ALTO RENO TERME: Dieci candeline spente dall'”Alto Reno Musicantica Festival”

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Era il 2012 quando, per salutare i frati cappuccini che lasciavano Porretta Terme, veniva organizzato il primo concerto ufficiale di musica antica dell’associazione Vox Vitae, capitanata dal M° Contro Giacomo, che dopo già diversi anni di concerti organizzati nel territorio, decideva con i sui collaboratori di avviare un festival annuale di musica antica. Tra alti e bassi il festival quindi si è avviato ed è giunto al suo decimo anno. Le difficoltà sono certamente state tante, sia economiche che organizzative, ma le soddisfazioni e i risultati non sono ovviamente mancati. Tra i tanti come non ricordare la realizzazione di diversi oratori sacri in forma scenica (primi in Italia a realizzare progetti di questo genere) e in particolare “La Resurrezione” di George Friedrich Haendel nel 2014 con il patrocinio di vari ministeri, enti pubblici e addirittura il premio della Medaglia del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. 

L’associazione Vox Vitae nel 2019 avrà dovuto anche chiudere i battenti a causa della riforma del terzo settore, ma il M° Contro, in collaborazione con l’associazione Santa Maria Maddalena di Porretta non ha voluto demordere e nonostante anche la pandemia non si sono fermati.

E dopo decine e decine di concerti, centinaia di artisti e migliaia di persone di pubblico siamo giunti quindi al 2022 e alle (prime) 10 candeline spente dal Festival.

Quest’anno il festival ha voluto quindi festeggiare esplorando e portando al pubblico le più belle pagine di tutta la musica antica, dal ‘400 al ‘700. 

Tutto questo in due serate, ben definite e chiare:

La prima, il 17 Luglio, dedicata al rinascimento italiano ed europeo: “Il Trionfo del Rinascimento”, un concerto per gruppo vocale tenuto dall’Ensemble bolognese San Pietro. 

Il quartetto, composto da Alice Fraccari, Soprano; Angela Troilo, Contralto; Vincenzo Di Donato, Tenore e Giacomo Contro, Baritono esibendosi nel piccolo, caratteristico ma anche stupendo Santuario della Madonna del Ponte di Porretta ha portato al pubblico le più importanti pagine musicali tra i XV e XVI secolo. Dall’arcaico Ave Maris Stella di Dufay, al celestiale O Magnum Mysterium del Compositor de Dios De Victoria, all’immortale Sicut Cervus del Princeps Musicae, Giovanni Pierluigi da Palestrina, in una serata che ha letteralmente cullato il pubblico cinque secoli indietro, in un concerto che parlava letteralmente al cuore della gente.

Le quattro voci si fondevano nella volta ottagonale del tempio mariano per avvolgere l’ascoltatore e immergerlo nella polifonia cinquecentesca. 

Il concerto successivo invece ha letteralmente investito il pubblico.

Il 18 luglio presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena a Porretta Terme il coro e orchestra Euridice, capitanati dal M°Pier Paolo Scattolin, e alla guida di una squadra di solisti, hanno portato al numerosissimo pubblico accorso una selezione dei più grandi e famosi capolavori dell’epoca barocca. 

Così come era il titolo della serata, infatti “il Trionfo del Barocco”, l’Euridice ha portato un tris di portate succose e abbondanti:

Come antipasto la cantata di Bach, Wenn wir in höchsten, per coro femminile e ensemble strumentale. Una cantata dall’aria melanconica ma avvolgente, delicata e dolce, che ha preparato il pubblico in maniera adeguata e cullante al brano successivo. 

La portata principale della serata è stata indubbiamente l’esecuzione del grandioso TE DEUM di Charpentier. Famoso indubbiamente per il suo preludio, usato per la storica sigla dell’Eurovisione, il Te Deum di Charpentier è un autentico corollario di ogni sfaccettatura del barocco francese. 

La maestosità dei grandi cori, come il Pleni sunt Coeli, Tu devicto, o il grandioso fugato finale In te Domine, le arie e gli insiemi solistici, il tutto magistralmente diretto dal M°Scattolin che ha portato a Porretta un’esecuzione veramente degna di nota, curata nei dettagli sia della complessità della prassi esecutiva della musica francese (più chiaramente nota ai soli professionisti o specialisti) che anche alle “semplici” scelte dei tempi e delle dinamiche, non più, come si è spesso abituati per questo tipo di repertorio e in particolare per questo brano, un treno in corsa impazzito con tempi folli, ma un Te Deum veramente regale, degno della corte di Versailles, che sfrutta le grandi capacità degli orchestrali (degni di nota i trombettisti e i flautisti, ma anche l’organista che utilizza magistralmente l’organo storico della chiesa porrettana), le capacità tecniche dei solisti, la versatilità del coro ma anche la “risposta” acustica della chiesa. 

Come però non citare anche i solisti di questa esecuzione: nel Te Deum, il primo è il baritono Giacomo Contro, che si imbatte sin da subito nel canto della prima aria solistica che apre il Te Deum dopo il preludio. Un’aria dalla non banale esecuzione che sfrutta sopratutto il registro medio-acuto del cantante. Il tenore Vincenzo Di Donato dimostra tutta la sua abilità ed esperienza nel canto barocco, con un canto delicato, leggero ma anche solenne e arioso. In particolare nel trio Te per orbem dove sfodera una maestria da vero specialista. Non da meno, nello stesso brano è il contralto Angela Troilo, che sfrutta anche il suo curriculum da flautista nella perfetta applicazione e realizzazione di tutti gli abbellimenti che la musica francese richiede, con un canto robusto e determinato. 

Sempre a rimarcare le scelte più che interessanti del Maestro Scattolin è il modo in cui si passa dal trionfale Judex crederis del baritono solo che, alternandosi alla fanfara di trombe e timpani, passa dal canto grandioso, fermo e irreprensibile a quello delicato e morbido, per portare all’ingresso del soprano I, Cecilia Rizzetto, con l’aria Te ergo quaesumus. Un brano delicato, dolce, angelico, che la Rizzetto fa risuonare con un canto immacolato e impeccabile. La Rizzetto porta uno Charpentier cristallino, avvolgente. Ultima ma non ultima, il Soprano II (Secondo solo di “nome”), Alice Fraccari non manca di brillare in ogni momento in cui lo spartito gliene da possibilità, come nell’ Aeterna Fac, o ancor di più nel Dignare Domine, dove il suo canto preciso, dalla tecnica ferrea, precisa e salda, realizza una esecuzione diamantina. 

Nei momenti a due soprani la Fraccari e la RIzzetto si fondono in un canto unico, dove le due voci sono talmente ben equilibrate che quasi si fatica a distinguere quale delle due cantanti stia cantando la rispettiva parte.

Il coro Euridice, seppur non nel massimo della sua formazione numerica non fa mancare al pubblico una esecuzione avvolgente e travolgente, con un equilibrio sonoro assolutamente perfetto e preciso. Sicuramente il coro Euridice, insieme a ben poche altre formazioni corali, si conferma tra i migliori cori della regione.

Ma il concerto non ha avuto termine con il Te Deum (nonostante i 5 minuti di applausi al suo termine), ma come “dessert” l’Euridice ha letteralmente travolto il pubblico con l’esecuzione del famoso Coronation Hantems “Zadok the Priest” di George Friedrich Handel. Esecuzione sulla quale non ci dilungheremo troppo, in quanto è stata letteralmente il degno finale di questo (primo) decennale dell’Alto Reno MusicAntica festival, al quale auguriamo ogni successo possibile, e ringraziando chi ha sostenuto il festival, in particolare il comune di Alto Reno Terme nella figura del sindaco Giuseppe Nanni (presente alla seconda serata) e del vicesindaco e assessore alla cultura Elena Gaggioli. 

Questa decima edizione è il chiaro segno che (come visto anche altri anni scorsi) il barocco e la musica antica non sono generi di nicchia, o per pochi, ma che possono essere alla portata di tutti,  e a Porretta, città della musica c’è e ci deve essere spazio anche per questo genere, e le quasi 200 persone (tantissimi villeggianti e turisti, tra l’altro) presente il 18 luglio, possiamo dire che ne siano l’ennesima dimostrazione. 

Piero Sabattini

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