Ho letto che la cucina italiana occupa le prime posizioni in campo internazionale. Da cultore di tale disciplina ed avendo visitato mezzo mondo, anche a tavola, “Sacco vuoto non sta in piedi” come si dice a Pianaccio e, penso, anche in altri siti, ho potuto vedere come l’Italia abbia mille sfaccettature in ambito gastronomico. Penso, è una mia opinione, che questo derivi dal fatto che la nostra penisola sia stata, per migliaia di anni, luogo di transito, di incontro e di residenza delle più varie popolazioni e culture. Ognuna ha lasciato l’eredità della propria cucina che, mescolandosi, hanno dato origine a quella che è la Gastronomia italiana. Questa è la storia, ma vi è anche l’arte . Guardiamo un dipinto : basta aver caricato appena un po’ di più il rosso, avere sbiadito l’azzurro, una qualche ombra più marcata e….voilà , ecco un altro dipinto ! Così è un cibo : un po’ di prezzemolo in più, un tocco di carne diversa, meno pomodoro e una grattugiatina di noce moscata e….voilà , ecco una altro piatto ! Avendo quali “docenti” in cucina la mamma, cuoca della celebre Cesarina a Bologna, e la nonna di Pianaccio, erede di secoli di talune specialità, ho finito per dedicarmi, talvolta, al cimento dei fornelli. Vorrei, su queste righe, che nell’Alto Appennino Bolognese si riproponessero quei piatti tipi, ed unici, del territorio. Certo, la zona è stata “colonizzata” negli anni 50 e 60 del secolo scorso dal massiccio ed esplosivo arrivo di turisti dal bolognese a dal ferrarese grazie alla motorizzazione di massa. Chi si ricorda le vecchie 500 e 600 stipate di persone appartenenti a quei ceti che sino ad allora non avevano avuto la possibilità di effettuare escursioni in Appennino : operai, impiegati, artigiani, agricoltori ed altri del mondo del lavoro, che arrivavano in montagna con il desiderio, a tavola, di mangiare tortellini, lasagne, polli arrosto ed altro appartenenti, sino allora, quasi al mondo dei desideri. Giustamente i ristoratori della zona si adeguarono immediatamente a tale richiesta ed i menù rendevano manifesta l’offerta=desiderio dei clienti. Oggi, questa “fuga” gastronomica dalla città è quasi scomparsa, l’automobile non è più una conquista sociale assieme alla possibilità di recarsi nei dintorni . I centri cittadini sembrano, spesso, dei ristoranti all’aperto ove convivono le più eterogenee gastronomie. Dall’ Asia all’Africa alle Americhe si trova di tutto, però, da un po’ di tempo, è nato lo spirito di recarsi in determinati posti, non troppo lontani, ove potere assaggiare determinate specialità locali, non facenti parte dell’universo del centro città, poco pubblicizzate ma che racchiudono una pluri secolare storia . Anche la nonna Maria, a Pianaccio, mi insegnò taluni piatti ricevuti quali eredità di cucina dalla sua mamma e nonna, stiamo recandoci a quasi prima di metà 800 , e che, da me rifatti per amici in notevole numero, hanno riscosso un grandissimo successo . Un po’ la novità, un po’ la storia ed un po’ il convivio. Credo che se qualche ristoratore riproponesse tali piatti accompagnandoli con le dovute delucidazioni storiche, uno di questi, un dolce, sarei certo che si possa collocare poco dopo il 1610 , troverebbe una favorevole accoglienza di parecchi clienti . Ovvio , tortellini, lasagne, tortelloni e polli arrosto sempre presenti ! Vedremo chi raccoglierà questo messaggio !

