Ieri in auto con mia moglie sono andato a Pianoro vecchio. Ritornati in centro, Via Nosadella, per dare alcuni oggetti ad un vicino e caricare l’auto di varie cose da trasporta a Pianaccio (Alto Appennino Bolognese), ho scoperto, nuovamente, come i semafori di Bologna siano temporizzati in modo casual . Giunti all’incrocio di Via Murri con Via Dagnini si è obbligati a svoltare per questa strada. Vi è un semaforo. L’ho visto con luce rossa, mi sono fermato e, appena verde sono, appunto, sceso per Via Dagnini per vedere che dopo circa 100 metri scattava il rosso del semaforo posto all’incrocio con Via degli Orti . Appena verde altri 100 metri più avanti, all’incrocio con Via Cardinal Giacomo Lercaro, scattano sul rosso ben due semafori. Insomma, tutto sincronizzato sul rosso in una strada praticamente a senso unico. E’ ovvio che così si rende la vita difficile a chi usa l’auto, però non si riduce l’inquinamento. Partenza per l’Appennino. Normalmente il tempo di percorrenza del tragitto di Km 73 per giungere all’avito e ameno paesello di Pianaccio richiede un’ora e mezza circa. Questa volta sono state necessarie DUE ORE E 35 MINUTI . Alla media di circa 28 Km/h . Le ragioni ? Al km 71, prima di Marzabotto, vi è un gran curvone alla sinistra idrografica del fiume Reno, sottostante ad un rilievo di rocce calanchive fatte di sabbione ed argilla sempre in frana continua da tempi immemorabili e, quindi, con perenni lavori in corso con riduzioni di carreggiate, semafori, deviazioni ecc ecc . Invece di programmare, e costruire, un modesto viadotto che tagliasse fuori tale assurdo curvone congiungendo il bivio di Panico con la SS64 ove vi è proprio il cartello del km 71 , si continua da decenni a cercare di bloccare il continuo franare a valle della montagna data l’inconsistenza litica del sistema geologico . Tutto ciò, ovviamente, con continue spese di pubblico danaro, infiniti disagi per la collettività e discutibili definitive soluzioni del problema. Basta guardare la parete sovrastante a detto tratto di strada per capire, senza essere geologi laureati, che si tratta di un marciume geologico. E così una buona mezz’ora se n’è andata stando in coda ad una fila plurichilometrica di veicoli . Giunti nei pressi di Silla altro semaforo per lavori in corso. Almeno qui non siamo sotto una montagna in frana continua ma ad altri problemi. Altri 10-15 minuti di fila e poi via . Di pomeriggio avanzato, fatti vari lavori di sistemazione nella avita casetta, si parte per ritornare a Bologna. Altra sosta a Silla, nuovo mostruoso tappo al curvone di Marzabotto con sosta a strattoni di quasi 40 minuti e poi via per Bologna. Qui ho notato, zona funivia- Ghisello, un’altra perla semaforica. Quando il semaforo della funivia da rosso passa a verde e ci si indirizza su Via Andrea Costa, a circa 50 metri scatta il rosso di un ulteriore semaforo che, diventato verde scatta il rosso di un ulteriore semaforo posto a poche decine di metri. Fatta la curva verso destra in direzione di Bologna circa 100 metri oltre, vi è un ulteriore semaforo che può passare dal verde al rosso. Di certo, penso, un paio di questi semafori siano comandati dai pedoni che desiderano attraversare la strada. Nulla da obiettare se non che un semplice sistema elettrico-elettronico consenta di bloccare il traffico veicolare in sincronia con il rosso semaforico e non in alternanza con il verde bloccando un intero asse viario di una strada di grande percorrenza. Elementare Watson ? Non certamente nelle alte sfere semaforiche visti e riportati i soli due esempi Murri-Dagnini e Funivia-Andrea Costa . Non parliamo poi di incroci su strade di grande percorrenza dove quando scatta il rosso semaforico di un incrocio dalle vie laterali non esce neppure un ciclista. Credo che esistano sistemi e strumenti estremamente semplici per gestire in modo più razionale il traffico. Oggi , poi, vi è l’AI (intelligenza artificiale) cui fare ricorso. Ritornando alla lieta domenica su 11 ore di fuori casa ne abbiamo trascorse quasi 7e 1/2 in auto spesso in fila, fermi a semafori sincronizzati sul rosso, a contemplare per più di un’ora una parete di montagna marcia , diciamo abbiamo speso più del doppio del tempo necessario, andando alla folle velocità standard di km 50 , per scendere ad una velocità media, a seconda del tragitto, tra i km 16/h ed i 28/h . Ai lettori di Renonews lancio l’idea di segnalare altri TAPPI causati da transenne perenni di lavori in corso senza mai la presenza di un solo operaio, vari impianti semaforici CASUAL ed altre , tristi, amenità.

