Le vere necessità dell’Appennino

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“Gentile Direttore,

dopo tanti giorni di pro e contro per l’opera di Ontani, ovvero la Fontana inaugurata oltre un mese fa, Le scrivo anche io il mio pensiero.

E dopo averne lette di tutte di più, sui social e sulla carta stampata,  indipendentemente dall’amministrazione che ha ordinato il progetto o dai pensieri cattolici o meno desidero eprimere la  mia opinione che è uguale a una gran parte della gente che la trova brutta e orribile. Infatti anche io la trovo orrenda, senza nessun nesso a ciò che essa vuole rappresentare, perché una fontana deve essere davvero bella che ti possa dare quel senso gioioso dell’acqua, del relax.

Non mi intendo di arte ma a scuola ci insegnavano che l’arte era qualcosa di bello e che ti lasciava a bocca aperta, basti pensare alle opere di Michelangelo, Giotto, Bernini e tutti quegli artisti che hanno portato l’Italia nel mondo e per i quali, grazie a loro, rappresentiamo oltre il 40% dell’arte mondiale.

Detto questo, naturalmente condanno gli atti vandalici fatti contro l’opera dell’artista Ontani.

Ma mi preme esprimere il mio parere su ciò che veramente ha bisogno il nostro Appennino.

Il nostro Appennino non ha bisogno di una fontana costata 150.000,00 euro, ma ha bisogno di cose primarie come dei semplici marciapiedi, di servizi alla persona in particolare anziani e disagiati, di servizi sanitari funzionanti ed efficaci e non depredati, di un punto nascite soppresso a Porretta nel 2014 costringendo le donne a partorire per strada nel lungo percorso fino a Bologna.

Il nostro Appennino ha bisogno di ritrovare la strada smarrita dell’accoglienza turistica, con abbellimenti dei propri luoghi e non con abbruttimenti che allontanano sempre di più i cittadini dal bene comune, come quella fontana di Vergato  he poteva essere più bella da piacere ai bambini, o come le bare di Marzabotto chiamate panchine. Migliaia, forse oltre un milione di euro di riqualificazione di soldi pubblici dove non si siede nessuno e non le puoi guardare nemmeno da lontano. Con 2.500,00 euro ne avrebbero comprate dieci di panchine decenti fatte da aziende serie presenti nel territorio. E a volte basterebbero delle aiuole fiorite allestite da vari sponsor o da privati come fanno sulla riviera romagnola.

Il nostro Appennino ha bisogno di una sana e scorrevole viabilità in presenza di un territorio montano soggetto a disastri idrogeologici, basti pensare alle frane sempre in agguato, in ultima quella di Pavana che ancora dopo mesi non se ne conosce la sorte.

Il nostro Appennino ha bisogno di seri investimenti sulle infrastrutture, sulle linee internet e sul detassamento delle attività commerciali sempre più sofferenti.

Il nostro Appennino ha bisogno di riqualificare le scuole, alcune fatiscenti con intonaci ammalorati e problemi sicurezza.

Con 150.000,00 euro qualcosa di più e di meglio si poteva fare!

Ma soprattutto il nostro Appennino ha bisogno di ritrovare se stesso!”

T.P. – Alto Reno Terme

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Un commento

  1. Sig. L.P. non bisogna confondere gli investimenti culturali con quelli di gestione funzionale. Sul concetto del bello e del brutto si era già espresso S.Agostino. Le faccio presente che ai loro tempi erano state definiti orrendi i lavori di Van Gogh, Monet, Picasso, Stravinskij e tanti altri. A mio parere gli investimenti nella cultura hanno sempre avuto, col tempo, ritorni notevoli. Due giorni fa sono passato da Vergato ed ho voluto vedere di persona il lavoro di Ontani. La giudico un’opera meritevole di essere vista da molte persone e con un retroterra simbolico di notevole spessore. E’ vero che si debbano spendere danari nei lavori pubblici, ma le formulo una domanda : Come mai in Italia si tolgono miliardi fitti a Istruzione, Ricerca, Sanità, Infrastrutture e non si investe in opere di pubblica necessità ? Mi spieghi lei dove finiscono quei soldi. Ormai che c’è mi dica perché ogni anno dai 100.000 ai 120.000 giovani italiani fra i quali molti laureati, diplomati e ricercatori fuggono all’estero. Non credo perché vi sono strade con buche .

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