Girando a piedi, spesso, nel centro di Bologna, ho riscontrato le seguenti peculiarità che rendo esplicite ai lettori di Renonews, specialmente se sono alle prime armi nel camminare per la città felsinea. Innanzitutto la distanza percorsa non va misurata in passi o con una pianta topografica ma con il numero di urti ricevuti o evitati in extremis da persone immerse nella lettura del cellulare. L’unità di misura è circa questa : dall’angolo Piazza Malpighi-Via Sant’Isaia scendendo lungo detta piazza e per via Marconi sino all’angolo di Via di Riva di Reno gli urti di cui sopra sono, mediamente, 6 . Quindi con andata e ritorno diventano 12 . Vi sono poi alcune variazioni sul tema, ad esempio due o tre donne anziane che, abbracciate, occupano quasi l’intera luce del portico, l’età e le chiacchiere accompagnate da una andatura oscillante a cadenza imprevedibile. Se si ha fretta, meglio uscire dal portico e camminare nella strada anche con il rischio di investimento da qualche mezzo a motore. Ancor più pericolosa è la presenza di una piacente signora afflitta, come si dice a Bologna, dal “Complesso della Bella Gnocca”. Costei, assieme ad una andatura che le fa occupare la quasi intera luce del portico, non si sa se stia facendo un Paso Doble o un Fox Trot , in una mano ha il cellulare che più facilmente lo sta usando quale specchio che per varie comunicazioni, nell’altra mano ha la borsetta cui ogni tre passi fa fare una giravolta a mo’ di frombola tirasassi di David per portare tale mano a sistemarsi i capelli. Se ti becca si fa la fine di Golia . Meglio uscire sulla pubblica via . L’uscita sulla pubblica via frequentata da bus, camion, auto , scooter, moto e bici è obbligatoria vicino a bar o altri siti di frequentazione giovanile ed anche più in là con gli anni. L’intero portico o marciapiede è totalmente occupato da persone afflitte da : logorrea, distrazione, rimbambimento ed altro da impedire il transito ad altri pedoni. Vi sono poi luoghi che persone senza fissa dimora occupano quali dormitori. Oltre alla pena di vedere persone ridotte così, bisogna stare attenti a non calpestarle . Vi è un certo numero di questuanti che con il cappello in mano chiedono un po’ di danaro. La densità è di circa uno ogni 150 metri . Può essere una buona unità di misura per sapere la lunghezza del tragitto effettuato. Per chi viaggia in auto o altro mezzo a motore, scooter o moto , è meglio documentarsi prima della larghezza del portico della strada ove si transiterà. E’ assodato, sperimentalmente, che molti abitanti di Bologna, soffrono gravemente di CLAUSTROFOBIA , ovvero della paura di luoghi stretti o chiusi. E’ sufficiente scendere da Via Saragozza giù per Via Senzanome per verificare tale patologia. Sulla destra vi è un breve tratto di portico largo al massimo un metro. Da tempi immemorabili nessun pedone lo ha mai transitato, viaggiano tutti in mezzo alla strada , tra l’altro un tantinello stretta . Quindi massima prudenza ! In caso di pioggia è opportuno calzare stivali tipo Pirata Morgan specialmente se si attraversano incroci tipo quello di Via Riva di Reno altezza supermercato PAM . Vi è una succursale della laguna veneta da attraversare. Molti pedoni si fermano in attesa del traghetto o della gondola. Di tali paludi ve ne sono diverse . Potrebbero diventare una singolare attrattiva turistica mettendoci qualche caimano o coccodrillo . Non importa preoccuparsi di come alimentare tali animali, prima o poi qualche pedone ci casca dentro. Ricordarsi sempre che i portici ed i marciapiedi di Bologna sono deputati ad essere i velodromi di molti ciclisti, quindi prepararsi a fare un balzo laterale o mettersi in rifugio dietro ad una colonna, si rischia, in caso di impatto, di finire al Pronto Soccorso. E così, se si riesce a tornare a casa dopo un certo tragitto a piedi per Bologna incolumi e senza gravi patemi d’animo, basta segnare la cosa sul calendario fra i giorni fausti.

