Siamo alle solite

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Ho letto della situazione di emergenza idrica nel Comune di Lizzano in Belvedere . E’ una condizione che si protrae da tempo ed in una delle zone più ricche d’acqua d’Italia. Esprimo il mio giudizio. Questa emergenza è legata al coefficiente di perdita del sistema idraulico dell’intero comprensorio. Ci troviamo dinnanzi a tubazioni datate e marcescenti che funzionano quali colabrodo. Due soli esempi da Pianaccio, paese che più ricco d’acqua di così è difficile trovarlo. Ebbene ? Pochi anni fa dinnanzi alla porta della mia casa in Via Borella, 1 , dal piano stradale fuoriesce una notevole quantità d’acqua. Avviso il Comune
che, sollecitamente, manda una squadra per risolvere il problema. Allo scavo, che ho assistito di persona, si vede che la tubazione dell’acquedotto era praticamente un impasto di ruggine ed argilla. Si provvede a sostituire il marciume per scoprire che tale parvenza di tubo continuava lungo Via Borella sino alla deviazione con chiusino nella strada principale. E così si è messo un tubo nuovo per varie decine di metri.
Da tempo, lungo la via principale che attraversa il paese e dedicata ad Enzo Biagi, a metà percorso vi è una fuoriuscita d’acqua piuttosto evidente che finisce dentro ad una proprietà privata. Non ci vuole molta fantasia per capire che tale acqua proviene da una perdita dell’acquedotto. Questa è una perdita evidente,ma quante ve ne possono essere che non risultano così evidenti ? Quello che mi disturba è che invece di pianificare una sostituzione sistematica di tubazioni obsolete e marce, ci si indirizzi verso palliativi poco
scientifici ed privi di razionalità come la chiusura delle fontane. Non ci vuole un genio dell’idraulica che capire che chiudendo le fontane, patrimonio storico della comunità, si aumenta la pressione su tubazioni fatiscenti con aumento del coefficiente di perdita. Certo, l’attuale amministrazione ha ereditato una situazione pesantemente critica, ma che, a mio avviso, deve essere risolta con sistemi razionali e tecnici .
Che la cosa si sia trascinata nel tempo e con ben poca volontà di risolverla, l’hanno dimostrata le due denunce per diffamazione beccate dal sottoscritto nell’anno 2017 per aver scritto, dopo all’infausto avvenimento di 74 persone colpite da gastroenterite durante i giorni di Ferragosto avendo bevuto acqua di un acquedotto, di dedicare più risorse e tempo a mettere a posto gli acquedotti che ad altre fantasiose idee.
Il Magistrato, dopo aver visto le mie foto dei luoghi di presa e di distribuzione di un paio di acquedotti, stralciò le denunce e scrisse che avevo operato per il bene della comunità. Oggi siamo ancora al capolinea.
Oltre alla chiusura delle fontane cosa resta da fare ? Invitare ad utilizzare elettrodomestici quali lavatrici e lavastoviglie dopo la mezzanotte, bere acqua imbottigliata ( quella detta minerale) , per gli adulti orientarsi verso birra e vino, andare a fare il bagno nei corsi d’acqua della zona. Per quest’ultimo particolare ricordo che d’estate, quando facevo il pastore a Pianaccio, dal 1945 al 1952, noi ragazzini andavamo a “nuotare” sia alla centrale elettrica, dove vi erano ampie “piscine”, che sotto le briglie della zona. La temperatura dell’acqua, allora, visto che dalla fine di Maggio a fine Agosto si scioglieva ancora
la neve, era tale da farci uscire con le labbra blu. Potrebbe essere una pubblicità per quella categoria di turisti “tosti” . Da persona amante della tecnica e delle soluzioni razionali, visto che per anni ho operato in un ufficio di progettazione di una multinazionale, attendo di poter leggere un piano di sostituzione della rete fatiscente degli acquedotti, di una sistemazione dei punti di presa e di distribuzione dell’acqua nel Comune di Lizzano in Belvedere . Chiudo la cicalata in attesa di poter leggere i dati numerici della
quantità d’acqua fornita dalle sorgenti o dalle prese negli acquedotti, quanto viene consumato dalle proprietà munite di contatore e quanto possa essere la quota delle fontane.  Fatto il differenziale si può sapere il coefficiente di perdita del colabrodo, pardon, acquedotti della zona. Un ultimo pensiero. Vietare la possibilità di innaffiare orti e giardini e vasi di fiori in una località a prevalente economia turistica, significa darsi la zappa sui piedi. Non credo che sia molto attraente vedere piante secche ed orti abbandonati. Eventualmente un depliant atto a spiegare le modalità di innaffiatura ed irrigazione più
razionali, con minore consumo d’acqua e migliore apporto idrico alle piante, potrebbe essere una soluzione razionale.