Mezzi pubblici ? No, grazie

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Sembra che circa il 70% degli italiani non gradiscano, per muoversi, l’uso del mezzo pubblico . Vi sono aspetti legati, ad esempio, a muoversi per acquisti o trasporto anche di oggetti non particolarmente voluminosi che, però, impediscono l’uso del mezzo pubblico . Vi è anche il fatto, spesso, della distanza che separa la fermata del mezzo pubblico dalla destinazione. In questo caso, anche solo 500-600 metri se il tempo è inclemente o si deve viaggiare con un bimbo piccolo o una persona anziana, il mezzo privato, auto, è preferibile. Vi è, però, un ulteriore aspetto, ben conosciuto da chi è, quasi, obbligato ad usare la ferrovia Porrettana nel tratto Bologna – Porretta e in senso contrario . Essere piantati nel bel mezzo del tragitto in una qualche stazione e doversi “arrangiare” per riuscirsi a muovere è una di quelle esperienze che, se ripetute, è meglio cambiare mezzo di trasporto. Il tutto, ovviamente, senza alcuna comunicazione e neppure impegno a togliere i passeggeri da tale situazione. Che poi chi gestisce tale linea non sappia neppure quanti passeggeri viaggino a seconda dei mesi, giorni ed ore, spiega perché in caso di trasbordo su autobus il numero di questi veicoli sia notevolmente inferiore al numero delle persone con conseguenti scene da assalto alla diligenza. Vi è, in aggiunta, la mancanza , spesso cronica, di informazioni all’utente. Quest’ultima chicca me la sono goduta l’anno scorso quando avevo deciso di recarmi a visitare Arte Fiera. Causa i lavori del Tram Elettrico in centro, gli autobus direzione Fiera non si sapeva dove fossero convogliati. Non lo sapeva neppure l’ufficio Tper di via delle Lame angolo Via Marconi . L’uso dell’auto risultò fondamentale per viaggiare . Ne consegue che per convincere più cittadini ad usare il mezzo pubblico non sia indispensabile fare pubblicità ecologiche, costose, ma dare maggiori ed indispensabili informazioni, quando un mezzo va in avaria, comunicare IMMEDIATAMENTE la situazione ai passeggeri e mobilitarsi con estrema sollecitudine a risolvere il trasporto degli “infelici” spesso persone anziane, madri ed altri . E, poi, visto che vi sono persone, pagate con pubblico danaro, in uffici di responsabilità, che costoro si documentino sui flussi passeggeri a seconda dei mesi, settimane, giorni ed orari al fine di avere sott’occhio la situazione trasporti . Capisco che queste richieste siano cose assurde in un mondo, quale quello italiano, nel quale le decisioni che riguardano la vita dei cittadini vengono prese in quelle segreterie di partito totalmente assorte in altre problematiche .