Crevalcore “riscopre” Manacchini, baritono di fama internazionale tra gli anni 30 e 50

Domenica 27 la presentazione della biografia e il Comune acquisisce dalla famiglia foto e oggetti di scena

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Coniugi Manacchini, M.Pia Fanfani (al centro ) e Wally Toscanini – Foto wikiwand

Il Comune di Crevalcore, grazie alla passione di un gruppo di storici locali, riprende le pubblicazioni della rivista “Rassegna storica crevalcorese” proponendo la biografia, curata da Roberto Tommasini, di un crevalcorese che ha avuto una fama di livello internazionale tra gli anni trenta e gli anni cinquanta del Novecento: il baritono Giuseppe Manacchini.

Inoltre con delibera di Giunta del 15 ottobre Il Comune ha acquisito dagli eredi, Anna e Antonio Natali, la donazione gratuita di materiali appartenuti al baritono, per lo più album fotografici, ritagli di giornali, piccoli oggetti di scena.

“Attraverso questa donazione – si legge nella delibera – si intendono creare i presupposti affinché il materiale possa in futuro essere valorizzato dall’Amministrazione Comunale di Crevalcore come testimonianza storica, artistica e biografica a beneficio di appassionati di lirica e del pubblico in generale e, in prospettiva, sarebbero molto lieti se tale valorizzazione potesse concretizzarsi in una qualche forma all’interno del Teatro Comunale di Crevalcore, una volta completati i lavori di recupero e restauro post-sisma.”

Nel frattempo tale materiale sarà visionabile e consultabile nell’Archivio storico.

Domenica 27 ottobre, alle ore 16, presso il Cinema Teatro Verdi verrà presentato e distribuito gratuitamente il numero della “Rassegna storica crevalcorese” (che ha come sponsor unico EUROCASA), dedicato a Manacchini.

L’iniziativa, che rientra nel calendario della Festa internazionale della Storia dell’Università di Bologna, vedrà la partecipazione del mezzosoprano Monica Minarelli che si esibirà in alcune arie care al baritono crevalcorese.

Chi era Giuseppe Manacchini. Nato agli inizi del secolo da una madre sola, rimane presto orfano e viene accolto, insieme alla sorella, dalla famiglia della zia materna. Le condizioni modeste e le difficoltà del tempo fanno sì che il lavoro si sostituisca presto allo studio. Pur impiegato come manovale muratore, coltiva la sua passione per la musica. A 13 anni fa già parte della banda cittadina e si unisce a compagnie dilettanti nelle cui rappresentazioni può dar sfoggio delle sue qualità canore. In una di queste occasioni viene notato da Giulia Magnani Traldi, della ricca borghesia crevalcorese, la quale decide di mantenerlo agli studi. Giuseppe potrà così diplomarsi, nel 1928, dopo impegnativi studi musicali e iniziare la sua carriera che lo porterà a calcare palcoscenici importanti, dall’Italia, alla Spagna, al Portogallo, al Sudamerica. Sarà interprete di molte opere insieme a Beniamino Gigli, Gianna Pederzini, Tito Schipa.

La fama e il successo crescenti del proprio concittadino si avvertono a malapena a Crevalcore: solo un breve trafiletto nel Bollettino parrocchiale gli rende il dovuto merito. L’unica esibizione in paese sarà al Cinema Teatro Verdi, di recente inaugurazione, nel 1956. Per molti sarà l’occasione di conoscere Manacchini e apprezzarne il valore in questa iniziativa, ribattezzata, non enfaticamente, “Grande concerto vocale operistico”. ormai agli sgoccioli della carriera che chiude definitivamente tre anni dopo. Nel 1964 si ritira, insieme alla moglie, nella casa di riposo per musicisti “G. Verdi” di Milano, dove si spegne nel 1990.

Colpisce l’esperienza artistica di Giuseppe Manacchini che in condizioni disagiate, in tempi incerti, in un tessuto permeato di cultura musicale, ma con altre vocazioni, dedica la propria vita al canto, anzi fa del canto la propria vita.

Colpiscono anche gli strani casi del destino che fanno sì che una signora di buone possibilità economiche non si ripieghi nel dolore per la recente morte del figlio sul Carso, ma decida che quel giovane di talento merita attenzione e lo finanzia negli studi.

Fra i crevalcoresi più giovani, o quelli nati negli ultimi decenni del secolo scorso, pochi conoscono il nome di Giuseppe Manacchini: questo volume toglie l’alibi a tutti: Roberto Tommasini “restituisce” a Crevalcore un artista degno di essere ricordato e valorizzato. E anche di essere additato ad esempio di come un giovane di disagiate condizioni economiche, coltivando strenuamente il proprio talento, possa emergere: Manacchini, dopo aver trascorso l’adolescenza a fare il manovale, a vent’anni si iscrive al Conservatorio Martini e riesce a diplomarsi e ad iniziare quasi alle soglie dei trent’anni, una carriera che lo porta ai vertici del mondo operistico internazionale.

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