CONFCOMMERCIO FIPE: “I ristoratori non sono untori”

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La Federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio Ascom Bologna: «Nel Dpcm solo regole sbagliate e che danneggiano i locali»

Le nuove restrizioni per le attività di bar e ristoranti introdotte con il Dpcm firmato nella notte di lunedì rendono tragica una situazione che già era drammatica, mettendo a rischio la tenuta degli imprenditori bolognesi. La Federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio Ascom Bologna lancia l’allarme sul contraccolpo economico e sociale che il nuovo dpcm avrà sui locali.

Le nuove regole imposte dal dpcm sono entrate in vigore solo da un giorno, ma si sono già viste le prime conseguenze e criticità, che hanno generato un malcontento diffuso e generale nella categoria dei Pubblici esercizi. L’emergenza sanitaria, infatti, non può essere affrontata additando di volta in volta una categoria come responsabile dell’aumento dei contagi da Coronavirus.

Bisogna capire, infatti, che i ristoranti, i bar, le osterie non sono luoghi di contagio, queste nuove restrizioni sono inefficaci dal punto di vista della prevenzione. Non va dimenticato che in questi mesi i ristoratori hanno fatto il possibile e l’impossibile per far rispettare distanziamento sociale, divieto di assembramento e obbligo della mascherina. È nel nostro stesso interesse, infatti, che i protocolli vengano rispettati, sia per la salute dei clienti che per la salute dei dipendenti.

Chiudere anticipatamente i locali spingerà i ragazzi a radunarsi nei parchi e in strada senza nessun controllo e tutela. Oltre al valore economico, infatti, i pubblici esercizi producono un enorme valore sociale in termini di presidio del territorio e rispetto delle regole. Con queste disposizioni si rischia di far aumentare il rischio di contagi, invece di contenerlo.

Le misure contenute rappresentano un colpo mortale per un settore già in gravissima crisi e questa situazione peggiorerà se si proseguirà sulla strada delle chiusure anticipate, invece di incrementare i controlli per punire chi non rispetta le regole. Bar, ristoranti, stabilimenti balneari, imprese di banqueting e catering, imprese dell’intrattenimento sono state le realtà più colpite dalla crisi economica determinata dal Covid. Ma sono state anche quelle meno supportate. Senza aiuti significativi e concreti, siamo destinati a chiudere per sempre, rinunciando a uno dei fiori all’occhiello dell’offerta turistica nazionale e a un tassello fondamentale della filiera agroalimentare italiana.

C’è ancora chi deve pagare i debiti accumulati durante il lockdown di marzo e chi deve ammortizzare gli investimenti fatti per mettere il proprio locale in regola secondo il protocollo siglato a maggio. È impensabile che si possa far fronte a una nuova riduzione dell’attività, mentre nessuno sta muovendo un dito per ridurre le spese cui i gestori dei pubblici esercizi sono tutt’ora costretti. Dagli affitti, al fisco. Se prima non si interviene in maniera decisa su queste due voci, non è possibile accettare nuove limitazioni al nostro lavoro.

 

Fipe Confcommercio Ascom Bologna

Foto lacucinaitaliana.it

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