La Cultura (non) si ferma in Appennino: Cristina Orlandi

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Tanto positiva e solare quanto riservata nel personale, l’autrice di questo appuntamento della nostra rassegna virtuale è Cristina Orlandi, scrittrice talentuosa che ha già dimostrato in più di un’occasione di saper spaziare in situazioni narrative di diverso genere, prediligendo sicuramente la venatura gialla, ma non disdegnando sentimento e incursioni nel racconto storico e nelle radici e tradizioni del nostro territorio.

Autrice di romanzi e racconti, la Orlandi crea una propria identità di autrice fresca e di facile scorrimento e comprensione, lasciando intendere dal suo stile un accurato lavoro di ricerca, ma anche una grande empatia per l’essere umano, nonché un profondo senso di generosità che la nostra porta sempre con sé in ogni realizzazione letteraria e che è sicuramente il frutto di un grande senso di esplorazione interiore, nonché di sacrificio, condito da un’inguaribile passione per tutto ciò che è l’arte del raccontare ed avvolgere il prossimo pagina dopo pagina.

 

Cristina: scrittrice per caso o per desiderio?

 Ho iniziato a scrivere da piccolissima, era un modo per far succedere le cose che mi sarebbero piaciute. Vergavo improbabili storie romantiche, nelle quali Roger Moore si innamorava di me. Mi vergognavo moltissimo dei miei scritti, che nascondevo con cura maniacale – e meno male, roba che lo stesso Moore rischiava una denuncia per pedofilia (ride).
Alla domanda “Cosa vorresti fare da grande?”, rispondevo sempre “La scrittrice”, quando le bambine normali rispondevano “L’attrice” o “La ballerina” o “La dottoressa”.
Per tanti anni ho continuato a nascondere e cestinare le cose che scrivevo, convinta di produrre solo delle sciocchezze, fino a quando ho iniziato ad avere un incubo ricorrente: avevo circa 40 anni e sognavo spesso che il mio esame di maturità era invalidato e dovevo rifarlo.

Così, ho iniziato a scrivere una storia in cui un’intera ex-classe, dopo 20 anni, si rimetteva sui libri per preparare insieme l’esame che dovevano ri-affrontare. Storia che è finita nel cestino del pc e anche in “svuota il cestino”. Poco dopo, il film “Immaturi” ha spopolato gli incassi, così ho pensato che forse le mie “cavolate” potevano anche essere lette da qualche editore, si sa mai. Tanto a cestinare si fa sempre in tempo.

Cristina Orlandi

 

Se dovessi scegliere le due emozioni più intense che provi quando realizzi una storia, quali sarebbero e perché?

Come ho detto nel video, “A ogni costo” mi ha fatto molto piangere. Di dolore, di rabbia, ma anche di sollievo, pensando che la protagonista della storia ha avuto alla fine il coraggio di reagire e di mettere in discussione se stessa, a ogni costo, come dice il titolo, fino a ricominciare tutto daccapo. A dire la verità, mentre scrivo piango spesso, perché mi immedesimo nei personaggi, vivo con loro, quindi i loro sentimenti di amore, dolore, gioia, rabbia, paura sono anche i miei.

Il più bel complimento che ti abbiano mai fatto per una tua storia?

 “Il tuo libro era così interessante che mi è dispiaciuto averlo finito così presto” (Un mio amico scrittore, a proposito di “A ogni costo”)

C’è chi ritiene che uno scrittore sia il tramite per staccare la mente dai pensieri e chi invece pensa che il suo ruolo abbia una grande responsabilità e che sia persino importante per la crescita e la maturazione dei lettori. Cosa pensi in merito?

 Entrambe le scuole di pensiero hanno una logica: la lettura, che sia di svago o “impegnata”, ha il potere di distrarre dai pensieri personali e trasportare il lettore verso orizzonti nuovi e sempre diversi. Ma non solo, attraverso la lettura si vivono tante vite, cioè quelle delle storie e dei personaggi che più amiamo. È  vero anche che ci sono, come dici tu, scrittori che lasciano un segno significativo nella maturazione dei lettori. Il mio amore per la lettura non sarebbe lo stesso se non avessi incontrato Verga o Pratolini, o Gabriel Garcia Marquez, o Kundera e tutti gli autori che amo e ho amato.

Meglio scrivere per passione o scrivere per lavoro?

 Di questi tempi, scrivere per lavoro è quasi impossibile, nel senso che praticamente nessuno campa di scrittura. Mi piacerebbe molto che la passione per la scrittura potesse trasformarsi in un vero lavoro, peccato avere il vizio di mangiare! A parte gli scherzi, scrivere per passione ha il vantaggio di rendere lo scrittore veramente libero di scrivere ciò che vuole. Nel senso che la libertà di parola è davvero tale quando la penna è un efficace mezzo di comunicazione, distinta e diversa dal mezzo di sostentamento.

 Libri cartacei e il futuro della tecnologia con e-book. Il secondo soppianterà per sempre i primi, secondo te?

Il digitale è un mezzo veloce per procurarsi i libri e archiviarli su scaffali virtuali, che occupano davvero poco spazio. Avere la libreria virtuale sempre con sé permette di impiegare con la lettura momenti morti, tipo la coda in posta o dal medico. Al tempo stesso, un lettore forte continua ad acquistare anche libri cartacei, perché il volume è bello da vedere, averlo nella “vera” libreria di casa è emozionante. Sfogliare e leggere un libro “vero” è un’esperienza che coinvolge, oltre la mente, il tatto e l’olfatto.  Direi che oggi come oggi, i lettori forti fanno uso compulsivo del download dell’ebook, ma non hanno abbandonato il cartaceo. Poi, cosa possa succedere nei prossimi 10, 20, 50 anni non saprei: il gusto e le tendenze a volte cambiano nel giro di pochissimo tempo.

 

Potete trovare tante altre info sull’autrice, visitando il sito ufficiale www.cristinaorlandi.it

 

Foto dal web

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