dominio . A qualcuno potrebbe sorgere il sospetto che il nostro mondo partitico-politico-amministrativo sia in tutt’altre faccende affaccendato (A. Manzoni) che nel gestire la cosa pubblica a vantaggio dei cittadini e, alla fin fine, dell’intero Paese. Un avvenimento di poco tempo fa ha evidenziato quali “distrazioni” affliggano detto mondo, si tratta della sostituzione del trasporto ferroviario della linea Porrettana con trasporto su gomma, autobus. L’avvio di tale servizio alternativo è stato definito :”Assalto alla diligenza oppure La jungla per riuscire a salire sugli autobus” . La ragione ? I veicoli sostitutivi dei vagoni ferroviari erano assolutamente insufficienti al numero dei passeggeri da trasportare. Sembra che si sia assistito a scene da manicomio. A questo punto mi chiedo :”E’ stato fatta, prima del blocco di detta ferrovia per lavori, una indagine sul numero di passeggeri trasportati a seconda delle ore, dei giorni, dei mesi e degli eventuali picchi per le più diverse ragioni ?” Di certo no, visto il caos che è successo. Sarebbe stato sufficiente dare incarico ad un dipartimento dell’Università di Bologna, molto per tempo, per disporre di tutti i dati necessari per offrire il miglior servizio di trasporto alla cittadinanza. Ma ormai lo sappiamo da tempo la casta partitico-politica-amministrativa è in tutt’altre faccende affaccendata (A. Manzoni) . Si indovini, poi, perché alle elezioni partecipi sempre meno elettori. Si tratta di perdere del tempo senza ottenere alcun risultato pratico.