APPENNINO: Pellet ed ignavia istituzionale

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Da tempo si assiste a convegni, dibattiti e proposte al fine di fare uscire le zone montane dal cul de sac economico e demografico nel quale si trovano. Con il conflitto in Ucraina, febbraio 2022, si è avuto un incremento esponenziale di vari beni tra cui, uno, fondamentale per l’economia delle zone montane e per quelle marginali : il pellet . Questo combustibile è schizzato, dalla sera alla mattina, da una media di € 3 – 3,95 il sacco da Kg 15 ad € 9,90-12 . Come ho detto, detto prodotto è molto importante nelle aree di montagna. Ebbene, in tutti questi mesi, cosa si è fatto per andare incontro alle comunità così pesantemente colpite da tali rincari ? NIENTE . Qui esplicito una mia proposta alla Regione . Dare il via, con contributi, facilitazioni e quanto può escogitare la burocrazia, alla produzione di tale combustibile utilizzando l’enorme patrimonio boschivo che abbiamo. Intendiamoci bene e subito : NON PARLO DI DISBOSCAMENTO MA DI UTILIZZAZIONE DI TALE BENE . Tengo a precisare che detta filiera industriale è di una elementarietà a tutta prova. Non richiede macchinari da astrofisica ma di semplice meccanica. La filiera sarebbe questa : abbattimento di alberi secondo una logica conservativa del bosco, scortecciamento dei tronchi con macchinario, trasformazione del legname in segatura e, poi ottenimento, sotto pressione, del pellet. Vediamo subito i vantaggi : 1° per l’abbattimento si darebbe lavoro a maestranze locali, di montagna 2° Lo scortecciamento e la trasformazione in segatura e ottenimento del pellet darebbe ulteriore occupazione a persone che risiedono in tali luoghi. 3° Il combustibile così ottenuto, ipotizziamo che possa essere venduto ad € 4-5 il sacco da Kg 15, consentirebbe ai residenti di non avere un enorme rincaro del costo del riscaldamento 4° Coloro che hanno una seconda casa in montagna e che, con i prezzi attuali, preferiscono chiudere tutto e ritornare all’inizio dell’estate, avrebbero una motivazione in più, la diminuzione del costo del riscaldamento, per passare feste e fine settimana nelle zone montane.

 

 

Avendo una buona conoscenza di un’area, quella dell’Alto Appennino Bolognese, zona antropizzata sin dal Mesolitico ma lasciata in totale abbandono da parecchi decenni con perdita di antichissime vie di percorrenza transappenniniche ed altri monumenti storici, attualmente in affanno economico e demografico, ma con un patrimonio boschivo di prim’ordine da potersi utilizzare e valorizzare, lasciare perdere una una simile opportunità mi sembra un’offesa alla ragione e a coloro che in detta zona abitano o hanno una seconda casa, spesso di eredità familiare. Quindi ? Con una simile politica si otterrebbe una maggiore opportunità di lavoro diretto per i residenti, ed una maggiore frequentazione, reddito indiretto, da parte del turismo, sempre a vantaggio di coloro che operano in montagna. Capisco che una simile politica sarebbe focalizzata a creare opportunità di lavoro e di reddito a chi vive in montagna, politica disattesa da oltre mezzo secolo, ma vedremo se, oltre alle chiacchiere pre elettorali, chi ha responsabilità in ambito regionale, avrà l’intenzione, la forza e la determinazione di pianificare e portare avanti un simile programma economico. Se in altro contesto si sono riversati valanghe di milioni in opere inesistenti, inutili o mal fatte, vedi Civis e People Mover, per limitarci a episodi locali, penso che questa mia idea possa essere valutata positivamente. Vedremo se la montagna, nel suo complesso, sia veramente negli interessi di chi gestisce il potere in Emilia-Romagna.

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