La Cultura (NON) si ferma in Appennino : Marcella Nigro

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Marcella Nigro in occasione della presentazione della sua precedente opera: “L’intimo segreto dei Mc Finn”

 

Giunti al terzo appuntamento con la nostra rassegna virtuale, possiamo iniziare a tirare qualche somma, esprimendo la soddisfazione dei comuni di Monzuno e Loiano per il riscontro positivo di tutti gli appassionati lettori che hanno seguito i primi due incontri proposti (Miriam Bruni e Roberto Carboni), a testimonianza del fatto che, se usati bene, anche i maggiori social network possono essere un importante veicolo per la diffusione dell’arte, in questo caso della letteratura, in questo momento di emergenza sanitaria, che si spera possa terminare al più presto, in modo da tornare a incontrarsi di persona, nelle biblioteche e nelle piazze, in tutta sicurezza.

Ogni settimana il canale Youtube del comune di Monzuno proseguirà nella pubblicazione delle presentazioni degli autori della rassegna, sotto la direzione artistica di Loris Arbati e Fabrizio Carollo, nell’auspicio di continuare a sorprendere e interessare tutti coloro che amano leggere e più in generale, qualsiasi persona affamata di cultura.

Questa volta, il thriller si tinge di sensuale erotismo, grazie a Marcella Nigro, terza protagonista de La Cultura (NON) si ferma in Appennino e del suo ultimo romanzo “I segreti di Courtstone House”.

 

Quando è stato il momento in cui hai compreso che la scrittura avrebbe fatto parte della tua vita, nutrendo la tua anima?

Ho capito che amavo scrivere nel momento in cui ho amato leggere. Il conforto ed il benessere, psicofisico, di cui godo grazie alla lettura, hanno dato vita, in me, al desiderio di condividere questo piacere con gli altri, quindi trasmettere, nel caso dei miei romanzi di genere noir/erotico, tematiche forti, magari non sempre gradite, proprio per dimostrare che la lettura detiene, insieme alla musica, un potere “universale” capace di avvicinare le persone ad argomenti delicati, scottanti o comunque scomodi, magari perché tabù, quindi capace di sconvolgere anche positivamente, persone e situazioni. La lettura spesso è sottovalutata, ma da scrittrice posso affermare che il piacere di scrivere è appagante almeno quanto il piacere di leggere: così cullo la mia anima candida (o perversa?)

 

“La passione è la forza motrice che da vita ai nostri sogni”. Questa frase riassume il tuo essere narratrice, così come la potenza delle storie che proponi ai lettori. Ritieni che questo, sia un motto fondamentale per qualsiasi tipologia di espressione artistica?

Ti ringrazio perché hai citato l’aforisma per eccellenza, scaturito realmente dalla mia anima quando terminai la scrittura del primo libro dal titolo L’INTIMO SEGRETO DEI McFINN. Questo aforisma rappresenta la mia rinascita, l’inizio della mia seconda vita, che non avrebbe potuto esistere senza la prima e di cui ne sono orgogliosa.

Si, ritengo sia un motto fondamentale per qualsiasi genere di espressione artistica, ma soprattutto di  fondamentale importanza per realizzare ogni progetto o desiderio, per quanto utopistico che possa sembrare.

Quali sono state le difficoltà nel coniugare thriller ed erotismo, senza scivolare in cliché e stereotipi (anche cinematografici) che spesso attendono al varco?

Coniugare thriller ed erotismo non è stata una difficoltà, anzi: spesso mi trovo a discutere di quanto questi due elementi siano tanto presenti nella nostra quotidianità quanto celati, soprattutto, per motivi di natura educativa e culturale.

Anche scivolare negli stereotipi, ad esempio quelli cinematografici, non è stato un problema perché spesso thriller ed erotismo sono uniti dalla violenza delle azioni e/o dalle costrizioni individuali.

Questi cliché sono tipici della cinematografia hollywoodiana ed europea in genere; non dimentichiamoci che i miei romanzi sono ambientati in Scozia, cioè in quel mondo anglosassone, culla del soft erotic/noir novel, ossia un genere noir più psicologico che scientifico-criminale.

 

A quali autori ti ispiri, per evolvere nel tuo stile di scrittura?

L’autrice alla quale mi ispiro, è la regina indiscussa del crimine: Agatha Christie.

L’abilità nel creare una struttura narrativa apparentemente fragile, ma in realtà ben solida, oltre che accompagnare per mano il lettore nel condurre la propria personale indagine, fino a culminare con ambientazioni sempre ben delimitate con pochi protagonisti, tra i quali si nasconde l’assassino. Infine il detective di turno che raccoglie tutti i personaggi attorno a sé per svelare chi sia l’assassino e raccontare come siano andati i fatti.

In questo modo io creo la mia storia, seguendo questi elementi di base che ritengo indispensabili sia per raccontare una trama ricca di omicidi, che deve sempre seguire un filo logico più o meno celato al lettore, sia per dare vita alle personalità dei protagonisti raccontandone dettagli, abitudini e vizi che contribuiscono a descrivere le scene erotiche.

 

Sei critica verso le tue opere o ti ritieni soddisfatta, una volta scritta la parola fine?

Sono soddisfatta, perché prima di mettere la parola fine, rileggo la storia infinite volte e sempre apportando piccole modifiche, anche solo di punteggiatura. Divento però critica trascorso qualche anno dalla pubblicazione.

 

Qual è stato finora il tuo rapporto con le case editrici?

Ho scoperto, mio malgrado, che quello delle case editrici è un meraviglioso mondo… a parte. Le preferisco all’auto pubblicazione, ma in realtà non mi sembra facciano nulla per i loro scrittori, oltre alla mera pubblicazione e distribuzione del libro, quando, nel contratto editoriale, è presente questo servizio.

 

foto da internet

 

 

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