Amore e morte per la bici

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Indubbiamente è il periodo in cui la bicicletta è protagonista delle nostre strade. Il Giro d’Italia prima, il Tour in questi giorni, intervallati dalle solite classiche hanno grande spazio sulle pagine dei quotidiani non solo sportivi. Il bel tempo stimola i tanti appassionati a uscire sulle due ruote di giorno e di notte e purtroppo anche la cronaca si è dovuta occupare di tragici fatti. Non sono un appassionato di questo sport e quindi gli avvenimenti agonistici li ho seguito con un certo distacco, leggo invece con grande attenzione ciò che succede sulle nostre strade, come ex modestissimo ciclista, come  pedone e come automobilista, e quanto è successo di recente vicino a noi mi ha riempito di grande tristezza, pur non conoscendo personalmente le persone che sono rimaste vittime di tragici incidenti. Ho chiesto un commento al nostro collaboratore Enrico Pasini, un vero innamorato della bici che già in passato ci ha raccontato le sue vicende sulle due ruote:

“Pedalare a stretto contatto con la natura, respirare i suoi odori, farsi accarezzare dall’aria lungo un sentiero in cima ad un calanco o ad una vetta appenninica. È la magia della Mtb, quel pedalare lento, agile, scalando pareti dalle pendenze proibitive, in luoghi dove anche a piedi faresti fatica a raggiungerli. È entrare in simbiosi con il proprio territorio, esplorarlo, scoprirlo, viverlo, conquistarlo.

Come cambia il pedalare su strada, su una specialissima e pedalare su sterrato, in campagna, in collina o in montagna, su una Mtb. Solo chi riesce a vivere entrambe le biciclette appieno può capirlo, e riesce a capire l’immensità di tutto ciò che ci circonda, di quanto in realtà siamo piccoli e di quanto riusciamo ad essere grandi vivendo questo mondo. Girare in compagnia è stupendo, girare in solitaria è invece un esercizio spirituale, una preghiera personale, un ritrovarsi, un esercizio che tutti prima o poi dovrebbero fare.

Girare da soli nei boschi, solo il rumore del proprio fiato, del cuore che batte, del vento tra i rami degli alberi, dell’acqua di un ruscello che scende a valle, il cinguettare degli uccelli, il vedere come la natura modella e cambia il territorio, dopo giornate di sol leone, o dopo piogge intense di una primavera mai arrivata.

Nel mentre di tutto questo la mente di svuota, si carica di pensieri positivi, si prepara a vivere di nuovo la frenesia di questo mondo, che vorremmo di pace, ma che facciamo di tutto per tenerlo in perenne guerra.

Di notte la pace si esalta all’ennesima potenza, il mondo cambia completamente, i riferimenti del giorno non esistono più e si è obbligati a prenderne degli altri.

I rumori della natura si fanno nuovi, quasi sconosciuti, come non vedi di notte, di giorno quei rumori non li senti. La notte porta consiglio, sempre, anche da svegli e in bicicletta, nelle tenebre, si deve essere svegli due volte.

Girare da soli è bellissimo, farlo ogni tanto aiuta a ritrovarsi e a capirsi, farlo di notte, per quanto sia sconsigliabile, diventa una prova di vita.

Solitari nella notte, con potenti luci sulla bicicletta e un paio anche addosso, perché in Mtb la caduta è sempre dietro un albero, una roccia o una radice, ed è facile cadere dalla parte opposta della bicicletta e non essere più visibili. Solitari nella notte si diventa padroni del mondo. Riuscire comunque ad essere rintracciabili diventa quasi fondamentale. La posizione in tempo reale tramite i social, WhatsApp e Google Maps su tutti, da condividere con un familiare o un amico, la progettazione del giro e farlo sapere, cercando poi di improvvisare e cambiarlo il meno possibile, sembrano piccole cose ma possono diventare fondamentali.

Marco probabilmente non aveva preso quelle precauzioni e probabilmente non sarebbero servite a niente, perché è brutto da dire e anche da sentire, ma quando Il Momento arriva difficilmente si può evitare, il papà di Marco Simoncelli disse che quel giorno se suo figlio invece che fare il pilota di moto, avesse fatto il muratore, probabilmente gli sarebbe caduto un mattone in testa e sarebbe morto lo stesso.

Marco non ha potuto evitare quel momento e nel provare quelle sensazioni che tutti i veri Bikers provano, ha incontrato la morte.

Stringersi intorno alla sua famiglia e ai suoi bimbi è dovere di tutti noi appassionati ciclisti.

Quando muore un ciclista, muore uno di famiglia.

Ciao Marco.

 

Foto di Enrico Pasini

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2 Commenti

  1. …sono la sorella di Marco. Volevo ringraziare Enrico Pasini per le bellissime parole: è tutto così straordinariamente vero. Anche lui aveva preso tutte quelle precauzioni (era un ciclista esperto) e aveva postato un’ultima foto su IG prima della caduta che ce lo ha portato via per sempre ed è anche grazie a quella foto che lo abbiamo ritrovato…ma come dice Enrico quello era il suo momento e a poco sarebbe servito evitarlo. E se può esserci qualcosa di “confortante” in questa tragica, inspiegabile ed ingiusta disgrazia è che se n’è andato pedalando sulle sue colline preferite…la sua più grande passione…da sempre…Vola fratello mio…

  2. Ciao Donatella, grazie a te di aver scritto.
    Condoglianze te e a tutti la tua famiglia, un grande abbraccio a tutti e voi e ancora un caro saluto a tuo fratello.
    Se ne è andato in sella alla sua bici e pedalando ha raggiunto gli Angeli.

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